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Federico Bernardeschi

Federico Bernardeschi (1994 – vivente), calciatore italiano.

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Citazioni di Federico BernardeschiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Ibrahimović è un campione innanzitutto. Poi, quello che ammiro di lui è la storia. È nato dal niente, è nato da un ghetto come dice lui quindi mi sono appassionato al percorso lungo e difficile che ha intrapreso e al giocatore e all'uomo che è diventato.[1]
  • Francesco Totti è una leggenda. Per noi, per me che sono un ragazzo italiano e che comunque sono cresciuto un po' con il mito di Totti... vederlo ancora fare quelle giocate è una cosa veramente magnifica. Lui col pallone c'è nato e ci morirà. Sono cose che ha dentro e nessuno ci può arrivare.[2]
  • Mi sento davvero fiorentino perché sono arrivato a Firenze che avevo 12 anni. Ho giocato nelle giovanili [della Fiorentina] e sono arrivato fino alla prima squadra, questa è una cosa che mi porterò dietro sempre.[3]
  • Da bambino tifavo i rossoneri. Come ho cominciato a capire che questa poteva diventare davvero la mia professione ho messo da parte tutto, per un professionista il tifo non esiste.[3]
  • Buffon [...] è un campione che non ti aspetti; si mette subito al tuo stesso livello.[4]
  • [Sulle critiche dei tifosi della Fiorentina per il passaggio alla Juventus] Credo che ci sia una parte di società malsana, composta da chi augura la morte o brutte malattie. Io non voglio alimentarla, anzi ringrazio i tifosi che mi hanno fatto l'"in bocca al lupo", pur dicendomi che ora non mi seguiranno più. Questa è la parte di società sana, l'altra va messa in disparte. Perché fino a quando se la prende con noi che siamo ragazzi fortunati, non c'è problema. Lo diventa quando punta con persone più deboli.[5]
  • Da esterno, ho sempre detto che della Juventus mi colpiva la mentalità con la quale i bianconeri affrontavano ogni partita. Ora che sono qui, mi sono accorto di cosa c'è dietro, delle ore di lavoro costante, dello spirito di sacrificio e della voglia di vincere e arrivare lontano. Credo che sia questo a fare la differenza tra la Juve e le altre squadre.[6]
  • Il mio sviluppo è arrivato tardi, così [a 14 anni] mi sono trovato alto 1,50 circondato da compagni di 1,80: tutto era diventato difficile, a me servivano tre passi e a loro uno, faceva rabbia non riuscire a fare cose che prima mi venivano facilissime. Ma ho resistito e sono cresciuto anch'io.[7]
  • Il calcio è bello, tutto, dal gesto più semplice al più difficile. Per me il massimo è un assist al compagno, perché usi il tuo talento per far segnare e gioire insieme.[8]

Confessioni di Federico Bernardeschi

Intervista di Fabrizio Salvio, SportWeek, nº 41 (757), 31 ottobre 2015

  • A me Audrey Hepburn piace parecchio. [...] L'ho sempre immaginata come una persona di grande fantasia. Una ragazza pulita, ma di personalità.
  • [«La giocata che le riesce meglio?»] Il dribbling. A destra o a sinistra, verso l'interno o l'esterno del campo. Un dribbling senza troppe finte: uno scarto secco e via. Perché ciò che conta, una volta che hai messo a sedere l'avversario, è che tu sei uno in più e loro uno in meno.
  • [«Non è di quelli dell'autografo a testa bassa e via?»] No, no. Io con i tifosi mi fermo a chiacchierare. In fondo noi giochiamo per loro, no?
  • [«È vero che ha l'ossessione di Cristiano Ronaldo?»] Ossessione è una parola grossa... Mi piace più di Messi, questo sì. [...] Messi è Messi, per carità. È nato così, nessuno gli ha insegnato niente, anzi è lui che insegna a noi. Ronaldo si è fatto col tempo, è un maniaco della perfezione, ogni giorno chiede di più a se stesso: mi ci riconosco.

Federico Bernardeschi: "Sono un predestinato ma rispetto le regole e non spreco il talento"

Dall'intervista di Benedetto Ferrara, Repubblica.it, 14 gennaio 2017

  • Già le donne sono avanti rispetto a noi uomini, se poi ti innamori di una ragazza più grande devi darti una mossa, altrimenti resti indietro.
  • Roberto Baggio ha detto che Bernardeschi è un grande talento»] Non ci volevo credere. Lui, il calciatore italiano più forte di sempre che parla di me. Roba da matti.
  • [Su Giancarlo Antognoni] Per me lui è l'eleganza. Assoluta e naturale: della corsa, dei movimenti, del gesto tecnico e atletico.
  • Venire da una famiglia operaia ti obbliga a rispettare le regole del sacrificio. Non avere talento può sembrare triste, ma averlo e sprecarlo lo è molto di più.

The White Line

Theplayerstribune.com, 18 gennaio 2019

  • Quando avevo 16 anni, stavo per passare alla Fiorentina. [...] Ma durante un controllo di routine il medico ha scoperto che c'era qualcosa che non andava. [...] "Federico, sembra che ci sia un problema. [...] Hai il cuore allargato. [...] È possibile che tu non sia in grado di continuare la tua carriera". [...] Non potevo crederci. Mi sono rifiutato di sentirlo. [...] "Abbiamo bisogno di monitorarlo da vicino nelle prossime settimane", ha detto il medico. "E nel frattempo, non potrai giocare a calcio per 6 mesi". Sapevo di essere in una fase critica della mia carriera. [...] È stata una giornata terribile, terribile. Vivevo da solo a Firenze, a 16 anni, e non avevo niente da fare. [...] Ho cercato di tenermi occupato, ma sono stati i 6 mesi più difficili della mia vita. Il tempo passava. Innumerevoli visite di controllo, visite specialistiche e riunioni, e, alla fine, con qualche cambiamento nella dieta e con un farmaco, tutto si è risolto. [...] Quando si affronta una cosa del genere penso che, in un certo senso, sia impossibile non cambiare. Sono diventato più consapevole di quanto possa risultare fragile l'uomo, e di quanto ero e sono fortunato a essere nella posizione in cui mi trovo.
  • [Sugli inizi] A 8 anni giocavo nel Ponzano, una squadra giovanile di Empoli, a circa 70 miglia da casa. Mia madre veniva a prendermi a scuola ogni giorno alle 15:15, 45 minuti prima della fine delle lezioni. Mi dava un contenitore con della pasta riscaldata, buonissima. Quindi andavamo verso sud, lungo il Mar Ligure, nella nostra Opel Vectra grigia. Dopo circa 40 minuti, arrivati a Pisa, ci dirigevamo ad est verso Empoli. Ci voleva un'altra mezz'ora prima di arrivare, di solito ero sempre un po' in ritardo. Mi allacciavo gli scarpini in macchina, la mamma accostava a malapena, e mi fiondavo in campo. Due ore dopo, finito l'allenamento, tornavamo a casa, dove non sarei andato a letto prima delle 22:30. Sarei stato di nuovo in piedi alle 08:00 per rifare tutto daccapo. Abbiamo fatto questo per 4 giorni a settimana, per anni. È stato difficile, ma ne è valsa la pena.
  • Qualsiasi cliché che ogni nuovo giocatore della Juve racconta sulla cultura della vittoria è vero! Dall'allenatore, al fisioterapia, al personale della cucina... tutti vogliono solo vincere. Questo è tutto. È un'ossessione. Ed è così anche per me adesso.

NoteModifica

  1. Citato in Federico Bernardeschi: "Voglio fare la storia in viola", Footballnerds.it, 29 ottobre 2015.
  2. Citato in Ben Gladwell, Bernardeschi, la Toscana e il numero 10, Uefa.com, 5 ottobre 2016.
  3. a b Da un'intervista a La Gazzetta dello Sport; citato in Luca Urru, Federico Bernardeschi: "Amo la Fiorentina ma da piccolo tifavo Milan. Cina? No grazie", Sportface.it, 5 febbraio 2017.
  4. Da un'intervista a La Gazzetta dello Sport; citato in Bernardeschi: "Per me la Juventus è Buffon", Juvelive.it, 5 febbraio 2017.
  5. Dalla conferenza stampa di presentazione alla Juventus; citato in Bernardeschi: «Juve, emozioni da vivere», Juventus.com, 28 luglio 2017.
  6. Da un'intervista a Sky; citato in Bernardeschi: «Propositi per il 2018? Vincere!», Juventus.com, 27 dicembre 2017.
  7. Da un'intervista a La Stampa; citato in Matteo Tombolini, Bernardeschi: "Ho temuto di smettere a 16 anni. Coi primi soldi guadagnati pagai una cena ai miei", Eurosport.com, 2 gennaio 2018.
  8. Dall'intervista di Giorgio Porrà all'evento Randstad "Christmas.Waiting For"; citato in Bernardeschi: «Alla Juve si cresce», Juventus.com, 4 dicembre 2018.

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