Fabrizio Ruffo

cardinale e politico italiano (1744-1827)

Fabrizio Dionigi Ruffo dei duchi di Bagnara e Baranello (1744 – 1827), cardinale e politico italiano.

Fabrizio Ruffo

Citazioni su Fabrizio RuffoModifica

  • A Rimini, cioè in casa propria (ma anche nostra, almeno per il momento), questi signorini [di Comunione e Liberazione] non hanno fatto altro che fischiare tutto ciò che è italiano, acclamare al nuovo beato Pio IX, il Papa-Re che pretendeva di impedire il processo di unificazione nazionale, ed esaltare come i veri eroi del risorgimento i Borboni e i briganti del Cardinale Ruffo. A lei, tutto questo va bene? A me, dà il vomito. (Indro Montanelli)
  • A tutti costoro [i preti, i frati, i vescovi e gli altri amici del dispotismo] fu anima e capo il cardinale Fabrizio Ruffo, uomo che lasciò di sé fama scelleratissima nella storia di quei miseri tempi. Educato in corte di Roma, ove Pio VI gli dié l'ufficio di tesoriere, menò vita scandalosissima, consumando in amori le rendite della chiesa. (Atto Vannucci)
  • Caduto in disgrazia, e ritiratosi a Napoli, ottenne dal re [Ferdinando[1]] l'intendenza della casa regale di Caserta, e nei tristi tempi che allora correvano fu con le sue scaltrezze scellerato strumento di dispotismo. Spiava i fatti e i detti di tutte le persone sospette, e ne informava la regina [Maria Carolina[2]], la quale lo premiò, come usava con le altre persone di merito, e lo fece cavaliere di san Gennaro. (Atto Vannucci)

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