Eugène Müntz

storico dell'arte francese

Eugène Müntz (1845 – 1902), storico dell'arte francese.

Eugène Müntz

Precursori e propugnatori del RinascimentoModifica

  • Il figlio di Nicola Pisano, Giovanni (1250?–1328?) è stimato, ben a ragione, come il propugnatore del naturalismo, di cui l'irruzione nel campo della scultura venne a coincidere col trionfo dello stile gotico, e come il vero precursore di Giotto. Non tocca a noi definire quel genio possente, drammatico, spesso violento: Giovanni Pisano non rientra nel nostro argomento [dei Precursori e propugnatori del Rinascimento] se non come imitatore dell'antichità. Per questo rispetto, crediamo poterlo affermare, non è stata ancora abbastanza considerata la parte ch'egli ebbe. (cap. I, p. 14)
  • In Giovanni Pisano e ne' suoi seguaci i ricordi antichi stonano talvolta stranamente tra gli eccessi del naturalismo. Un altro pisano, Andrea, (1270?-1349?), scolaro e amico di Giotto, riuscì a ristabilire l'armonia turbata da innovatori troppo impetuosi. Muove egli dalla tradizione medievale, e cerca nobilitarla e purificarla, inspirandosi principalmente all'esempio di Giotto; eppure anch'egli conosce l'arte romana, e all'occasione la imita, ma con quella prudenza e discrezione che sono le qualità fondamentali dell'ingegno suo. (cap. I, p. 14)
  • Anche da un altro aspetto Giotto può essere considerato come l'avversario della tradizione inaugurata da Nicola Pisano. Secondo questo grande emancipatore e gli scolari suoi, le regole dell'iconografia sacra dovevano cedere al capriccio dell'artista: essi intravedevano fin d'allora la teoria dell'arte per l'arte. (cap. I, p. 20)
  • Mentre Cola di Rienzo raccoglieva iscrizioni [latine], Oliviero Forza o Forzetta, ricco cittadino di Treviso e genero d'uno de' grandi officiali dell'Impero, si poneva a raccogliere le antichità: è la prima collezione di cui ci sia giunta memoria. Nell'andare a Venezia nel 1335 annotò per proprio conto gli acquisti che si proponeva di fare. Oltre i manoscritti (Seneca, Ovidio, Sallustio, Cicerone, Tito Livio, Valerio Massimo ecc.) e de' lavori d'oreficeria, cinquanta medaglie, «medaiae», che gli erano state promesse da mastro Simone, delle paste di vetro, dei bronzi, quattro puttini di marmo conservati nella chiesa di San Vitale a Ravenna (furono più tardi comprati dalla chiesa di Santa Maria de' Miracoli, a Venezia) e leoni, cavalli, bovi, uomini nudi ecc., ch'erano stati di un certo Perenzolo. Appare da questo documento che il commercio delle antichità era allora uno de' più fiorenti nell'Italia settentrionale. (cap. I, p. 29)
  • [...] il Ghiberti, [...], deve essere annoverato tra i veri e propri «collezionisti». Alla gloria d'artista ei volle unire quella dell'antiquario e dello scultore. I suoi Commentari precedono d'un secolo le Vite del Vasari, che non tralasciò di valersi, ma non senza citarle, delle carte del suo predecessore. È un'opera d'importanza capitale, come quella in cui per la prima volta, dopo una lunga età, il sentimento dell'eccellenza dell'arte antica è formulato ed espresso nettamente. (cap. II, p. 53)
  • Ciò che sorprende per prima cosa [nei Commentari del Ghiberti] è, quanto all'antichità, il suo ardore esclusivo per la scultura greca. Non apre bocca, quasi disdegnoso, pe' monumenti della Roma imperiale che pure aveva veduto da vicino, e non fa neppur un lontano accenno alla raccolta di statue che già era allora nel giardino de' Medici. Il culto suo per la Grecia va sì oltre ch'egli sostituisce il computo cronologico delle Olimpiadi a quello dell'Era volgare, e in cambio di dire che un certo artista è morto sotto il pontificato di Martino V, dice che è morto nella olimpiade CDXXXVIII. (cap. II, p. 55)
  • Curiosa e attraente figura è Niccolò Niccoli, il primo dei Fiorentini che si sia dato alla dolce mania delle collezioni. Acre censore e amico devoto insieme, severo fino all'eccesso ne' giudizi che dava de' contemporanei, e sempre pronto a far loro piacere, destro ad esercitare con le amicizie e i colloquii una efficacia più grande che non gli altri con le scritture, intento a raccogliere e ordinare contemporaneamente e con ardore insuperato serie di manoscritti e serie di epigrafi, serie di gemme e serie di medaglie, il Niccoli è stato uno de' fattori essenziali del gran movimento che stava per trasformare Firenze e l'Italia tutta. (cap. III, pp. 76-77)
  • [Niccolò Niccoli] L'amore per la scienza non era in lui pari che al disinteresse. Allo scrupolo dell'ordine minuzioso che poneva nel classificare le sue raccolte, faceva riscontro una trascuraggine assoluta pel danaro. E sebbene fosse intimo dei Medici, non sapeva che cosa fosse l'ambizione; a tal segno, che nella città sua, sconvolta da passioni politiche, ebbe la forza di fare della propria casa un convegno neutro, deve le parti si potevano incontrare senza ostilità. Perfino il suo aspetto, d'omettino vivace, pronto a far piaceri e ad adirarsi, era singolare; tanto più perché, sempre ben vestito, prediligeva i colori vistosi, ed era facile riconoscerlo da lontano per l'abito color di rosa che gli strascicava sul suolo. (cap. III, p. 77)
  • [Niccolò Niccoli] Il vestire era per lui un'occupazione grave quanto il raccogliere libri e studiarli: e ogni volta che si poneva in viaggio, affidava all'amico Ambrogio Traversari[1], uomo grande e famoso che fu poi generale dell'ordine dei Camaldolesi, la cura di vigilare sulla buona conservazione delle vesti che lasciava a casa. Né il Traversari, come provano parecchie sue lettere, tralasciò mai di compiere degnamente un ufficio di tanta importanza. (cap. III, p. 77)

NoteModifica

  1. Conosciuto anche come Ambrogio Camaldolese (1386 – 1439), presbitero, teologo ed umanista italiano; venerato come beato dalla Chiesa cattolica.

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