Emil Constantinescu

politico rumeno
Constantinescu nel 1998

Emil Constantinescu (1939 — vivente), politico e geologo rumeno.

Citazioni di Emil ConstantinescuModifica

Da «Riporterò la Romania in Europa»

Intervista di Aldo Cazzullo, La Stampa, 19 novembre 1996.

  • Sono stato il primo a dire ai romeni la verità: l'Ue e la Nato non sono associazioni benefiche, non accolgono Paesi incapaci di rispettare gli standard economici e sociali. Ho spiegato agli elettori che dovranno soffrire ancora, prima di avvicinarsi alle condizioni di vita occidentali.
  • Il nostro Paese ha grandi risorse naturali e umane, ma è stato governato da incompetenti.
  • L'Occidente [...] sappia che impostando i negoziati non ripeteremo gli errori di altri Paesi ex comunisti, che hanno venduto industrie in attivo per liberare il mercato per gli stranieri.
  • Molti in Occidente guardano solo i dati economici, e considerano la Romania alla stregua dei Paesi sottosviluppati. Ma noi abbiamo una cultura plurisecolare, che la dittatura comunista non è riuscita a distruggere. Siamo un Paese cristiano fin dalle origini, dalla predicazione di Sant'Andrea. La Chiesa romena ha custodito per secoli la nostra identità linguistica e spirituale dall'imperialismo turco e da quello russo.
  • Per me Ceausescu era un uomo senza cultura, ma di intelligenza e abilità straordinarie, che ha saputo soggiogare non solo il partito, ma ceti più ampi della popolazione, facendo propri alcuni temi-chiave come il nazionalismo. Di fatto, è stato il padre della più pericolosa ideologia della storia, il nazionalcomunismo. Eppure i romeni sono riusciti ad abbatterlo senza appoggi esterni, dopo che i leader occidentali erano scesi con lui a compormessi penosi.
  • [Su Ion Iliescu] Un politico molto abile, che avrebbe fatto il bene della Romania negli Anni 70. Ora è troppo tardi. Il suo tempo è finito per sempre.

Da Un cantiere di democrazia

Intervista di Renzo Giacomelli, Jesus, Anno XX - N. 12 - dicembre 1998.

  • La democrazia non è soltanto questione di procedure, è anche capacità di fare insieme, di trovare, nonostante le differenti opzioni politiche, un progetto per il futuro dell'intera società.
  • La Romania è stata per secoli un ponte fra le civiltà, un punto d'incontro delle grandi culture europee, creando una sintesi unica. Il messaggio specifico che la Romania può portare all'Europa è la necessità di superare ogni sorta di differenza di tipo economico, politico o religioso. L'Europa di domani sarà senza dubbio una civiltà di sintesi. La Romania può offrire la sua capacità di sintesi culturale, una tradizione di tolleranza e un patrimonio di cultura che non sfigura accanto al ricco tesoro delle altre nazioni europee.
  • Le Chiese e le comunità religiose hanno la vocazione di lavorare con la materia più delicata e sensibile: le coscienze e le speranze della gente. La Chiesa, la religione in generale, è più vicina alla gente di quanto possa mai esserlo un'istituzione statale, e quindi, meglio degli apparati dello Stato può capire tempestivamente le cause delle fratture e degli squilibri sociali.
  • Stimiamo Giovanni Paolo II: un simbolo della lotta instancabile in difesa della dignità umana, promotore insostituibile della pace e del messaggio evangelico, una figura esemplare di questo fine millennio.

Da Intervista a Emil Costantinescu, il presidente che portò la Romania in occidente

Intervista di Giuseppe Di Matteo, Eastjournal.net, 5 marzo 2015

  • In Romania non è stata pubblicata nessuna notizia inerente alla caduta del muro. Ho cominciato ad avere qualche sommaria informazione solo durante la notte, da "Radio Europa Libera". L'unica cosa della quale si parlava in quel momento era infatti la rielezione di Ceaușescu come "Conducător" all'ultimo congresso del Partito Comunista. Gli arrivavano continue lettere di sostegno da tutto il mondo. Sembrava che non esistesse altro di cui parlare, e nulla al di fuori di lui.
  • Quando Gorbaciov annunciò la perestroika e la glasnost aveva lo scopo di mantenere in vita il sistema e l'impero sovietico, cercando di riformarlo. L'obiettivo era renderlo più competitivo nei confronti dell'occidente. Da un lato la popolazione sperava in un miglioramento delle condizioni di vita. D'altro canto per l'élite intellettuale sovietica, la cosiddetta intellighenzia, la glasnost ha rappresentato un fatto nuovo. Per la prima volta, dopo tanti decenni, si prospettava la possibilità di poter parlare liberamente. Senza avere paura. Noi, che eravamo dei Paesi satelliti, l'Europa, e il mondo intero, abbiamo riconosciuto il grande cambiamento che stava avvenendo.
  • La nostra gente ha cominciato a riscoprire se stessa, le proprie radici storiche, la memoria collettiva dopo decenni di repressione dove, solo nell'Unione Sovietica, sono stati uccisi 20 milioni di persone. Poi in meno di un anno l'impero più criminale della storia si è dissolto. È stato un fenomeno unico nella storia del mondo, paragonabile solo alla nascita del cristianesimo e dell'impero Romano, per intenderci. Anche se, stavolta, tutto è successo molto più in fretta.
  • La stessa dittatura di Ceaușescu era un fenomeno peculiare. Da un lato Ceaușescu era stato fautore di una sorta di nazional-comunismo che si basava sull'opposizione all'Urss in nome del nazionalismo romeno. Ma si trattava, le assicuro, di una falsa opposizione, e in questo il dittatore era molto abile.
  • Quando Ceaușescu andò in Corea del Nord ne rimase molto impressionato, fino a prenderla come modello. In poco tempo instaurò una dittatura feroce, che si basava su un sistema di sorveglianza molto efficiente, soprattutto grazie alla Securitate. Era la più numerosa di tutti i Paesi comunisti, perfino della Stasi se rapportata alla popolazione.
  • Eravamo tutti sorvegliati. E il numero dei collaboratori e delatori era enorme. C'era però una differenza sostanziale rispetto all'Unione Sovietica. Lì gli oppositori politici erano minacciati e arrestati, ma dopo aver fatto qualcosa. In Romania si finiva in carcere sulla base del solo sospetto, e senza aver nemmeno commesso il presunto "reato". E non si tratta di un elemento banale.
  • In Romania non mai c'è stata la possibilità di costruire negli anni un movimento politico di protesta paragonabile a Solidarnosc in Polonia o a Charta 77 in Cecoslovacchia. Pensi anche ai moti di Berlino est, ai movimenti ecologisti nei Paesi Baltici e in Bulgaria. Da noi un sindacato libero esisteva ma è stato subito ridotto al silenzio. Un vero progetto politico di riforme radicali da parte dell'entourage intellettuale rumeno si è potuto realizzare solo dopo la caduta di Ceaușescu.
  • Tutti i movimenti del 1989 sono stati espressioni spontanee di rivolte popolari. Un momento astrale nella storia dell'umanità. Milioni di persone sono state disposte a lottare e morire per degli ideali. Non per salari e beni materiali, ma in nome della democrazia, della libertà di stampa e di espressione. Ed è questo ciò che è avvenuto a Bucarest il 21 dicembre.
  • La cosiddetta rivoluzione rumena merita di essere studiata veramente. Finora non è stato fatto, né dagli storici, né dai giornalisti. Chi non ha vissuto quel periodo non può capire come sono andate le cose. Sembra assurdo concepire, in una società plasmata dai soldi e dal successo, che migliaia di persone che non si conoscevano abbiano lottato per degli ideali comuni. Ecco che allora vengono rispolverate alcune teorie come quella della cospirazione.
  • Ho parlato con centinaia di testimoni e nessuno di loro mi ha mai detto di essere stato influenzato dai sovietici o da altre forze oscure. La rivolta era spontanea, e non aveva leader. Solo dopo la caduta di Ceausescu i fantomatici cospiratori si sono presentati in televisione in uniforme militare, e l'esercito ha dichiarato di passare dalla parte del popolo.
  • In tutti gli altri Paesi la transizione dal comunismo alla democrazia è stata molto meno traumatica. Pensi alla Polonia, alla rivoluzione di velluto a Praga, alla caduta del Muro. Solo la Bulgaria ha avuto un colpo di Stato vero, che ha estromesso Jivkov. I leader post comunisti degli altri Paesi satelliti erano prodotto delle rivolte popolari, e appartenenti al mondo della cultura: Havel era uno scrittore; Göncz era il presidente dell'Unione degli scrittori, Lansbergis era rettore dell'Accademia di Musica; Zelev era un filosofo. In Romania, invece, il presidente e altri membri del governo avevano avuto quasi tutti una carriera politica sotto Ceausescu, primo fra tutti Ion Iliescu. Il dopo Ceausescu fu un altro regime neocomunista. Questa fu la prima democrazia rumena.
  • Il cosiddetto processo farsa e la fucilazione di Ceausescu sono stati organizzati da suoi ex collaboratori. Noi avremmo voluto un processo vero, ma se ciò fosse avvenuto Ceausescu avrebbe subito smascherato i suoi accusatori, i quali a quel punto non avrebbero più potuto prendere il potere. La verità è che Ceausescu andava liquidato in fretta. Ecco perché il processo doveva essere fatto in fretta. Il problema è che sono stati accusati solo i coniugi Ceausescu, ma il comunismo non è stato minimamente messo sotto accusa e giudicato.
  • Il dopo Ceausescu è stato caratterizzato da un'oligarchia di tipo neocomunista. Molti di quegli esponenti politici erano ex membri della Securitate. Hanno fatto affari e concluso accordi con l'Unione Sovietica, con Milosevic in Serbia, facendo il doppio gioco.

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