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Citazioni sul dialetto napoletano.

  • Austera nobbeltà napoletana, | a te sti vierze mieie porto 'mpresiento[1], | mente sto ttasseiare a la paesana[2]| t'ha grazia[3], perché ssaie c'ha fonnamiento. | Tenimmoce lo nnuosto, e stia 'n Toscana | la Crusca, e ccà rommanga pe spremmiento[4]: | sta lengua nosta è lengua de tresoro, | e fuorze[5]ha ccose che no' ll'hanno loro. (Gabriele Fasano)
  • È assai particolare ed estremamente difficile: per capirla ci vorrebbe almeno un anno di pratica costante. Non somiglia all'italiano più di quanto l'inglese non somigli al gallese. E poiché non dicono nemmeno la metà delle cose che intendono, sostituendo intere frasi con strizzate d'occhio o calci, mi meraviglio che riescano a comprendersi. (Charles Dickens)
  • Il dialetto napoletano è gaio e faceto. È ricco di frasi spiritose che si prestano talvolta ad arguti doppi sensi. La sua armonia imitativa è incomparabile; così in nessun dialetto del mondo si dirà schizzichèa, per esprimere la prima pioggia; spaparanza per esprimere l'aprirsi di una porta; sciuliare per indicare chi scivola; sfrocoliare per stuzzicare; arripicchiato per aggrinzito; ha chiuoppete, per ha piovuto; arteteca per argento vivo; ammarrare per chiudere, ecc.
    Permette quasi sempre una satira pungente e penetrante mentre agevola in maniera meravigliosa le immagini fresche e naturali che sgorgano dalla fantasia dei napoletani.
    I napoletani, dotati di una gaiezza e di un sentimentalismo introvabili altrove, sono i degni possessori di un linguaggio così faceto e così diffuso. Noi diremmo quasi che l'uno e gli altri si armonizzano e si completano. Il dialetto ed il carattere di questo immaginoso popolo meridionale contribuiscono a rendere più belli i suoi gridi che debbono essere considerati come la migliore espressione della sua natura. (Cesare Caravaglios)
  • In ordine alle iperboli, c'è da rilevare che le stesse si apparentano con la abituale coloritura conferita al nostro esprimerci anche per avvalorare quanto si afferma e meglio sensibilizzare l'interlocutore. Esse consentono un forse inconsapevole transfer dalla limitatezza del reale alla incommensurabilità dell'immaginario, non escludendone una collegabilità alla ambientale componente di quella solarità che fa più grandi tutte le cose... (Renato De Falco)
  • Le parole de Napule mpastate | non songo, frate mio, d'oro pommiento, | ma de zuccaro e mele, e famma vola | se fanno a tutte lengue cannavola. (Giulio Cesare Cortese)
  • Il napoletano non divenne lingua nazionale ma resistette alla penetrazione degli idiomi di occupazione, per così dire; specialmente lo spagnolo. [...] Nonostante il secolare dominio della Spagna e contrariamente a ciò che se ne dice dai poco informati, il napoletano è scarsamente imbevuto di spagnolismi. La sua struttura fondamentale, ciò che si dice lo «spirito» della lingua è rimasto legato fortemente ai secoli classici della grecità e della latinità. Di qui le implicazioni del carattere, del costume, della spicciola morale del popolo; di qui quel sapore «antico» nell'intonazione e nei riflessi del linguaggio. Sulle settemila voci del Dizionario dialettale di Altamura, la maggioranza degli étimi tocca al greco e al latino. La stessa andatura musicale del napoletano appartiene al greco antico o, come precisa l'abate Galiani, al dialetto dorico «per le vocali più aperte, le voci pronunciate con maggiore espressione, le consonanti battute con maggiore impulsione». Gli spiriti dell'antichità, insomma, folleggiavano freschi e sapidi nella gran parte delle parole napoletane. (Giovanni Artieri)
  • Solo pare che, in tanto progresso, resti indietro e resti irreparabilmente negletto ed incapace più di ristoro e di fortuna il nostro volgar dialetto napoletano: quello stesso dialetto pugliese che, primogenito tra gl'italiani, nato ad esser quello della maggior corte d'Italia, destinato ad esser l'organo de' pensieri de' più vivaci ingegni, sarebbe certamente ora la lingua generale d'Italia se quella felice Campania e quell'Apulia che lo produssero e l'allevarono si fossero sostenute quali prime, e non qual infime e le più derelitte delle provincie italiane. (Ferdinando Galiani)
  • Tanto si sono incarnate le idee colle voci, che pare ormai, che parlar Napoletano, e buffoneggiare sia una stessa cosa. Alle menti filosofiche è manifesto, che sì fatta connessione d'idee non è figlia della natura, ma della sola abitudine; e quando anche non fosse così, e fossevi nel suono del dialetto Napoletano qualche occulto difetto, che ne togliesse la dignità e la gravità, quell'aureo detto di Orazio ridentem dicere verum quid vetat basterebbe a convincere, che anche in un dialetto scherzoso si possan pronunziare le più serie, e le più importanti verità. (Ferdinando Galiani)
  • Una specifica particolarità della favella napoletana è quella della sua incisiva adesività: la rigorosa proprietà del nostro linguaggio è scevra da approssimazioni e pressappochismi, fornendo la più totale ed immediata concordanza tra il veicolo semantico ed il concetto che si intende esprimere: essa rende l'homo neapolitanus un autentico cesellatore delle parole, che devono riprodurre con caparbia precisione l'idea da comunicare. (Renato De Falco)

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

  • Questi miei versi porto in dono.
  • Giacché questo tasseggiare alla paesana.
  • Ti è gradito.
  • Per prova.
  • Forse.