Centro storico di Genova

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Citazioni sul centro storico di Genova.

Cartina del centro storico di Genova

Citazioni

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  • Abitava in piazza Stella, un piccolo pozzo d'aria in mezzo ai vicoli tra San Giorgio e San Lorenzo. Il centro di Genova è pieno di piazze insoddisfacenti, luoghi a prima vista privi di una loro logica e di qualsiasi attrattiva; brandelli di vuoto buttati lì a caso all'incrocio di qualche carrugio. È probabile che questi luoghi siano nati per sbaglio, perché non sono tornati i conti dei mastri muratori, o perché all'ultimo momento sono mancati i soldi per costruirci un palazzo. Oppure c'era un palazzo, più in là nel tempo, una delle cento e più torri di città costruite dalle famiglie nobiliari; e magari questa famiglia si è messa nei guai, ha complottato, ha contrastato, e la Repubblica gli ha disfatto la torre: è capitato spesso nel corso dei secoli. A volte è stato messo un cippo con un messaggio ammonitore, altre volte si è lasciato correre. Restano queste piazze, come piazza Stella, che a fermarcisi nel mezzo ci si sente lievemente a disagio. (Maurizio Maggiani)
  • Il centro storico è sempre stato come qualunque altra delegazione di Genova. Un paesone. I posti dove sono cresciuto, i bar dove andavo a comperare il latte e a giocare al calciobalilla erano più o meno come qui da voi. Anche la gente che ho frequentato quando ero ragazzino era la stessa. Portuali, operai, artigiani. Tanti immigrati del sud, come qui. Forse c'era qualche bagascia e qualche tossico in più. Ma per il resto era tutto uguale. È adesso che sta diventando un'altra cosa. Certe strade, come San Lorenzo, sono diventate dei salotti buoni per il passeggio e in pochi anni le case ristrutturate hanno triplicato il loro prezzo. Per non dire degli affitti. Così non c'è più posto per i vecchietti che giocano a cirulla e che hanno pochi soldi in tasca. (Bruno Morchio)
  • La città vecchia, dunque, l'immensa casbah, il centro storico: un mito che solo ora sembra volersi affermare anche a livello di massa. Una massa che, è bene ricordarlo, esige d'essere guidata. Che le si faccia il racconto della città, proprio come un racconto orale. Le strade monumentali, i caruggi, i palazzi storici, le chiese vengono passate in rassegna, spesso separate dal proprio contesto urbano. Al contrario, una condizione necessaria per conoscere una città e, in questo caso, Genova, è perdersi dentro di essa, seguendo le linee, le forme del suo corpo. Quanti, tuttavia, hanno la pazienza di addentrarvisi senza pregiudizi, poniamo, verso l'oscurità dei vicoli, incredibili sequenze di vicoli, gli odori di cui essi sono intrisi come da secoli e secoli, i nuovi abitatori di questi vicoli, da via di Prè al ghetto, genti nuove per nuove emigrazioni, facce diverse scolpite nella fatica, nella speranza e nella paura, le giovani prostitute latinoamericane alla Maddalena o le Princese del ghetto che si trova proprio dietro a quella via del Campo che adesso tutti vorrebbero celebrare e cantare con le stesse note di Fabrizio De André, ma inevitabilmente un po' stonate. (Maurizio Fantoni Minnella)
  • Ma l'affetto indugia ancora su Genova vecchia, che resta la più vera, viva e in fondo moderna. Appoggiata a terrazze che digradano sulle pendici, le case sembrano erette l'una sull'altra; tutte sembrano spingersi in lato più che possono, come le piante d'una selva, in cerca di luce; si direbbe che una sola scaletta a chiocciola, nell'interno di esse, ci possa condurre dal porto alla cima delle colline. Al sommo, i nuovi grattacieli s'intonano con l'aspetto verticale della città. Nella calca s'incuneano giardinetti da casba, oleandri, magnolie. (Guido Piovene)
  • Quasi tutte le città italiane furono fatte e rifatte attraverso i secoli. Ma le case di Genova vecchia, in modo speciale. Più che portare i segni delle trasformazioni, li nascondono con avarizia. I loro muri sono ossari di stili, forzieri di vestigia; basta bucare un muro per trovare sotto l'intonaco qui una finestra di cotto, qui un bassorilievo o un affresco. Sono muri pieni di spettri tra sciami di gente vivace. (Guido Piovene)
  • Trent'anni fa era considerato un pittoresco ghetto con molti monumenti che ne costituivano la sola parte valida da salvare ed evidenziare demolendo il resto. Oggi proprio l'assieme è considerato monumento, da conservare nella sua quasi integrità, perché solo mediante l'assieme vengono trasmessi al contemporaneo i significati storici, artistici, ambientali, mentre alla mutilazione dell'assieme corrisponderebbe la perdita di molti dei significati. E questo si capisce proprio per la correlazione tra forma e contenuto, tra significante e significato. (Cesare Fera)
  • Fino alla seconda guerra mondiale, se uno era autentico genovese, o anche adottato, non poteva non sentire il centro storico come la Mecca, non poteva rinunciare a farsi un giro ogni tanto in quello che era il motore, il cuore della città. La città vecchia, vecchia come la definì Fabrizio De André, non in modo dispregiativo, ma semplicemente perché quella era la nostra radice, la nostra porta, Ianua, una città con le braccia aperte, ospitale, che non esclude nessuno.
  • Il centro storico è quasi un archetipo. I vicoli sono immutabili, ciò che cambia è il modo in cui quegli spazi vengono usati, i caruggi sono rimasti sempre uguali. Il Comune ha sempre fatto un'opera repressiva nei confronti del centro storico e dei suoi abitanti, specialmente i nuovi immigrati che non possono usufruire di strutture ricettive, aperte a tutte le problematiche che li riguardano, perché il processo è ghettizzante, è emarginante.
  • Nel centro storico, per tradizione, i nobili convivono con gli artigiani, sebbene l'artigianato non sia mai stato aiutato e sostenuto. Per tutti, comunque sia, il centro storico è il cuore, ma se il cuore non batte...
  • Se nel 1946 Genova si fosse veramente organizzata con tecnici esperti, e fosse iniziato il restauro del suo immenso centro storico, da Sarzano a Principe, non ci sarebbe stato bisogno di fare troppa pubblicità per farla conoscere in Italia e all'estero. È il più grande e artistico centro storico d'Europa. Noi a Genova abbiamo anche Napoli, via Prè è un po' come Napoli.
  • Vi immaginate un marinaio che passa sei, sette mesi in mare, scende dalla nave, arriva nel centro storico e non trova più le puttane?

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