Carolina Morace

allenatrice di calcio, dirigente sportiva, commentatrice sportiva ed ex calciatrice italiana

Carolina Morace (1964 – vivente), allenatrice di calcio ed ex calciatrice italiana.

Carolina Morace (2018)

Citazioni di Carolina MoraceModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Ho iniziato a livello agonistico a 11 anni nel Ca' Bianca, una squadra di Serie C vicino a Venezia. Non ho mai avuto problemi nè con gli amici né con i miei genitori. Mio padre mi ha sempre seguito essendo un vero patito del gioco del calcio. La preoccupazione di mia madre agli inizi della mia carriera era soltanto che non mi facessi male, giocando con ragazze che erano più grandi di me.[1]
  • [«Ora ci sono calciatrici che giocano anche fino e oltre i 40 anni. Lei ha smesso intorno ai 34 anni, perché?»] Perché i suggerimenti del mio cervello si traducevano in movimento con impercettibile ritardo per gli altri, quello è bastato per non farmi più sentire in equilibrio. E poi 35 anni mi sembra un'età giusta per cominciare a fare altro.[1]
  • I paesi anglosassoni sono tutti organizzati allo stesso modo per quanto riguarda lo sport. Personalmente non sono d'accordo sulla laurea facile per chi fa sport, perché in questo modo si formano professionisti incompetenti. Sono avvocato, mi sono laureata alla Sapienza di Roma, e sono una delle poche ex atlete professioniste laureate. Sono invece sostenitrice del reimpiego degli ex atleti nelle varie federazioni. Ci sono pochi ex atleti ai vertici delle federazioni.[2]
  • Lo sport non può essere fatto nelle scuole italiane, penso a città storiche come Venezia, la mia città. Dove si trova lo spazio per costruire campi da calcio, pallavolo, tennis e piscine? Pensate che nei nostri palazzi storici che fungono da scuole, la palestra è spesso l'atrio della scuola stessa![2]
  • Noi giocatrici cerchiamo pari dignità rispetto al calcio maschile, che non vuol dire parità salariale visto che gli uomini muovono una quantità di soldi mille volte superiore, ma significa avere le stesse possibilità di crescita. Questo si ottiene mettendo le persone giuste al posto giusto, perché ancora oggi ci sono responsabili del calcio femminile che dicono "speriamo che questa moda finisca". Ma dove vogliamo andare?[3]

La signora degli scudetti

Dall'intervista di Cesare Barbieri a Nuovo Calcio nº 75, giugno 1998; citato in calciodonna.it.

  • [...] da noi molti optano per il 5-3-2, ma io non penso sia la formula ideale per il calcio femminile. Questo modulo, infatti, spreme eccessivamente le ragazze impegnate sulla fascia. Per coprire da sole le corsie destra e sinistra i due laterali devono essere molto veloci e avere due polmoni straordinari, caratteristiche che talvolta non si trovano neanche tra i maschi. E poi, noi donne non abbiamo un calcio forte e preciso, cambiare lato del campo diventa veramente difficile e impostare la manovra non risulta facile. Invece con il 4-4-2 c'è sempre un sostegno per chi è in possesso di palla.
  • [Nel 1998] [...] non capisco perchè per allenare un bambino di otto anni serva un patentino e per guidare una squadra di calcio femminile no.
  • Io curo molto l'aspetto tecnico, mostro alle ragazze come calciare la palla, come stopparla, come dribblare l'avversaria. [...] se un allenamento lo si dedica tutto alla parte atletica queste hanno ragione a scappare. Chi inizia a giocare a calcio lo fa per rincorrere un pallone, perchè vuole tirare in porta magari segnando qualche gol. Se una seduta la passi quasi tutta senza giocare, te ne rimane una sola per divertirti davvero. Così molte emigrano verso altri sport.
  • [«In panchina è meglio un uomo o una donna?»] Per chi guida le squadre maggiori il biglietto da visita deve essere la competenza. Ma per i settori giovanili o la Serie C, le cose cambiano: noi siamo più indicate. Ci sono moltissime calciatrici che stanno per smettere, perchè non le coinvolgiamo? Una bambina o una ragazza che gioca in C se vede il suo allenatore che calcia può pensare "Bella forza, sei un uomo. Ci credo che riesci a colpire così bene". Ma se vedesse una di noi, capirebbe che non è proprio impossibile tirare forte, riuscire a lanciare in profondità o mirare l'angolino.
  • [«Le partite che finiscono 6-0 o 7-1 non sono una buona pubblicità per il vostro movimento»] A questo ho pensato molte volte, ma ti assicuro che questi "cappotti" non vanno letti in senso dispregiativo o punitivo. Nel calcio femminile si può crescere solamente giocando e, visto che tra le squadre di vertice e quelle di coda c'è una certa differenza, è giusto continuare a segnare. Le ragazze che subiscono delle pesanti sconfitte non devono demoralizzarsi, ma trarre insegnamento e migliorarsi. E poi, se certe compagini fossero ben preparate fisicamente i differenti valori tecnici emergerebbero ma le partite finirebbero 2-0 o 3-0 e non di goleada.

Carolina Morace fa coming out

Da un'intervista al Corriere della Sera; citato in Roberta Scorranese, corriere.it, 11 ottobre 2020.

  • Il mondo del calcio è pieno di pregiudizi e di omofobia. Non biasimo chi non fa coming out. Per molti uomini il non farlo è una forma di protezione. Credo che sia giusto farlo quando si è pronti, quando si è sicuri di poter togliere la maschera e non rimetterla più.
  • Non ho mai detto "Da grande voglio giocare a pallone", ho giocato e basta. E dico: non chiedete il permesso di fare una cosa che vi fa stare bene. Fatela. Assecondate il vostro talento. Sarà dura, ma vi sentirete vivi, veri e speciali.
  • Il punto è squisitamente culturale: da noi il calcio femminile è soffocato da stereotipi che lo rendono poco appetibile, sì, parlo anche di sponsorizzazioni. Dunque, si deve cominciare a scuola, si deve far capire alle ragazze che anche nel calcio ci può essere una carriera e poi, naturalmente, ci si deve attivare perché questo si possa realizzare. E poi ci vuole qualità: il calcio femminile si merita gente intelligente, colta, preparata. Non gli scarti di un mondo, quello maschile, che non li vuole.

NoteModifica

  1. a b Da Laura Pressi, Intervista a Carolina Morace, una Professionista del calcio femminile, calciodonne.it, 19 gennaio 2014.
  2. a b Da Salvatore Siviero, Interviste sudafricane racconta la passione per il calcio di Carolina Morace, sudafricachiamaitalia.altervista.org, 15 dicembre 2017.
  3. Dalla docuserie Campionesse di Rakuten TV; citato in Paolo Comba, Carolina Morace, alla rubrica "Campionesse", spara a zero contro quelle società che usano il calcio femminile solo per i propri guadagni, calciofemminileitaliano.it, 9 dicembre 2021.

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