Bono Giamboni

scrittore italiano

Bono Giamboni (dopo 1240 – 1292 ca.), scrittore e poeta italiano.

Trattato di virtù e di vizî

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Filosofia, verace maestra, priegoti che mi debbia mostrare la via de' buoni e piacevoli costumi laonde l'uomo è chiaro e grazioso al mondo e grande e prezioso appo Iddio –. Alla quale adimandagione rispuose la filosofia al suo discepolo in questo modo: – Figliuolo mio caro, se' buoni costumi del mondo vuogli sapere, fa bisogno che conoschi prima quante sono le virtú e le loro vie e l'operazioni che per le dette vie fanno, laonde i buoni e piace[vo]li costumi del mondo fanno la loro operazione. E fa bisogno di conoscere i vizî e le loro vie, e che operazione fanno per quelle vie, perché le virtú non si potrebbono conoscere perfettamente se non si conoscessono i vizî che sono contrari delle virtú: perch'ogni cosa per lo suo contrario si conosce.

Citazioni

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  • Avarizia è il quinto vizîo che nasce della mala volontà; e questo fa l'animo vizîoso e disordinato in ciò che 'l fa disideroso ed empio di guadagnare o ritenere ricchez[z]e. E comettesi Avarizia per molte vie, e ha catuna il suo nome per meglio tenelle a mente. E quelli sono i vizî che nascono d'Avarizia, e sono cosí nominati: Simonia, Usura, Ladroneccio, Fur[t]o, Rapina, Forza, Ing[a]nare, Spergiuro, Bugia.
  • [...] Della mala volontà nascono sette vizî principali, da sette pessime cose in che fa l'animo dell'uomo vizîoso e mal disposto. E 'l primaio vizîo è Vanagrolia: questo muove l'animo e fallo vizîoso e mal disposto d'una volontà disordinata a volere quello onore che non si conviene. E comettesi questo peccato per [otto] vie, e catuna ha il suo nome per meglio averle a memoria. E quelle sono i vizî che nascono di lei, e sono cosí appellati: Grandigia, Aroganza, [N]on usanza, Ipocresia, Contumacia, Contenzione, Presunzione, Inobbedienzia.
  • Di dolorosi pensieri sono l'anime torme[n]tate nel ninferno, perché co molta pena si ricorderanno quello che co molto diletto hanno già comesso, acciò che lo stimolo della memoria acresca la pena, quanto il diletto ha piú acceso il peccato.
  • I disiderî della carne, laonde l'uomo è assalito e tentato, sono sei: il primo è quello della lussuria, il secondo è quello della gola, il terzo è quello di tutte le cose che bisognano alla vita dell'uomo, lo quarto è quello dello spendere, il quinto è quello di volere signoreg[g]iare, il sesto in dire parole villane e oltrag[g]io fare. Tutti quanti i detti disiderî si rafrenano per le dette virtudi che nascono di Temperanza.
  • Il paese là dove mena a regnare l'anima la via larga de' vizî è appellato ninferno, il quale è nel ventre della terra, e quello luogo che piú di lungi è dal paradiso ch'altro luogo che sia.
  • Il paese là dove la via stretta delle virtú mena l'anima dopo la morte a regnare è detto paradiso, il quale è posto nel cielo ch'è di sopra al cielo stellato che noi veg[g]iamo, il quale si chiama cielo impirio; del quale non si puote vedere niente, la cui altez[z]a e larghezza non si potrebbe stimare.
  • Il vizîo della Gola è il sesto pec[c]ato principale che nasce della mala volontà; e questo fa l'animo vizîoso e disordinato d'uno disiderîo grande di mangiare o bere di soperchio. E comettesi il detto vizîo per molte vie, e catun[a] ha il suo nome per meglio tenelle a memoria. E quelli sono i vizî che nascono della Gola, e sono questi, e sono cosí apellati: Golosità, Ebrietà, No astenersi, Non temperarsi, No essere pudico, No esser onesto.
  • Invidia è 'l secondo vizîo che nasce della mala volontà, e questo fa l'animo vizîoso e disordinato, quando lo [i]nce[n]de d'uno calore pessimo della grolia e bene altrui. E nasce il detto duolo e incendîo per due cose: o quando e' non vuole che all'onore e stato ov'egli è altri possa venire, o quando si duole che non può venire egli all'onore o allo stato che vede ad alcuna persona. Ed è a dire Invidia, cioè "non vedere", perché colui ch'è invidioso non soffera di vedere il bene altrui.
  • Ira è il quarto vizîo che nasce all'animo della mala volontà; e questo fa l'animo disordinato e vizîoso d'una súbita tempesta e furore di nuocere altrui. E comettesi questo peccato per sette vie, e ha catuna il suo nome per meglio tenelle a memoria. E quelli sono i vizî che nascono d'Ira, e sono cosí appellati: Odio, Discordia, Ressa, Ingiuria, Malizia, Nequizia, Furore.
  • Per Buono esaminamento si conosce il meglio delle cose, quando s'isaminano i contrari, cioè tutte le cose che possono fare rea la cosa c'hai a fare.
  • Lussuria è il settimo peccato che nasce della mala volontà; e questo fa l'animo vizîoso e disordinato in ciò che no lascia rifrenare il piz[z]icore della carne col freno della ragione. E comettesi questo peccato per molte vie, e ha catuna il suo nome per meglio avelle a mimoria. E sono cosí nominate: Semplice fornicazione, Incesto, Avolterio, Strupo, Peccato contro natura.
  • Prudenzia è virtú la quale ordina e dispone l'animo dell'uomo a verace conoscimento di bene e di male, con ferma volontà di pigliare il bene e lasciare stare il male e fug[g]irlo.
  • Tristizia è il terzo vizîo che nasce della mala volontà, e questo fa l'animo vizîoso e disordinato in ci[ò ch]e sí 'l fa pigro, [ch]e 'l bene che potrebbe fare no incomincia e lo incominciato non compie. Ed usasi questo vizîo per sei vie, ed ha catuna il suo nome per meglio averle a memoria. E quelli sono i vizî che nascono di Trestizia, e sono cosí nominati: Negrigenzia, Pigrizia, Tiepidità, Improvedenzia, Non intorno guardare, Ignavia.

Incipit di Libro de' Vizî e delle Virtudi

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Considerando a una stagione lo stato mio, e la mia ventura fra me medesimo esaminando, veggendomi subitamente caduto di buon luogo in malvagio stato, seguitando il lamento che fece Iobo nelle sue tribulazioni, cominciai a maladire l'ora e 'l dí ch'io nacqui e venni in questa misera vita, e il cibo che in questo mondo m'avea nutricato e conservato. E piangendo e luttando con guai e sospiri, li quali veniano della profondità del mio petto, contra Dio fra me medesimo dissi: " Idio onnipotente, perché mi facesti tu venire in questo misero mondo, acciò ch'io patisse cotanti dolori, e portasse cotante fatiche, e sostenesse cotante pene? Perché non mi uccidesti nel ventre della madre mia, o, incontanente ch'io nacqui, non mi desti la morte? Facestilo tu per dare di me esemplo alle genti, che neuna miseria d'uomo potesse nel mondo piú montare? Se cotesto fu di tuo piacimento, avessimi fatto questa misericordia, che de' beni de la Ventura non m'avessi fatto provare, e avessimi posto in piú oscuro e salvatico luogo, e piú rimosso da genti, sicché di me non fossero fatte tante beffe e scherne, le quali raddoppiano in molti modi le mie pene! "

Bibliografia

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  • Bono Giamboni, Libro de' Vizî e delle Virtudi, a cura di Cesare Segre, Giulio Einaudi editore, Torino 1968.
  • Bono Giamboni, Trattato di virtù e di vizî, a cura di Cesare Segre, Giulio Einaudi editore, Torino 1968.

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