Benevento

comune italiano, capoluogo dell'omonima provincia in Campania

Citazioni su Benevento e sui beneventani.

L'Arco Traiano a Benevento (A. Joli, XVIII secolo)

Citazioni

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  • Accanto a Roma, la città di Benevento è il più importante centro di scoperte di sculture egiziane originali in Occidente e non condivide questa caratteristica con nessun'altra città fuori dell'Egitto. (Hans Wolfgang Müller)
  • Alcune vetuste città e gloriose contrade, travolte nell'oblivione per l'ingiurie del tempo e degli uomini, ritornano oggi ad acquistare l'antica importanza. [...]. E Benevento, la famosa città sannita, la fedele alleata di Roma, la capitale dei gloriosi ducato e principato longobardi, è tra quelle. (Almerico Meomartini)
  • Anche la vostra presenza, cari figli di Benevento, tenta la Nostra memoria a celebrare la vostra storia, da quando «Male ventum» era il nome della vostra città cambiato, dopo la vittoria di Curio Dentato su Pirro, in quello, che poi rimase, perenne e buono auspicio di Benevento. Roma, Bisanzio, i Longobardi, i Normanni si contendono la vostra storia e quanto agitata e complessa. Poi quale lunga storia legata al Pontificato Romano! Non per nulla voi ricordate l'elogio di Paolo Diacono, che dice la Chiesa Beneventana «Provinciarum caput ditissima»! Il vostro Arco di Traiano, la famosa «porta aurea» e il monumento a Papa Benedetto XIII Orsini alla Chiesa della Minerva in Roma (1730) dicono quale immenso arco di storia si descrive sulla vostra Città. (Paolo VI)
  • [Benevento] contiene ancora in sé elementi tali che la costituiscono una città rispettabile in Italia. (Carlo Torre)
  • Benevento è città di antica civiltà; custodisce monumenti unici, che ne sottolineano l'importanza, nel corso dei suoi millenni di vita, per la storia d'Italia, in epoca prima sannita, poi romana, quindi longobarda, e infine papale. Sono lieto di essere in questa Benevento, capoluogo di un "Mezzogiorno interno", a cui la definizione, che è stata già richiamata, dell'"osso del Mezzogiorno", contrapposto alla "polpa", non deve pesare: è la struttura ossea quella che regge l'organismo. Anzi: questa espressione rappresenta bene le forti virtù della gente sannita, onesta e generosa, che non a caso può vantare tra i suoi figli la grande personalità di San Pio da Pietrelcina. (Carlo Azeglio Ciampi)
  • Benevento è città storica, ricchissima di tradizioni e di glorie. (Liborio Romano)
  • Benevento ha una storia, anzi dirò di più che, se havvene una in quelle provincie meridionali d'Italia, questa storia è incarnata alla storia di Benevento. (Carlo Torre)
  • Benevento provava la sua costante fedeltà al Papa col lungo soffrire le barbare devastazioni dei capitani di Federico, divenute più fiere dal Maggio in poi coll'intento di costringere i cittadini a cedere per fame. Ma, l'Imperatore vedendo che le cose andavano molto in lungo, deliberò finalmente di tentare un più stretto assedio e diede ordine di farlo alle sue genti del Napoletano. Lo stringersi dell'assedio e lo accrescersi dell'esercito assediante non tolsero il coraggio ai valorosi Beneventani, fermi di resistere fino all'ultimo. (Pietro Balan)
  • Capitale della santità. (Giuliano Ferrara)
  • Città fedele e familiare a Pietro. (Leone IX)
  • Città legata da speciali vincoli alla Santa Sede. (Papa Onorio II)
  • E me n'andai prima a Napoli, e poco dappoi a Benevento. Ivi fui accolto con sommo onore ed applauso da tutti quei cittadini; ed erano giunte a tali e tante le cortesie, che mi recavan noja e soggezione, e tanto maggiore, quanto che riescon troppo gravi gli eccessi di quelle grazie, alle quali non si può adeguatamente corrispondere. Contuttoche la Città sia grandissima, nondimeno quegli Ottimati a mio parere la superano in grandezza d'animo: son'essi uniti con amore scambievole tra di loro, e sono degni di stima ed ammirazione per la profession, ch'essi fanno delle buone Arti, e de' civili costumi: una gran parte venera Dio. A gara impiegano le private lor facoltà nellornamento pubblico della Patria; poiché dopo il Terremuoto quasi nulla è rimasto loro di sano negli edificj. Ma le rovine della Città hanno avuta la buona sorte d'incontrare negli Abitanti un cuore non abbattuto. Ciascuno per la sua parte si sforza di compir lopera di buon Cittadino: e se non basta il giorno, travagliano ancor la notte. (Quinto Aurelio Simmaco)
  • [Benevento al tempo del duca Arigiso II] E veramente niuno più del Duca di Benevento poteva far da capo in questi tempi nella decadenza del Regno Longobardico. Trovavasi egli alla tetta di un'ampio, e fiorito dominio, che niente meno abbracciava, che quasi tutte le provincie, che in oggi compongono il Reame di Napoli. La Città di Benevento di sua residenza era allora la più culta e la più magnifica di questa parte d'Italia, detta perciò da Paolo Diacono cap. 20 lib. 2, de G. L. ricchissima città , e ipsa harum provinciarum caput ditissma Beneventus , e da altri un fecondo Ticino, o sia Pavia sede dei Re Longobardi. La sua Corte era splendidissima e quasi alla regale, come ce la descrive l'Anonimo Salernitano, cap. 12. e 13. Chronic. (Stefano Borgia)
  • [Sui beneventani] Figli speciali della Chiesa. (Alessandro IV)
  • L'alba sulle colline verso Benevento. Dolcissimo, vasto sipario e schianto, nomi sconosciuti, visioni – bene evento. (Davide Rondoni)
  • La città dei ponti e dei fiumi. (Amedeo Maiuri)
  • La città si considerava come repubblica sotto l'alto patrocinio dei Papi, ed essa sopportava codesta forma di supremazia papale, perché vi trovava modo di usare una libertà maggiore di quella che un altro reggimento le avrebbe consentito. (Ferdinand Gregorovius)
  • La sola ispezione de' monumenti scevra dal soccorso della storia basta per far conoscere l'alta antichità di Benevento, e le varie nazioni, che l'han dominata. Il salutifero emblema della Cristianità s'innalza sopra scolpiti simboli, e geroglifici della più rimota mitologia; sculture, ed edifizi d'architettura greca, e romana hanno il contrapposto di sculture, e di fabbriche di costruzione gotica, e grottesco-longobarda. Iscrizioni infinite romane sono frammischiate a molte in caratteri longobardi; e tronchi innumerabili sono sparsi per la città di colonne di graniti, e bigi, e rossi tebani, di africano, e di cipollino, che a decorarla ne' remoti secoli si fecero divenire dall'Egitto. (Domenico Bartolini)
  • Ma Benevento ha sempre nuovi orizzonti ad ogni curva di strada campestre; per cui le passeggiate sono amenissime, massimamente nell'ora dei tramonti, spesso incantevoli. La nebbia di qualche mattino fa triste impressione al forestiero sollecito di tornare alla ferrovia; ma, se egli attendesse le ore prossime al meriggio, sarebbe confortato, d'inverno, quando altrove è vano sperarlo, da uno splendore di luce vividissima. (Almerico Meomartini)
  • Meritò anche in quelli tempi da Paolo Diacono esser chiamato Benevento Città opulentissima, e Capo di più Provincie: Città reputata allora la più colta, e la più magnifica di quante n'erano in queste nostre Provincie. (Pietro Giannone)
  • Non vinsero i Beneventani il lor nemico, ma convien pur confessare, che non mancò ad essi il trionfo d'altra più segnalata vittoria nell'aver costantemente oprato con cuor magnanimo, non fervendo alla propria vita, perché non vivevano per conservarla, ma per finirla con grande onore. (Stefano Borgia)
  • Nulla in Italia è più antico di Benevento, che secondo le leggende locali fu fondata o da Diomede o da Ausone, un figlio di Ulisse e Circe. Essa fu senza dubbio un'antica città ausonica, fondata lungo tempo prima della conquista sannita di questa parte d'Italia. Pur tuttavia è come di una città sannitica che per primo sentiamo parlare di essa, ed è allora una fortezza così poderosa che sia nella prima che nella seconda guerra Sannita, Roma non ardisce attaccarla. Nella terza guerra sannitica cadde nelle sue mani... (Edward Hutton)
  • Poche province meridionali e sopra tutto poche città hanno monumenti così importanti e così degni di studio come Benevento. Capitale di un forte ducato, sede di principi valorosi, conserva ancora oggi nei suoi monumenti le tracce dell'antica grandezza. (Matilde Serao)
  • Quando in Italia erano le lettere quasi spente, e toltone i monci, presso gli altri vi era somma ignoranza, Benevento solamente, in mezzo a tante barbarie, seppe, nel miglior modo che poté, mantenere la letteratura. (Pietro Giannone)
  • Quattordicesima provincia è considerato il Sannio, che sta fra la Campania, il mare Adriatico e l'Apulia, e prende inizio dal fiume Pescara. In questa provincia ci sono le città di Chieti, Aufidena, Isernia, e Sannio, consunta per la sua vetustà, dalla quale prende nome tutta la provincia, e la stessa capitale di queste zone, la ricchissima Benevento. I Sanniti ricevettero il loro nome anticamente dalle lance che solitamente portavano, e che i Greci chiamavano saunia. (Paolo Diacono)
  • Quel florido paese aveva per capitale Benevento, la più bella e possente città dell'Italia meridionale. (Ferdinand Gregorovius)
  • Questa meravigliosa città è attraversata dal fiume Calore e non poteva essere diversamente visto che c'è tanto calore sia atmosferico che umano. (Andrea Mugione)
  • Se tutte le strade portano a Roma, certo nell'antico Sannio tutte le strade portavano a Beneventum. (Edward Togo Salmon)
  • Soltanto i reperti egizi dell'antica area urbana di Roma possono rivaleggiare con quelli beneventani. In quanto nodo di importanti strade, le vie Appia e Latina, Benevento attrasse a sé molto presto i culti stranieri. In seguito riconoscendo il significato di questa città cosmopolita e del culto della egizia Iside, l'Imperatore Domiziano vi elevò nell'anno 88-89 un santuario dedicato a "Iside signora di Benevento" [...] Una quantità di ricordi storici che richiamano grandi epoche e nomi illustri sono in questa città tuttora vivi e presenti... Nelle mura della città, nelle strette vie e vicoli, nel Castello e nel campanile della Cattedrale si scorgono, murati ma in vista, rilievi sepolcrali e statue. (Hans Wolfgang Müller)
  • Una delle più antiche e delle più gloriose città del Mezzogiorno. (Matilde Serao)
  • Vero contenuto di dignità e di fiera tradizione rimase nel solo capoluogo quando dové difendere la sua libertà dai sopraggiunti Normanni (Alfredo Zazo)
  • Benevento è la città (naturalmente parlo delle "vive") che nell'intera Campania ha conservato maggior numero di ricordi di Roma. Non riuscirai a fare un centinaio di passi senza imbatterti in quell'epoca. E non in modesti ricordi di bassa levatura artistica ma, sovente, in oggetti veramente preziosi, né occorre ricercarli diligentemente. Ti saltano agli occhi già da lontano.
  • Ma ancor più ti meraviglierai sostando davanti ad una delle pareti del castello. Ti sembrerà vedere un vestito architettonico medioevale costellato di antichi ordini. Come se il suo proprietario avesse voluto vantarsi del suo lignaggio, poiché allo stesso posto, ancora molti secoli prima della fortezza longobarda, si ergeva il castello romano. E naturalmente già da lontano alcune di queste decorazioni spiccano in primo piano. Su alcune di esse vediamo anche dei personaggi. Questa strana costellazione ci prova quale grande necropoli doveva trovarsi qui. Come i vecchi edifici non abbiano ancra esaurito il loro compito ed i loro resti – sotto forma di dozzine di rilievi e colonne e centinaia di blocchi di marmo – siano stati trapiantati in un altro albero religioso e culturale.
  • Ma ancora una cosa ti meraviglierà. A Benevento troverai l'Egitto. Domiziano ("crudele tiranno" – come vuole la storia) nell'89, cioè qualche anno prima della sua morte, elevò qui un tempio in onore d'Iside, l'Isaeum. Colà doveva trovarsi una vera folla di dei. Davanti al tempio si ergevano ue obelischi, elevati in onore di Domiziano da un Licinio Rufo. Uno dei due, calpestato dai secoli, si trova in frammenti al museo; l'altro ha avuto più fortuna (proprio come gli uomini) e sta ancora oggi in piazza Papiniano e la sua forma sintetica si lega all'epoca odierna più di qualche larga fontana barocca delle catene. Ed hai pensato forse che, in questa fredda mattinata, ti saresti incontrato faccia a faccia con un bel bue api, in granito, personificazione di Osiride?
  • Benevento, "la Pavia del Mezzogiorno" irradiò per oltre quattro secoli per tutto l'occidente europeo una luce, che non si spense giammai: la civiltà beneventana tratta dalla mirabile fusione della civiltà sannitica – romana e germanica.
  • Benevento, deve restare, perpetuandosi il destino antico del pastore Sannio Sabino, per gli studiosi, per i sanniti tutti, l'oasi antica del Mezzogiorno.
  • Le meraviglie dell'ingegno, dell'artigianato, il lavoro umano dall'Occidente all'Oriente, dall'Asia all'Europa passarono in gran parte per Benevento, sostarono nel punto obbligato, forgiarono artigiani e mercanti, ingentilirono la dottrina, trasformando la città dallo spirito guerriero, in regina operosa nelle arti e nel commercio. E' il Buon Evento che dalla creazione del primo nucleo non abbandonerà più il corso fatale della storia della nostra città. Né imperatori, né Re, né principi, né la Chiesa, né gli uomini, né la natura riuscirono a turbare il destino di Benevento.
  • Non si può parlare di Benevento nella sua modernità di vita, se non richiamando il passato, che ha influito sulla costituzione dei suoi cittadini nelle manifestazioni del carattere, nella tenacia, nel culto continuo del suo passato, nell'idolatria per i suoi monumenti. Sono le impronte indistruttibili della storia dei popoli, che non hanno avuto albe improvvise e tramonti repentini, ma una continuità conseguenziale di luce civile attraverso i secoli. Soltanto così, si possono spiegare i profondi elementi di divario tra un beneventano ed i cittadini delle altre provincie della Campania.
  • Nessuna città al mondo, può, come Benevento, dimostrare con segni tangibili il susseguirsi delle varie epoche storiche. Un primato, che neppure Roma può contestare con i suoi tesori artistici.
  • Se in Benevento le pietre antiche parlano, i documenti cantano.
  • A voi, figli della terra campana, nella quale si sono incrociate antiche e diverse civiltà: da quella sannita a quella romana, da quella longobarda a quella aragonese, si rivolge il mio pensiero, per esortarvi a conservare nel vostro animo l'eredità di quel nobile patrimonio spirituale e culturale, che tanto ha distinto il genio della vostra gente semplice, laboriosa, austera, umana e pia, ma anche fiera e gelosa delle proprie tradizioni storiche e religiose. La vostra presenza richiama alla mia mente anche i rapporti che, attraverso i secoli, sono fioriti tra la vostra terra e la mia Patria. Come è noto, il canonico camaldolese san Benedetto, nato a Benevento verso il 970-975, fu a capo del primo gruppo di missionari che si reco tra i popoli slavi e, in particolare, in Polonia, a predicare il Vangelo e impiantarvi la Chiesa di Cristo.
  • Benevento! È città legata per secoli al papato da molteplici vincoli di carattere religioso e civile, che affondano le radici nella storia. Dall'alto ho potuto ammirare la verde conca in cui sorge la vostra bella città, circondata da monti e da boschi. All'interno della Regione campana, nel cuore del Sannio storico, Benevento, lungi dal chiudersi in se stessa, è rimasta sempre aperta e disponibile ai contatti con le altre popolazioni della penisola e anche con le genti al di là del mare: la grande via romana – la "regina viarum" – che passava da qui, apriva le porte verso l'Oriente. Città di duchi e di signori, con i suoi monumenti essa ricorda la grandezza civile e religiosa che l'ha distinta nei secoli. Il suo è un nome augurale, che le fu dato dalla Roma pagana in sostituzione di "Maleventum"; ma il vigore più vero le è venuto dalla nuova Roma, quella cristiana, che le ha trasmesso la "buona novella" del Vangelo. Città di Benevento, io auspico che il tuo passato di rinomanza civile e di impegno religioso divenga ancora, per quanti oggi ti abitano, forza propulsiva per costruire un avvenire di autentico progresso!
  • Io e i miei connazionali dobbiamo un grande ringraziamento ai nostri fratelli di Benevento, più maturi nella fede, dopo quasi un millennio di fede portata qui direttamente dagli apostoli.
  • Ti ringrazio, Benevento, per questa giornata che abbiamo passato insieme, la tua giornata, giornata della Madre delle Grazie! Ti ringrazio, Benevento, per la tua accoglienza, per la tua presenza, per la tua preghiera, per i tuoi canti! Ti ringrazio, Benevento, di cuore! E direi ancora: Benevento, ti ringrazio per questo vento che ci ha portato il tramonto della giornata! Ti auguro di rimanere sempre fedele alla tua grande eredità cristiana trasmessa dagli apostoli, dai martiri, come san Bartolomeo, san Gennaro. Ti ringrazio di rimanere sempre nella Grazia del Signore, per l'intercessione della tua e nostra Madre. E alla fine: Benevento, ti auguro anche le buone vacanze!
  • Lo esercito di Carlo, giunto sul vertice dei monti vicini, ammirava la città di Benevento tanto famosa per la bellezza e antichità sue non meno che per l'erronee credenze dei popoli. La sua origine si smarrisce nelle tenebre della mitologia, sebbene non manchino scrittori che affermino averla edificata Diomede, re degli Etoli, dopo la guerra troiana.
  • Ella [Benevento] portava impressi i segni della ferocia e della ambizione di coloro che l'avevano conculcata prima, poi scelta a dimora; era il suo aspetto medesimo la storia delle sue vicende, ché presso a lei si ammirava un arco trionfale di marmo pario eretto a Traiano per la strada ordinata a sue spese da Brindisi a Roma; – parte delle mura non demolite da Federico mostravano la strana foggia di architetture portata da' settentrionali in Italia le nuove riparazioni e le otto porte costruite per comando di Manfredi, – il risorgimento delle arti. Il castello, fondato dalla Chiesa per istanza del governatore pontificio, innalzandosi con le brune sue torri sulla città, avvertiva, e forse avverte ancora al viatore, qual fosse in quei tempi la solenne maestà dei successori di San Pietro.
  • Il conte di Provenza, più la guardava [Benevento], più gli pareva degna di essere conquistata; la circondò molte volte degli occhi per iscoprirne il debole nel quale far breccia e tentare l'assalto; la conobbe munita con tanta maestria di guerra che impossibile cosa fosse espugnarla per forza; – gemé, si volse a considerare la sottoposta valle; – spaziosa compariva e degna di combattervi campale battaglia; i fiumi Calore e Savato, confuse le acque alla estremità di Benevento, l'attraversavano, e un ponte magnifico dava il passo dall'una all'altra sponda: domandava come avesse nome la pianura, – gli rispondevano: – Santa Maria della Grandella. –
  • Benevento non è Napoli, e ci tiene a farlo sapere. Già la loro indole, mi fanno notare i beneventani, differisce molto da quella del resto della Campania: più dura, più chiusa, più alpina. Salerno ha qualcosa di milanese per quanto è possibile nel Mezzogiorno; ho ritrovato ad Avellino esemplari perfetti di un certo tipo d'intellettuale del Sud, intelligente, pessimista, che contempla se stesso e i suoi malanni come un capitolo di storia. I beneventani invece trasportano se mai nel Sud qualche caratteristica dei trentini. Lo stesso clima è freddo, poco campano; gli splendidi panorami della provincia sono alpestri.
  • Dopo la caduta di Roma, Benevento ebbe un'altra epoca di splendore sotto il dominio longobardo, e fu il più importante feudo longobardo del Sud. Sotto Roma, e nel Medio Evo, fu grande centro di traffico commerciale fra Tirreno e Adriatico. I beneventani tengono a quello sfondo lontano di internazionalismo. Gli stessi nomi, mi dicono gli studiosi, nei documenti degli archivi, dimostrano che le famiglie provenivano da ogni parte; la popolazione aveva una composizione internazionale, e Benevento qualche cosa della metropoli.
  • Oggi Benevento è in gran parte una città nuova di zecca con oasi di splendidi monumenti.
    Pure negli avanzi di quella che fu l'aristocrazia intellettuale del Sud, viva sebbene numericamente ristretta, ho qui notato una passione per l'arte, una difesa del patrimonio artistico ed archeologico, che nel Nord dell'Italia sono meno comuni. È quella passione umanistica che nel Mezzogiorno d'Italia minaccia ormai di naufragare, ma che qui è tenuta desta, come dicevo, anche dall'orgoglio civico.
  • Ai tempi dell'impero, Benevento era il cuore dell'Italia antica, oggi c'è da chiedersi come abbia fatto a ritrovarsi lontana da tutto. Eppure basterebbe quest'arco per capirne l'importanza. Fotogrammi che ti arano l'anima. Il toro che piega il collo e un uomo a torso nudo che affonda il coltello, mentre altri tengono fermo l'animale. La plebe con i figli in braccio che fa la fila per ricevere i contributi alimentari. L'interminabile trionfo di Traiano dopo la vittoria sui Daci. Ne puoi sentire i tamburi.
  • Benevento, che bel nome. Si attaglia perfettamente a queste colline dolci, al sole fresco e alle nubi in corsa di questa giornata spettacolare.
  • L'avvicinamento alla città è spettacolare, l'Appia molla il traffico e scende a sinistra per una strada chiusa oltre la linea ferroviaria. Vento che disegna onde lunghe sui campi di grano, un cavallo nero al galoppo, galli che chiamano e, lontano, l'ombra del Taburno che pare una dormiente. Villette con rose rampicanti, i resti di un mausoleo coronato da fiori secchi e un Cristo in abbandono. Ed è il magnifico ponte Leproso sul fiume Sabato, arcate borboniche sopra possenti conci romani. Siamo a Benevento, il grande bivio.
  • C'è anche da cantare la Benevento in cucina: sapori forti e generosi, grandi sughi, piatti tipici fatti di verdure e cereali, robuste carni paesane, pesce solo a condizione che sia fresco. Vini poderosi.
  • Il Sud col cuore longobardo.
  • La più nordica delle città campane.
  • Una città bellissima che non pare nemmeno appartenere a quel Sud miseria e nobiltà, vociante, disordinato, immondizia ovunque, anarcoide, assenteista, raccomandato. No, qui la natura aspra e selvaggia delle gole e delle forre che la circondano, l'indole montanara dei suoi abitanti, il loro rude orgoglio dipinto su lineamenti quasi intagliati, rendono tutto diverso: bastano pochi chilometri, ma Caserta e Napoli già paiono appartenere a un'altra galassia. Tutt'intorno vigneti a perdita d'occhio, uliveti fitti come la pioggia, fabbriche, capannoni, industria e agricoltura che s'insinuano ovunque, insieme, all'ombra di infinite rocche medioevali appollaiate sull'alto di ripidi picchi osci e sanniti.

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