Barbara Bonansea

calciatrice italiana (1991-)

Barbara Bonansea (1991 – vivente), calciatrice italiana.

Barbara Bonansea (2018)

Citazioni di Barbara Bonansea

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  Citazioni in ordine temporale.

  • [Sugli inizi] La mia passione è nata nel cortile di casa grazie a mio padre e mio fratello, veri appassionati del calcio. Sin dall'età di 4 anni giocavo con mio fratello più grande, a 6 anni entrai a far parte della squadra del mio paese, dove già giocava mio fratello.[1]
  • Chi va vedere una partita di calcio femminile da subito se ne innamora. L'ho sentito dire da molte persone, questo avviene perché noi donne non facciamo calcoli, non pensiamo a metterci in mostra personalmente, ma il nostro gioco è passione pura senza che nessuna si tiri mai indietro.[1]
  • Amo molto giocare sulla fascia perché amo correre: soprattutto [...] ho scoperto che mi piace molto difendere perché mi aiuta a rimanere concentrata tutta la partita, cosa che ancora a volte fatico a fare quando gioco in attacco.[2]
  • [Nel 2014, rispondendo a «si parla tanto di antagonismo maschile-femminile, anche nel calcio»] Tra maschile e femminile non c'è un grande confronto, anzi si può dire che sia quasi inesistente. Perlomeno qui in Italia. Il problema non è tanto l'antagonismo tra uomo e donna, quanto più un sistema che non ci permette di avere un legame tra le parti. In Italia il calcio maschile è uno sport e quello femminile un altro, mentre in giro per l'Europa ci sono club che fanno condividere le stesse strutture e le stesse sale mensa a tutti i calciatori indipendentemente dal sesso. In questo modo si crea dialogo e scambio, dovuto ad una quotidianità comune. Per arrivare a questo serve creare un campionato professionistico, non ci sono molte altre strade per costruire rapporti interpersonali e professionali duraturi.[2]
  • [Nel 2017, sulle differenze tra calcio maschile e femminile] Ai maschi invidio i diritti più che lo stipendio. Dovessi rimanere incinta io sarei a casa e il fatto di non potersi allenare da professioniste porta un abbassamento del livello. Migliori se ti puoi allenare sempre.[3]
  • [Sulla prima volta in campo] All'inizio non volevo entrare in campo per giocare, piansi, desistevo ma poi mi fecero entrare con la forza e da quel momento non volevo più uscire. Dalla tribuna sentivo commenti del tipo cosa ci fa una bambina con i ragazzini ed io rimasi inorridita. Anzi, se mi avessero buttato in campo avrei detto la mia.[4]
  • [Sugli inizi, tra i maschi] Ho imparato molto dagli uomini perché sono più veloci, ma sono sempre stata la più forte anche tra i ragazzi, così quando sono andata a giocare con le donne ho capito che ero più intelligente e veloce delle ragazze che non avevano mai giocato con loro.
I learned a lot from the men because they are quicker, but I was always the strongest even with the boys, so when I went to play with women I realised I was smarter and quicker than the girls who'd never played with the boys.[5]
  • Mi ricordo l'emozione che ho provato quando [...] ho indossato la maglia della Juventus per la prima volta. [...] È proprio una seconda pelle. Io ho la fortuna di vestire i colori della squadra per cui ho sempre fatto il tifo.[6]
  • Ronaldo è diventato un mio modello un po' per caso. Guardo ovviamente un sacco di partite: quando perse la finale dell'Europeo contro la Grecia piangeva disperato, e io pensai che quel ragazzo avesse qualcosa di particolare, e da lì ho iniziato a seguirlo. [...] Da lì in poi ho visto crescere un atleta pazzesco, testardo, uno che continua sempre a provare, a segnare, a far vincere la sua squadra. È uno degli atleti più forti al mondo.[7]
  • Il calcio mi ha cambiato la vita. Continua a farlo. Ero chiusa, timida, quasi scontrosa, il calcio mi ha resa felice.[8]
  • Da piccolina giocavo con gli stessi amici, in campo e fuori. Per me eravamo tutti uguali. Però frasi tipo "ma c'è una femmina?!" mi facevano sentire diversa. Crescendo, le due percezioni sono rimaste le medesime. Nel calcio femminile ci sono ancora pregiudizi.[9]

Da theowlpost.it, 2019.

  • Il paese dove sono nata è il classico esempio virtuoso della provincia italiana: poche persone che si conoscono tutte tra di loro, una comunità unita, nella quale i nomi dei propri compagni di scuola contano più dei loro cognomi.
  • Lo spogliatoio: la seconda casa di chiunque nello sport ci mette l'anima sul serio.
  • La palla non ha sesso e non ha neppure età.
  • [Sulla prima partita giocata da bambina] Nel giorno dell'esordio [...] dentro la mia divisa un filo troppo grande, con i capelli sbarazzini, sulla passeggiata di cemento che portava dallo spogliatoio al campo io mi sono bloccata. [...] Quelli sul prato improvvisamente non erano più soltanto degli amici ma erano diventati, magia delle magliette ufficiali da partita, i miei compagni e i nostri avversari. Erano tutti maschi ed io mi sono accorta solo in quel momento, per la prima volta [...], di essere l'unica femmina. Ho puntato i piedi a terra, ho assunto la postura a braccia conserte, tipica di chi non vuol sentir ragioni, e mi sono abbandonata ad un pianto disperato: "io in campo non ci entro". Ci ha provato l'allenatore, "in fondo ti sei sempre divertita" diceva, ma niente da fare. Ero una bambina, avevo i capelli lunghi e non potevo neppure essere confusa con gli altri, tutti avrebbero guardato me e quindi no, nessun dubbio: non avrei giocato. Poi, quando ormai gli altri bambini in campo iniziavano a spazientirsi [...], è sceso il mio papà. "Non devi avere paura. Pensa a quando giochi giù in cortile. Fidati: è sempre lo stesso identico gioco". [...] Quella partita, dopo aver asciugato i lacrimoni nella manica troppo lunga, l'ho giocata tutta ed è stato l'inizio di una storia d'amore che mi ha portato davvero molto lontano e che non accenna neppure lontanamente ad affievolirsi.
  • Essere bambina prima e donna poi, in un posto [il calcio] che cento anni di tradizione hanno descritto e raccontato come un inviolabile tempio maschile, porta con sé un carico emotivo straordinariamente potente, equamente ripartito tra difficoltà da superare ed energia rivoluzionaria. O ti adegui e molli oppure lotti per cambiare le cose.
  • Più che portartelo a casa è che ci vivi proprio dentro, al tuo mestiere. E per me è sempre stato così. Già quando ero in seconda media, per esempio, giocavo con gli esordienti ed ero talmente vogliosa (e meritevole) di stare in campo che facevo la partita del sabato, con i pari-età, da attaccante esterno e il giorno seguente invece facevo il terzino per la squadra dei ragazzi più grandi. Ogni weekend, io non aspettavo altro.
  1. a b Dall'intervista di Michele Pompilio, Barbara Bonansea: "Un'emozione straordinaria esordire in Nazionale", oasport.it, 28 novembre 2012.
  2. a b Dall'intervista di Stefano Pellone, Barbara Bonansea: "Segno particolare? Sono una calciatrice", mondopallone.it, 4 settembre 2014.
  3. Citato in Chiara Pizzimenti, Barbara, la calciatrice più forte: «Sono una contro undici», vanityfair.it, 3 febbraio 2017.
  4. Da un'intervista al Corriere dello Sport - Stadio; citato in Enrico Pecci, Juventus Women, Bonansea: "Alla chiamata della Juve non ho avuto dubbi", juvelive.it, 20 gennaio 2018.
  5. (EN) Dall'intervista di Sophie Lawson, Barbara Bonansea on playing for Juventus and a particular goal against Torres, vavel.com, 7 marzo 2018.
  6. Dall'intervista di Simone Redaelli, Calcio femminile, Gama e Bonansea in coro: "Orgogliose del nostro cammino verso i Mondiali", sportmediaset.mediaset.it, 19 aprile 2018.
  7. Dall'intervista di Cecilia Caruso, La generazione della svolta: i volti del calcio femminile italiano, nssmag.com, 13 maggio 2019.
  8. Dall'intervista di Giulia Zonca, Barbara Bonansea: "Il calcio ha cambiato la mia vita e resa felice", lastampa.it, 9 giugno 2019.
  9. Dall'intervista di Giulio Saetta, Bonansea: «Gioco contro i pregiudizi», La Gazzetta dello Sport, 30 novembre 2019, p. 8.

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