Assassin's Creed

videogioco del 2007

Assassin's Creed

Immagine Assassin's Creed logo.svg.
Titolo originale

Assassin's Creed

Ideazione Jade Raymond (produttore)
Patrice Desilets (project manager)
Corey May (sceneggiatore)
Sviluppo Ubisoft Montreal
Pubblicazione Ubisoft
Anno 2007
Genere avventura dinamica, stealth
Tema storico
Piattaforma Microsoft Windows, Xbox 360, PlayStation 3, telefono cellulare
Serie Assassin's Creed
Seguito da Assassin's Creed II

Assassin's Creed, videogioco del 2007, capostipite della serie Assassin's Creed.

TaglineProva il potere di un Assassino.

Ho dedicato il mio cuore a conoscere la saggezza, la demenza e la follia. Ho capito che anche questo era come rincorrere il vento. Perché tanta è la saggezza tanta è la pena. E colui che accresce la conoscenza, accresce il dolore.[1] (Al Mualim)

  Citazioni in ordine temporale.

  • Sappi che seguire il credo dell'Assassino, il codice comportamentale del tuo antenato, ti aiuterà a restare in sincronia. Il credo consiste in tre principi. Primo: mai fare del male a un innocente. Secondo: essere sempre discreti. Terzo: non compromettere la confraternita. (Programma di istruzione)
  • Niente è reale, tutto è lecito. Un giorno sarai come me, Malik, comprenderai meglio queste parole. Non conta come svolgiamo l'incarico, solo che sia fatto. (Altaïr)
  • Rendi il tuo cuore umile, ragazzo, o giuro che te lo strappo dal petto con le mie stesse mani! (Al Mualim)
  • Nel mio cuore non c'è il male, ma... la verità! Io non mi pento! (Masun) [ultime parole]
  • Alcuni fanno del male per ignoranza o paura: costoro si possono salvare. Altri sono soggetti a desideri corrotti, la loro mente è avvelenata e distorta: costoro devono essere annientati. (Al Mualim)
  • Ho qui un elenco, formato da nove nomi. Nove uomini che devono morire. Sono degli appestatori, dei guerrafondai. Il loro potere e la loro influenza contaminano la terra e assicurano la continuazione delle Crociate. Tu li troverai, li ucciderai. Così facendo spargerai i semi della pace, sia per la regione sia per te stesso. (Al Mualim)
  • Il significato non deriva da un solo atto, ma dal contesto nel quale viene compiuto, dalle conseguenze che genera. (Al Mualim)
  • Datemi i nomi e vi darò il sangue. (Altaïr)
  • La guerra minaccia di consumarci tutti. Salah al'Din combatte valorosamente per ciò in cui crede e voi l'avete sempre sostenuto senza domande. È la vostra generosità che ha permesso alla sua campagna di proseguire. Propongo perciò un brindisi. A voi, miei cari amici, che ci avete portato dove siamo oggi, che possiate ottenere tutto ciò che meritate! (Abu'l)
  • Non mi troveranno. Sono una lama nella folla. (Altaïr)
  • Siamo un tutt'uno e condividiamo la gloria delle vittorie come pure il dolore delle nostre sconfitte: in questo modo diventiamo più vicini, diventiamo più forti. (Malik)

Dialoghi

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  Citazioni in ordine temporale.

  • Vidic: Che cos'è un ricordo, signor Miles?
    Desmond: È la memoria di un evento passato...
    Vidic: ...specifica dell'individuo che ricorda l'evento.
    Desmond: Sì, certo.
    Vidic: E se le dicessi che il corpo umano ospita non solo la memoria di un individuo, ma anche quella dei suoi antenati? La mnestica, se vuole. Migrazione, ibernazione, riproduzione. Come fanno gli animali a sapere quando e dove andare, che cosa fare?
    Desmond: È soltanto istinto animale.
    Vidic: Ora sta discutendo di semantica, signor Miles. Comunque lo chiami, resta il fatto che queste creature conservano delle conoscenze che trascendono il requisito di esperienza personale. Ho passato gli ultimi trent'anni a cercare di capire il perché! Ho scoperto una cosa molto affascinante: il nostro DNA funziona come un archivio, contiene non solo le istruzioni genetiche derivate dalle generazioni passate, ma anche i ricordi, i ricordi dei nostri antenati.
  • Altaïr: C'è stato un contrattempo: Roberto di Sable non era solo.
    Al Mualim: Quando mai il nostro lavoro va come previsto? È la nostra capacità d'adattamento che ci rende ciò che siamo.
  • Al Mualim: Ricordi, Altaïr, per cosa combattono gli Assassini?
    Altaïr: La pace, in ogni cosa.
    Al Mualim: Sì, in ogni cosa. Non basta arrestare la violenza di un uomo su un altro. Si riferisce anche alla pace dentro di noi. Non puoi avere l'una senza l'altra.
  • Altaïr: Non siete stato voi a dire che niente è reale e che tutto è lecito?
    Al Mualim: Non comprendi il reale significato di questa frase, figliuolo. Essa non garantisce la libertà di fare come ti aggrada. È una nozione che deve guidare i tuoi sensi, presuppone una saggezza di cui chiaramente difetti.
  • Tamir: La pagherai per questo, tu... e i tuoi simili.
    Altaïr: Sembra che siate solo voi a pagare, amico mio. Non trarrerete più profitto dalla sofferenza.
    Tamir: Mi hai preso per un mercante di morte qualunque, un parassita della guerra? Strano bersaglio, non trovi? Perché io, quando tanti altri fanno lo stesso?
    Altaïr: Vi considerate differente, dunque.
    Tamir: Oh, ma lo sono. Giacché servo una causa ben più nobile del mero profitto. Come pure i miei fratelli.
    Altaïr: Fratelli?
    Tamir: Ah, credi che agisca da solo? Sono solo una pedina, un ruolo da interpretare. Presto conoscerai gli altri, e non gradiranno quello che hai fatto qui.
    Altaïr: Bene, sono ansioso di sbarazzarmi anche di loro.
    Tamir [ultime parole]: L'orgoglio... ti distruggerà, ragazzo!
  • Altaïr: Liberatevi del fardello.
    Garniero: Ah, ora avrò riposo, eh? Il sonno senza fine mi chiama, ma prima di chiudere gli occhi devo sapere... che ne sarà dei miei figlioli?
    Altaïr: Coloro che avete fatto soffrire con crudeli esperimenti? Ora saranno liberi di tornare alle loro case.
    Garniero: Case? Quali case? Le fogne? I bordelli? Le prigioni dalle quali li ho tirati fuori?
    Altaïr: Avete preso quegli uomini contro la loro volontà.
    Garniero: Sì, per quanto poca potessero averne. Sei invero così ingenuo? Accontenti un bambino piangente solo perché frigna? "Ma voglio giocare col fuoco, padre!" Che cosa gli diresti? "Fa' come credi!" Ah, ma la tua risposta lo farebbe ustionare.
    Altaïr: Quelli non sono bambini, ma uomini e donne cresciuti.
    Garniero: Nel corpo, forse, ma non nella mente. Era quello il danno che cercavo di riparare. Lo ammetto, senza il manufatto che voi ci avete rubato i miei progressi sono rallentati. Ma ci sono le erbe, misture ed estratti. Le mie guardie ne sono la prova: erano dei pazzi, prima che li trovassi e li liberassi dalle prigioni della loro stessa mente. E alla mia morte, pazzi ritorneranno.
    Altaïr: Credete davvero di averli aiutati?
    Garniero [ultime parole]: Non è ciò che credo, è ciò che so.
  • Altaïr: E adesso, schiavista?
    Talal: Non chiamarmi così. Voglio solo aiutarli, come io sono stato aiutato un tempo.
    Altaïr: Non date loro grande aiuto imprigionandoli così.
    Talal: Imprigionarli? Li mantengo al sicuro, in preparazione del viaggio che li attende.
    Altaïr: Quale viaggio? È una vita di schiavitù.
    Talal [ride]: Tu non sai niente, è stata una follia persino condurti qui, pensare che tu potessi vedere e comprendere.
  • Talal: Dunque vuoi vedere l'uomo che ti ha convocato qui?
    Altaïr: Non mi avete convocato voi, sono venuto per conto mio.
    Talal [ride]: Sicuro? Chi ha disserato la porta? Chi ti ha aperto la strada? Hai forse usato la spada contro uno solo dei miei uomini? Mh? No, tutto questo l'ho fatto io per te. Avanza nella luce, dunque, e ti concederò un ultimo favore. [Altaïr avanza verso la luce, e Talal si mostra a viso aperto in una posizione più alta rispetto ad Altaïr] Ora sono davanti a te, che cosa desideri?
    Altaïr: Scendete quaggiù, chiudiamo questa storia con onore.
    Talal: Perché far sempre ricorso alla violenza? Non posso aiutarti, Assassino, perché tu non vuoi aiutare te stesso. E non posso rischiare che il mio lavoro venga minacciato. Non mi lasci scelta, devi morire.
  • Altaïr: Non avete più dove fuggire, svelatemi i vostri segreti.
    Talal: Il mio dovere l'ho fatto, Assassino. La fratellanza non è così debole da fermare la sua opera solo per la mia morte.
    Altaïr: Quale fratellanza?
    Talal: Al Mualim non è l'unico ad avere dei piani sulla Terra Santa, questo è tutto ciò che saprai da me.
    Altaïr: Allora abbiamo finito, chiedete perdono al vostro Dio.
    Talal: Ormai ci ha abbandonato da tempo, come ha abbandonato gli uomini e le donne che ho accolto tra le mie braccia.
    Altaïr: Che volete dire?
    Talal: Mendicanti, puttane, lebbrosi... Ti paiono adeguati...? Sono inadatti persino ai compiti più umili. No, non li ho presi per venderli, ma per salvarli! Tu invece ci uccideresti soltanto perché ti è stato chiesto.
    Altaïr: No, voi traete profitto dalla guerra, da vite perdute e spezzate.
    Talal [ultime parole]: Sì, questo è ciò che credi, ignorante come sei. Hai isolato la mente... Dicono che è il meglio che la tua gente sa fare. Non cogli l'ironia di tutto questo? No, non ancora, pare. Ma lo farai.
  • Altaïr: Riposate, ora. Le loro parole non possono più nuocervi.
    Abu'l: Dimmi, perché hai fatto questo?
    Altaïr: Avete rubato denaro ai vostri sudditi, l'avete destinato a qualche ignoto proposito. Voglio sapere dov'è finito e perché.
    Abu'l: Guardami! La mia stessa natura è un affronto alla gente che governavo, e queste nobili vesti riuscivano a malapena a soffocare le loro grida d'odio.
    Altaïr: Dunque è una questione di vendetta.
    Abu'l: No, non di vendetta, ma di coscienza. Come potevo finanziare una guerra al servizio dello stesso Dio che mi ritiene un abominio?
    Altaïr: Se non servite la causa di Salah al'Din, allora quella di chi?
    Abu'l: Col tempo li conoscerai. Credo anzi che tu l'abbia già fatto.
    Altaïr: Ma perché nascondersi, e perché questi misfatti?
    Abu'l: Cos'ha di diverso dal tuo lavoro? Tu prendi la vita di uomini e donne, forte nella convinzione che la loro morte migliorerà la sorte di coloro che rimangono: un male minore per un bene superiore. Noi siamo simili.
    Altaïr: No, non lo siamo affatto.
    Abu'l [ultime parole]: Ah, ma te lo leggo negli occhi... il dubbio. Voi non potete fermarci. Avremo il nostro nuovo mondo.
  • Al Mualim: I sistemi con i quali gli uomini governano si riflettono sulla loro gente. Mentre tu mondi le città dalla corruzione, guarisci i cuori e le menti di coloro che vi abitano.
    Altaïr: I nostri nemici dissentirebbero.
    Al Mualim: Che vuoi dire?
    Altaïr: Ogni uomo che ho ucciso mi ha confessato strane cose. Essi non provano rimorso. Persino nella morte, sembrano sicuri del loro successo. Benché non lo ammettano direttamente, c'è un legame tra di essi, ne sono sicuro.
    Al Mualim: C'è una differenza, Altaïr, tra ciò che ci viene detto essere vero e ciò che vediamo essere vero. Molti uomini non si curano di tale distinzione. È più facile così. Ma in quanto Assassino, è nella tua natura osservare, interrogarsi.
    Altaïr: Allora cos'è che lega quegli uomini?
    Al Mualim: Ah, ma in quanto Assassino, è anche tuo dovere frenare quei pensieri e confidare nel tuo maestro, perché non può esistere vera pace senza ordine, e l'ordine richiede autorità.
    Altaïr: Parlate per enigmi, maestro! Mi elogiate per essere perspicace e poi mi chiedete di non esserlo! Che devo fare?
    Al Mualim: La domanda avrà risposta quando non avrai più bisogno di chiedere.
  • Riccardo: Tremila anime, Guglielmo. Mi era stato detto che li avremmo tenuti in prigionia, e consegnati in cambio dei nostri uomini.
    Guglielmo: I Saraceni non avrebbero mai onorato l'accordo, lo sapete anche voi, vi ho reso un favore.
    Riccardo [ride]: Oh sì, davvero un bel favore. Ora i nostri nemici saranno ancora più determinati, combatteranno con maggior vigore.
    Guglielmo: Conosco bene i nostri nemici, non ne saranno incoraggiati: ne saranno atterriti.
    Riccardo: Ditemi, com'è che conoscete così bene gli intenti del nemico? Voi che preferite le trame politiche al campo di battaglia.
    Guglielmo: Ho fatto il mio dovere, ciò che era giusto.
    Riccardo: Avete giurato di sostenere l'opera di Dio, Guglielmo, ma non è ciò che vedo qui, no, vedo un uomo che la mortifica.
    Guglielmo: Le vostre parole sono aspre, mio sire, speravo ormai di essermi guadagnato la vostra fiducia.
    Riccardo: Siete il reggente di Acri, Guglielmo, governate in mia vece, quanta altra fiducia volete? Vorreste forse la mia corona?
    Guglielmo: Proprio non capite, ma non è una novità.
    Riccardo: Non intendo sprecare la giornata a blaterare con voi, ho una guerra da combattere. Ne riparleremo un'altra volta.
    Guglielmo: Non vi trattengo oltre, allora, vostra grazia. [Riccardo cavalca via con le sue truppe, Guglielmo parla tra sé] Non ci sarà posto per quelli come lui nel nuovo mondo.
  • Altaïr: Riposate, ora. Le vostre macchinazioni sono finite.
    Guglielmo: Che ne sai del mio lavoro?
    Altaïr: So che intendevate far uccidere Riccardo, e consegnare Acri a vostro figlio Corrado.
    Guglielmo [ride]: Corrado? Mio figlio è un asino, è incapace di guidare un esercito, figuriamoci un regno. E Riccardo, [...] accecato com'è dalla fede nel Trascendente. Acri non appartiene a nessuno di loro.
    Altaïr: A chi dunque?
    Guglielmo: La città appartiene alla sua gente.
    Altaïr: Come potete parlare per gli abitanti? Avete rubato loro il cibo, li avete puniti senza pietà, li avete obbligati a servirvi.
    Guglielmo: Tutto ciò che ho fatto, l'ho fatto per prepararli al nuovo mondo. Ho rubato loro il cibo? No, l'ho messo da parte in modo da poterlo razionare in tempi di ristrettezza. Guardati attorno, il mio distretto è privo di crimini, tranne quelli commessi da te e dai tuoi simili! Quanto alle reclute, non venivano addestrate a combattere, veniva loro insegnato il valore dell'ordine e della disciplina. Non mi paiono degli atti malvagi.
    Altaïr: Per quanto reputiate nobili le vostre intenzioni, quegli atti sono crudeli e non possono continuare.
    Guglielmo [ultime parole]: Vedremo quanto saranno dolci i frutti del tuo lavoro. Tu non liberi le città come credi, le mandi in rovina, e alla fine potrai biasimare solo te stesso. Tu, che parli di buone intenzioni.
  • Altaïr: Avete paura?
    Sibrando: Certo che ho paura!
    Altaïr: Ma ora siete al sicuro, stretto tra le braccia del vostro Dio.
    Sibrando: I miei fratelli non t'hanno insegnato nulla? So che cosa attende me, e tutti noi.
    Altaïr: Se non il vostro Dio, che cosa?
    Sibrando: Niente, il nulla ci attende, ed è questo che temo.
    Altaïr: Voi non credete?
    Sibrando: Come potrei considerato ciò che so, ciò che ho visto? Il nostro tesoro era la prova.
    Altaïr: La prova di cosa?
    Sibrando: Che questa vita è l'unica che abbiamo.
    Altaïr: Indugiate ancora un poco, dunque, e ditemi qual era il vostro ruolo.
    Sibrando: Un embargo via mare, per impedire ai ridicoli regnanti di inviare rinforzi, una volta che avessimo...
    Altaïr: ...conquistato la Terra Santa?
    Sibrando: Liberato, stolto, dalla tirannia della fede.
    Altaïr: Libertà? Avete operato per rovesciare città, per controllare la mente degli uomini, avete ucciso chiunque parlasse contro di voi.
    Sibrando [ultime parole]: Ho eseguito gli ordini, credendo nella mia causa, come te.
  • Al Mualim: Prima che tu vada, ho io una domanda per te.
    Altaïr: Certo.
    Al Mualim: Qual è la verità?
    Altaïr: Abbiamo fede in noi stessi, vediamo il mondo per ciò che davvero è, sperando che un giorno l'umanità possa vederlo come noi.
    Al Mualim: Che cos'è il mondo, allora?
    Altaïr: Un'illusione, alla quale sottomettersi, come fanno molti, o da trascendere.
    Al Mualim: Che significa trascendere?
    Altaïr: Riconoscere che niente è reale e tutto è lecito, che le leggi non vengono dalla divinità ma dalla ragione. Ora capisco che il nostro credo non ci comanda di essere liberi: ci comanda di essere saggi.
  • Altaïr: Roberto di Sable è a Gerusalemme.
    Malik: Ho veduto i cavalieri coi miei occhi.
    Altaïr: Solo la sventura segue quell'uomo. Non gli darò l'occasione di proseguire la sua campagna.
    Malik: Che la vendetta non offuschi il tuo giudizio, fratello. Sappiamo entrambi che ciò non è un bene.
    Altaïr: Non ho dimenticato. Non hai niente da temere. Non cerco vendetta, ma conoscenza.
    Malik: Davvero non sei più l'uomo che conoscevo.
    Altaïr: Il mio lavoro mi ha insegnato molto, mi ha rivelato segreti, ma ancora mi mancano delle tessere di questo rompicapo.
    Malik: Che vuoi dire?
    Altaïr: Gli uomini che ho eliminato operavano insieme, guidati da costui. Roberto ha dei piani su questa terra, questo lo so per certo. Ma come e perché, quando e dove, tutto questo mi sfugge.
    Malik: Crociati e Saraceni che collaborano?
    Altaïr: Non sono niente di tutto ciò, ma qualcos'altro: Templari.
    Malik: I Templari fanno parte dell'esercito crociato.
    Altaïr: O così vogliono far credere a Riccardo. No! La loro fedeltà va a Roberto de Sable e a una loro astrusa idea di poter fermare la guerra.
  • Altaïr: Roberto e i suoi Templari sono in città: sono qui per rendere omaggio a Majid Addin. Assisteranno al funerale e lo farò anch'io.
    Malik: Perché mai dei Templari dovrebbero assistere al suo funerale?!
    Altaïr: Questo ancora non mi è chiaro, anche se otterrò una confessione a tempo debito. I cittadini stessi sono divisi, molti li vogliono morti, altri però dicono che sono qui per parlamentare, per fare pace.
    Malik: Pace?
    Altaïr: Te l'ho detto: gli altri che ho ucciso mi hanno detto lo stesso.
    Malik: Ciò li renderebbe nostri alleati, e tuttavia li uccidiamo.
    Altaïr: Non ingannarti! Non siamo affatto come quegli uomini: il loro scopo appare nobile, ma i mezzi per ottenerlo non lo sono. Almeno, così Al Mualim m'ha detto.
    Malik: Dunque qual è il tuo piano?
    Altaïr: Presenzierò al funerale e affronterò Roberto.
    Malik: Prima è, meglio è. Che la fortuna guidi la tua lama, fratello!
    Altaïr: Malik, prima di andare c'è qualcosa che devo dirti.
    Malik: Parla, dunque.
    Altaïr: Sono stato stupido!
    Malik: Normalmente non oserei contraddirti, ma che ti prende? Di che cosa parli?
    Altaïr: Fino ad ora... non ti ho mai chiesto scusa. Troppo orgoglioso. Hai perso un braccio a causa mia. Hai perso Kadar. Avevi tutto il diritto di essere in collera.
    Malik: Non accetto le tue scuse.
    Altaïr: Comprendo.
    Malik: No, non comprendi. Non accetto le tue scuse perché non sei più l'uomo che venne con me nel tempio di Salomone, perciò tu non hai nulla di cui scusarti.
  • Altaïr: I tuoi intrighi, come te, sono alla fine.
    Roberto [ride]: Che ne capisci tu di intrighi? Non sei che un burattino. Ti ha tradito, ragazzo, proprio come ha fatto con me.
    Altaïr: Parla chiaro, Templare! Oppure taci.
    Roberto: Ti ha mandato a uccidere nove uomini, eh? I nove che custodivano il segreto del tesoro.
    Altaïr: E allora?
    Roberto: Non furono in nove a trovare il tesoro, Assassino. Non nove, ma dieci!
    Altaïr: Un decimo?! Nessuno con quel segreto può vivere, dimmi il suo nome.
    Roberto: Oh, ma tu lo conosci bene, e dubito che gli toglieresti la vita di buon grado, come hai tolto la mia.
    Altaïr: Chi è?
    Roberto: Il tuo signore: Al Mualim.
    Altaïr: Ma lui non è un Templare.
    Roberto: Ti sei mai chiesto come facesse a sapere sempre tutto, dove trovarci, quanti eravamo, quali erano i nostri fini?
    Altaïr: Egli è il maestro degli Assassini.
    Roberto: Sì, maestro di menzogne! Tu e io non siamo che pedine nel suo grande gioco. E ora, alla mia morte resterai solo tu. Credi che ti lascerà vivere, sapendo ciò che fai?
    Altaïr: Non ho interesse nel tesoro.
    Roberto: Ah, ma lui sì. La sola differenza tra me e il tuo signore è che lui non vuole spartirlo.
    Altaïr: No...
    Roberto [ultime parole]: Ironico, vero? Che io, il tuo più acerrimo nemico, ti tenessi al riparo dai guai. Ma ora mi hai tolto la vita. E di conseguenza, condannato la tua.
  • Riccardo: Ti sei battuto bene! Dio, oggi, ha favorito la tua causa, Assassino!
    Altaïr: Dio non c'entra niente. Io ho combattuto meglio.
    Riccardo: Ah, forse tu non credi in lui, ma pare che lui creda in te...! Prima che tu vada, ho una domanda.
    Altaïr: Chiedete, dunque.
    Riccardo: Perché... perché fare tutta questa strada, rischiare la tua vita mille volte, solo per uccidere un uomo?
    Altaïr: Ha minacciato i miei fratelli e ciò in cui crediamo.
    Riccardo: Ah! Vendetta, dunque.
    Altaïr: No, non vendetta. Giustizia. Perché ci sia la pace!
    Riccardo: È per ciò che combatti? Per la pace? Non vedi la contraddizione?
    Altaïr: Con taluni non si può ragionare.
    Riccardo: Come con quel pazzo di Saladino.
    Altaïr: Credo che egli vorrebbe vedere la fine di questa guerra quanto voi.
    Riccardo: Così ho sentito, ma non visto!
    Altaïr: Pur se non lo dice, è ciò che la gente vuole. Saraceni e Crociati allo stesso modo.
    Riccardo: La gente non sa ciò che vuole, per questo si rivolge a uomini come noi.
    Altaïr: Allora spetta a uomini come voi fare ciò che è giusto!
    Riccardo: Assurdo! Siamo venuti al mondo scalciando e urlando, violenti e instabili. È questo che siamo, non possiamo farci nulla.
    Altaïr: No, siamo ciò che scegliamo di essere.
    Riccardo: Ah, voialtri, sempre a giocare con le parole.
    Altaïr: Affermo il vero. Non c'è inganno in quel che dico.
    Riccardo: Lo sapremo presto! Temo però che oggi non potrai ottenere ciò che vuoi: in questo stesso istante quel maledetto Saladino fa strage dei miei uomini e devo assisterli. Ma forse, avendo visto quanto è vulnerabile, riconsidererà le sue azioni. Sì, col tempo ciò che cerchi potrebbe realizzarsi.
  • Al Mualim: Dunque, l'allievo è tornato.
    Altaïr: Non sono uno che fugge.
    Al Mualim: Nemmeno uno che ascolta.
    Altaïr: Se vivo è grazie a questo!
    Al Mualim: Che cosa ne farò di te?
    Altaïr: Lasciatemi andare!
    Al Mualim: Oh, Altaïr, percepisco l'odio nella tua voce, il suo calore. Lasciarti andare? Non sarebbe prudente.
    Altaïr: Perché fate questo?!
    Al Mualim: Ho trovato la prova.
    Altaïr: La prova di cosa?
    Al Mualim: Che niente è reale, e che tutto è lecito. [Al Mualim richiama attraverso la Mela dell'Eden dei soldati che assumono le sembianze dei bersagli assassinati da Altaïr] Venite. Annientate il traditore, strappatelo da questo mondo!
  • Al Mualim: Le tue ultime parole?
    Altaïr: M'avete mentito! Il fine di Roberto era infame, ma era lo stesso che avete sempre avuto voi!
    Al Mualim: Non sono mai stato bravo a condividere.
    Altaïr: Non ce la farete: altri troveranno la forza di ribellarsi a voi.
    Al Mualim: Ah, è per questo: finché gli uomini mantengono il libero arbitrio, non può esserci pace!
    Altaïr: L'ultimo uomo che ha parlato così l'ho ucciso.
    Al Mualim: Parole ardite, ragazzo! Ma solo parole!
    Altaïr: Allora liberatemi: le trasformerò in azioni! [Al Mualim ride] Ditemi, "maestro", perché non mi avete trattato come gli altri Assassini? Perché lasciarmi la coscienza?!
    Al Mualim: Ciò che sei e ciò che fai sono due cose strettamente correlate: privarti di una mi avrebbe fatto perdere l'altra, e quei Templari dovevano morire. Ah, la verità è che ci ho provato, nel mio studio, quando t'ho mostrato il tesoro: ma tu non sei come gli altri, hai visto attraverso l'illusione.
    Altaïr: L'illusione?
    Al Mualim: Non ha mai fatto altro. Questo tesoro dei Templari, questo Frutto dell'Eden, questa Parola di Dio! Ora comprendi? Il Mar Rosso non si è mai aperto, l'acqua non è mai diventata vino, non furono le macchinazioni di Eris a dar luogo alla Guerra di Troia, ma questo! Tutte illusioni, nient'altro!
    Altaïr: Il vostro piano non è da meno come illusione. Obbligare gli uomini a seguirvi contro la loro volontà!
    Al Mualim: C'è qualcosa di meno reale dei fantasmi che Saraceni e Crociati inseguono ora? Di quegli dèi vigliacchi che hanno abbandonato questo mondo cosicché gli uomini potessero massacrarsi nel loro nome?! Essi vivono già un'illusione, io gliene sto solo dando un'altra. Una assai meno sanguinosa.
    Altaïr: A meno che non scelgano quei fantasmi!
    Al Mualim: Davvero? A parte occasionali convertiti o eretici?
    Altaïr: Non è giusto!
    Al Mualim: Ah, ora la logica ti abbandona, al suo posto dai spazio all'emozione. Mi deludi.
    Altaïr: Che cosa si fa allora?
    Al Mualim: Tu non mi seguirai e io non posso obbligarti.
    Altaïr: E voi non rinuncerete a questo malvagio disegno.
    Al Mualim: Sembra allora che siamo a un punto morto.
    Altaïr: No. Siamo alla fine.
    Al Mualim: Ah, mi mancherai, Altaïr. Eri il mio allievo prediletto. [Inizia il combattimento e Al Mualim sfrutta la Mela dell'Eden per rendersi invisibile e confondere Altaïr] Cieco, Altaïr. Cieco sei sempre stato. E cieco sarai.
  • Al Mualim: Impossibile, l'allievo non sconfigge il maestro.
    Altaïr: Niente è reale, tutto è lecito.
    Al Mualim: Così pare. Hai vinto, dunque, va' a reclamare il tuo premio.
    Altaïr: Avevate il fuoco in pugno, vecchio. Avrebbe dovuto essere distrutto.
    Al Mualim: Distruggere l'unica cosa in grado di fermare le Crociate e creare la vera pace? Giammai.
    Altaïr: Allora lo farò io.
    Al Mualim: Questo lo vedremo. [...] Distruggilo! Distruggilo come hai detto!
    Altaïr: Non... non posso!
    Al Mualim [ultime parole]: Sì che puoi, Altaïr. Ma non lo farai.

Oh mio Dio! Sembrerebbe... ma è sangue! Chi diavolo tenevano qui prima di me? E che cosa gli è successo? Chissà che cosa vorrà dire... (Desmond)

Citazioni su Assassin's Creed

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  • Prova il potere di un Assassino. (tagline[2])
  1. Cfr. Qoelet: «Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho compreso che anche questo è un inseguire il vento, perché molta sapienza, molto affanno; | chi accresce il sapere, aumenta il dolore».
  2. Dal retro della confezione del gioco per PlayStation 3.

Voci correlate

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