Asrate Kassa

Asrate Kassa (1922- 1974), politico etiope.

Asrate Kassa nel 1966

Citazioni di Asrate KassaModifica

  • Nei trascorsi trent'anni abbiamo fatto del nostro meglio per mantenere l'integrità della nostra nazione e per dare all'Etiopia un posto fra le nazioni civili del mondo. Abbiamo avuto la nostra parte di successo e quella di fallimento, ma ogni anno dalla fine dell'occupazione fascista abbiamo fatto un passo avanti sulla via dello sviluppo sociale ed economico.[1]
  • Poca gente, oggi, capisce ciò che un regime militare potrebbe fare al nostro paese. Non sarà soltanto un governo che darà la priorità alla legalità e all'ordine e che manderà in prigione i politici indesiderati. No, nel nostro paese cercherà di sradicare l'intera élite, perché i militari non si sentiranno veramente al sicuro fintantoché noi saremo in circolazione. Quale follia![2]
  • Noi saremo fra i primi a essere eliminati, ma poi verrà il turno dell'uomo della strada. Perché essi sopsetteranno di tutti e cacceranno in prigione etiopici di ogni classe sociale, mentre l'esecuzione in massa della nostra gente sarà all'ordine del giorno. Essi spingeranno una popolazione contro l'altra e presto il sottile strato di solidarietà che lentamente si è venuto a formare fra i diversi popoli dell'Etiopia sarà scalpellato via dalla mente degli etiopici. Allora l'Impero, che è stato costruito con il sangue di tanti coraggiosi compatrioti, si disintegrerà e l'Etiopia non sarà più il paese unito, fiero e sagace che è oggi. Ci sono alcuni di noi che vedono con chiarezza ciò che sta per arrivare, ma le nostre mani sono legate dalla lealtà a un uomo, che fa di noi ciò che noi siamo oggi.[3]
  • [Sulla guerra d'indipendenza dell'Eritrea] Fino a quando ci potremo permettere di governare il nostro popolo con la canna del fucile? Fino a quando dovremo continuare a sacrificare le vite dei giovani etiopici nei burroni e nei deserti dell'Eritrea, braccati come animali da ribelli ben motivati? Come possiamo permettere la distruzione di una nazione soltanto perché, ad Addis Abeba, alcuni ministri si sono messi in testa che è necessario usare più forza in Eritrea? Ci sono uomini il cui principale interesse è quello di allargare la breccia fra i vari gruppi etnici dell'Etiopia per i loro egoistici obiettivi.[4]
  • [Sulla Guerra d'indipendenza dell'Eritrea] Da quando ho accettato la responsabilità di governare questa regione, mi sono rifiutato di vedere i nostri ragazzi massacrarsi fra di loro. Abbiamo migliorato l'amministrazione nell'Eritrea Occidentale e ci siamo impegnati a sostenere con decisione una politica che prevede misure per costruire un nuovo rapporto con le popolazioni, basato sulla mutua fiducia e nella certezza del nostro comune destino. È ormai giunto il tempo per un nuovo modo di affrontare l'intero problema dell'Eritrea.[5]
  • Sono appena stato con Sua Maestà per oltre tre ore. Ho cercato di convincerlo a partire con me per il Lasta o il Beghemeder e ad attivare il sostegno del popolo alla Corona. Una volta che le province montanare avessero dimostrato la loro piena solidarietà al sovrano e alla nazione, c'era ben poco che l'esercito avrebbe potuto fare nella capitale. L'imperatore mi rispose con voce alterata: «Ma perché dovremmo abbandonare Addis Abeba, non lo sai che noi abbiamo tutto sotto controllo?». Gli risposi che, per quanto ne sapevo io, le cose non erano affatto normali. Il primo ministro Endelcacciù Maconnen dipendeva virtualmente dal cosiddetto Comitato di coordinamento delle Froze Armate e il governo accettava ogni richiesta che i militari avessero fatto. Per qualche istante l'imperatore rimase in silenzio; poi, all'improvviso, come se si fosse risvegliato da un sogno, mi rivolse uno sguardo affettuoso ma risoluto, e disse: «No, la furia dell'uragano presto calerà e le cose torneranno come prima. Non voglio essere accusato, per la seconda volta nella mia vita, di aver abbandonato il mio popolo al suo destino.» (lettera ad Asfa-Wossen Asserate, maggio 1974)[6]
  • Cercai di sostenere che ciò che stavano vedendo non era una rivolta come quella del 1960, ma il classico scenario di una rivoluzione, e noi avremmo dovuto agire di conseguenza. L'imperatore, però, cambio di colpo argomento e cominciò a parlare dei vecchi tempi e di mio padre Kassa Hailù, del cui saggio consiglio sentiva la mancanza. Andò avanti parecchio a rivangare il passato e io on riuscii più a riportarlo ad affrontare i pericoli odierni. Era come se egli trovasse un sollievo nel passato e non volesse essere messo a confronto con la sinistra realtà di oggi. Per la prima volta nella mia vita compresi che tutto questo contava moltissimo per lui. Egli aveva rivelato alcuni segni di stanchezza negli ultimi mesi, ma niente era al confronto di oggi. Sembrava, alla fine, che dovesse soccombere a qualcosa che egli aveva sempre combattuto per decenni: la vecchiaia. Quando lasciai il Palazzo del Giubileo, mi sentivo molto triste e capii che l'era di Hailè Selassiè stava per finire e che nessuno di noi sarebbe stato capace di fare qualcosa per impedirlo. Come sarebbero state diverse le cose se noi avessimo avuto oggi l'Hailè Selassiè che noi abbiamo conosciuto nel 1941. La volpe che ideò lo stratagemma per riacquistare la sovranità etiopica che i nostri alleati inglesi ci contestavano, avrebbe sicuramente intuito la gravità della nostra situazione e avrebbe trovato una via d'uscita da questo dramma senza speranze. (lettera ad Asfa-Wossen Asserate, maggio 1974)[7]
  • Dal momento che non sono stato privato della sua Grazia e del suo Aiuto, ne ho tratto grande conforto. Ho Lui come guida, mi sono affidato interamente a Lui. Sono assolutamente certo che alla fine Egli non mi abbandonerà. E questa è la sola cosa che io vi lascio come eredità: la vera fede in Lui, che era, che è ancora e sarà per sempre. (lettera ad Asfa-Wossen Asserate durante il suo imprigionamento dal Derg)[8]

Citazioni su Asrate KassaModifica

  • Esattamente come il padre ras Kassa Hailù - che era l'erede in linea diretta del capostipite della dinastia scioana, re Sahle Selassie - egli aveva sempre preferito esercitare il ruolo di «creatore di re» piuttosto che quello di «aspirante al trono». (Angelo Del Boca)
  • Se il problema eritreo angustiava l'imperatore, Asserate Kassa, che lo viveva giorno dopo giorno, ne era ancor più angosciato. (Angelo Del Boca)
  • Si vanta di essere il discendente autentico di ben tre dinastie regionali. Presidente del consiglio della corona, ex presidente del senato ed ex governatore generale dell'Eritrea, Kassa è al vertice di potenti clientele. Inoltre piace al dipartimento di Stato americano, secondo il quale esercitò le sue funzioni nella ex colonia italiana «con comprensione e saggezza». (Arminio Savioli)

NoteModifica

  1. Citato in Angelo Del Boca, Il Negus, Editori Laterza, 2007, pp. 293-294
  2. Citato in Angelo Del Boca, Il Negus, Editori Laterza, 2007, p. 294
  3. Citato in Angelo Del Boca, Il Negus, Editori Laterza, 2007, p. 295
  4. Citato in Angelo Del Boca, Il Negus, Editori Laterza, 2007, pp. 307-308
  5. Citato in Angelo Del Boca, Il Negus, Editori Laterza, 2007, p. 308
  6. Citato in Angelo Del Boca, Il Negus, Editori Laterza, 2007, p. 321
  7. Citato in Angelo Del Boca, Il Negus, Editori Laterza, 2007, pp. 321-322
  8. Citato in Angelo Del Boca, Il Negus, Editori Laterza, 2007, p. 330

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