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Arrigo Petacco

scrittore, giornalista e storico italiano

Arrigo Petacco (1929 – 2018), giornalista e scrittore italiano.

Indice

Citazioni di Arrigo PetaccoModifica

  • Cavour, Garibaldi e Mazzini sono i padri della Patria ma per la verità si odiavano, tutti quanti tra di loro si odiavano moltissimo. Cavour ha giocato Garibaldi, lo ha strumentalizzato, Garibaldi si è difeso contro di lui, Mazzini era odiato da entrambi, però la Storia li vuole tutti insieme perché tutto sommato tutti e tre hanno contribuito all'unificazione nazionale (Intervista ad Arrigo Petacco autore del "Il Regno del Sud")
  • «Crocco» però non era un patriota, bensì un criminale comune feroce e sanguinario. (da La regina del sud, Mondadori, 1992, p. 176)
  • Il Meridione non era in mano a un Paese abbandonato come lo racconta la storia risorgimentale, a Napoli c'era la ferrovia prima che a Torino, a Napoli costruivano le prime navi a vapore che a Genova non le costruivano ancora, nel Regno di Napoli c'erano le acciaierie, il ferro, la ghisa, costruivano già i ponti di ferro! C'era già in embrione una notevole promessa di sviluppo industriale. I nordisti si presero tutto, arrivò un certo Bastogi da Livorno che si prese tutto il monopolio delle ferrovie e praticamente il nord impedì al sud di crescere ed è venuto fuori quello che è venuto fuori. (Intervista ad Arrigo Petacco autore del "Il Regno del Sud")

L'uomo della ProvvidenzaModifica

IncipitModifica

Ora che, dopo avere proiettato la sua ombra inquietante su tutto il XX secolo, è stato finalmente sdoganato dall'attualità e collocato nella storia, ora che ci è consentito trattarlo in maniera asettica, come Cavour, Crispi o Giolitti, senza lasciarci sopraffare dalle emozioni, possiamo trovarci d'accordo nel dire che Benito Mussolini fu, nel bene e nel male un grande uomo, un grande rivoluzionario un grande politico, un grande statista? Nessun italiano, prima e dopo di lui, ha mai suscitato tanto entusiasmo, tanto isterismo, tanta speranza, tanto orgoglioso patriottismo e tanto dolore. Nessun italiano è stato più amato e più rinnegato, nessuno ha lasciato dietro di sé tanto amore, tanto odio e tanta rovina.

CitazioniModifica

  • [Mussolini] Rivoluzionario, socialista, pacifista, interventista, repubblicano, monarchico, e infine Duce e condottiero, egli si distingue da Lenin, da Hitler e dagli altri dittatori del suo tempo proprio per questa sua funambolica capacità di trasformarsi. Quelli conquistarono il potere fidando su incrollabili certezza e obbedendo a schemi precedentemente stabiliti, lui lo conquistò mutando i suoi programmi in corso d'opera con la disinvoltura di un esperto giocoliere. (cap. 1, p. 4)
  • Costretto a cercare una via d'uscita fra una destra acefala, reazionaria e spaventata e una sinistra impazzita che «voleva fare come in Russia», Mussolini riuscì, con l'uso spregiudicato della persuasione e della violenza, a organizzare un partito nuovo e diverso compiendo il «miracolo» di unire nello stesso fascio monarchici e repubblicani, cattolici e anticlericali, estremisti di destra ed estremisti di sinistra. (cap. 1, p. 4)
  • Angelica [Balabanoff] (destinata a diventare commissario del popolo del primo governo bolscevico e poi, dopo l'abiura, la ninfa Egeria dei socialdemocratici italiani) compensava la sua scarsa venustà con una vivace intelligenza. Più vecchia di otto anni del suo «Benitoscha», come lei lo chiamava, prese il giovane rivoluzionario italiano [Benito Mussolini] sotto la sua ala protettrice e lo introdusse negli ambienti della sinistra tradizionale facendogli conoscere, fra gli altri, anche un suo «ex» dal nome ancora oscuro: Vladimir Il'ič Ul'janov, poi ribattezzato Lenin. Di lui, anni dopo, Mussolini ricorderà: «Era un gran sentimentale: come me amava molto la musica». (cap. 3, p. 22)

BibliografiaModifica

Arrigo Petacco, L'uomo della Provvidenza Mussolini, ascesa e caduta di un mito, Oscar storia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2006. ISBN 978-88-04-55393-9

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