Adolf Loos

architetto austriaco (1870-1933)

Adolf Loos (1870 – 1933), architetto austriaco.

Adolf Loos, 1904 circa

Citazioni di Adolf Loos

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  • Verrà un giorno in cui l'arredamento di un carcere ad opera del tappezziere di corte Schulze o del professor Van de Velde sarà considerato un inasprimento della pena.[1]

Ornamento e delitto

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  • Io ho scoperto e donato al mondo la seguente nozione: l'evoluzione della civiltà è sinonimo dell'eliminazione dell'ornamento dall'oggetto d'uso. Credevo di portare con questo nuova gioia nel mondo, ma esso non me ne è stato grato.[2]
  • [...] L'uomo moderno che si tatua è un delinquente o un degenerato. Vi sono prigioni dove l'ottanta per cento dei detenuti è tatuato. Gli individui tatuati che non sono in prigione sono delinquenti latenti o aristocratici degenerati. Se avviene che un uomo tatuato muoia in libertà, significa semplicemente che è morto qualche anno prima di aver potuto compiere il proprio delitto.[3]
  • Ogni arte è erotica.[3]

Parole nel vuoto

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  • Quando però un tedesco prende in mano la penna, non sa più scrivere come pensa e come parla. Chi scrive non sa parlare, chi parla non sa scrivere. E, per concludere, un tedesco non sa fare né l'una né l'altra cosa. (Introduzione, Vienna, agosto 1921 - Parigi, luglio 1931)
  • Non temere di essere giudicato non moderno. Le modifiche al modo di costruire tradizionale sono consentite soltanto se rappresentano un miglioramento, in caso contrario attieniti alla tradizione. Perché la verità, anche se vecchia di secoli, ha con noi un legame più stretto della menzogna che ci cammina al fianco.
  • L'uomo ama tutto ciò che serve alla sua comodità e odia tutto ciò che lo infastidisce e vuole strapparlo dalla posizione sicura che ha raggiunto. È per questo che ama la casa e odia l'arte.
  • Se in un bosco troviamo un tumulo, lungo sei piedi e largo tre, disposto con la pala a forma di piramide, ci facciamo seri e qualcosa dice dentro di noi: qui è sepolto qualcuno. Questa è architettura. (1910)
  • Sull'architettura viennese di questo secolo aleggia lo spirito di Potëmkin. (luglio 1989)
  • No, l'uomo non è una bestia. La bestia ama, ama in modo semplice come la natura ha stabilito. Ma l'uomo fa violenza alla propria natura e quindi all'eros che è in lui. Noi siamo bestie che sono state rinchiuse in stalle, bestie a cui viene negato il nutrimento naturale, bestie che devono amare a comando. Noi siamo animali domestici. Se l'uomo fosse rimasto una bestia, l'amore si sarebbe risvegliato nel suo cuore una volta all'anno. Ma la sensualità faticosamente repressa ci rende disponibili all'amore in qualsiasi momento. Ci è stata rubata la primavera. E la nostra sensualità non è semplice, ma complicata, non è naturale, ma contro natura. (21 agosto 1898)
  • Ma comunque sia: il marchese de Sade, che rappresenta il vertice della sensualità del suo tempo, una mente che ha saputo escogitare le torture più grandiose di cui la nostra fantasia sia capace, e la dolce, pallida fanciulla che si sente finalmente sollevata dopo essere riuscita a schiacciare la pulce, appartengono alla medesima famiglia. (21 agosto 1898)
  • La natura nobile che è nella donna la spinge a desiderare una cosa soltanto: affermarsi accanto all'uomo forte e grande. Questo oggi è possibile solo se la donna conquista l'amore dell'uomo. Ma noi andiamo incontro ad un'epoca nuova, migliore. Non sarà più il richiamo alla sensualità, ma l'indipendenza economica della donna che determinerà la parità con l'uomo. Il valore di una donna non dipenderà più dalle trasformazioni della sensualità. Assisteremo perciò alla definitiva sconfitta dei velluti e delle sete, dei fiori e dei nastri, delle piume e dei colori. Scompariranno. (21 agosto 1898)

Nonostante tutto

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  • Perché la critica della ragion pura non poteva essere opera di un uomo che aveva cinque penne di struzzo sulla berretta, la Nona sinfonia non è stata creata da un uomo che portava attorno al collo una patacca grande come un piatto e la stanza dove è morto Goethe è molto più bella della bottega da ciabattino di Hans Sachs, anche se in quest'ultima ogni singolo elemento poteva essere stato disegnato dalla mano di Dürer. (1908)
  • Dunque la casa non avrebbe niente a che vedere con l'arte, e l'architettura non sarebbe da annoverare tra le arti? Proprio così. Soltanto una piccolissima parte dell'architettura appartiene all'arte: il sepolcro e il monumento. Il resto, tutto ciò che è al servizio di uno scopo, deve essere escluso dal regno dell'arte. (Architettura, 1910; 2014)
  • L'architetto è un muratore che ha studiato il latino. (Ornamento ed educazione, 1924; 2014)
  • [...] È noto che non annovero gli architetti fra gli esseri umani. (Arnold Schönberg e i suoi contemporanei, 1924)
  • Ma un uomo che vuol dare disposizioni a una donna, dimostra con questo che egli considera la donna come una schiava del sesso. Farebbe meglio ad occuparsi del proprio abbigliamento. Le donne sapranno ben cavarsela con il loro. (1928)

Citazioni su Adolf Loos

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  • Adolf Loos e io, lui letteralmente, io linguisticamente, non abbiamo fatto e mostrato nient'altro se non che fra un'urna e un vaso da notte c'è una differenza e che proprio in questa differenza la civiltà ha il suo spazio. Gli altri invece, gli spiriti positivi, si dividono fra quelli che usano l'urna come vaso da notte e quelli che usano il vaso da notte come urna. (Karl Kraus)
  • Silurò la Secessione e l'Art Nouveaux, in nome di una prospettiva decisamente moderna, il viennese Adolf Loos. Le sue invettive, l'articolo «Ornamento e delitto» divenuto proverbiale, i suoi edifici ascetici, purissimi nei volumi e nelle superfici quanto complessi nella pluralità dei livelli e negli incastri altimetrici, segnarono l'atto di morte delle evasioni ottocentesche. (Bruno Zevi)
  • Un artista malvagio che stacca agli altri la parrucca dalla testa, poi rimette loro lo scalpo, affinché cicatrizzi, si rimargini con la loro persona. Egli è un filosofo che ama la concretezza, per il quale gli ornamenti in architettura sono futili orrori, un nodo imbrogliato da sciogliere senza alcun riguardo. Loos mette ordine nei mondi di quaggiù, nel mondo che l'uomo divenuto estraneo a se stesso si fa costruire dall'uomo architetto e che poi non fa per lui. (Else Lasker-Schüler)
  1. Citato in Marco Vinelli, Era viveur e moralista. Una comunità di fan per le sue idee dell'abitare, Corriere della Sera, 13 marzo 2021.
  2. Da Parole nel vuoto, 2014, p. 133.
  3. a b Da Parole nel vuoto, 2014.

Bibliografia

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  • Adolf Loos, Parole nel vuoto, traduzione di Sonia Gessner, Adelphi, Milano, 1982.
  • Adolf Loos, Parole nel vuoto, traduzione di Sonia Gessner, Adelphi, Milano, 2014. ISBN 978-88-459-7499-1

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