Vittorio Sereni

scrittore e poeta italiano

Vittorio Sereni (1913 – 1983), poeta italiano.

Vittorio Sereni

Citazioni di Vittorio SereniModifica

  • Ho avuto modo, dopo aver sentito qualche parere altrui, di leggere i versi della Cumani-Quasimodo e di farmene un'idea. Il meno che si possa dire è che si tratta di un testo con sicuri pregi di schiettezza e di nettezza espressiva.[1]
  • Come nella grafica, mentre di solito si disegna in nero su uno sfondo bianco, può accadere il contrario, cioè disegnare in negativo, qualcosa di analogo ho fatto io. Sono cioè partito da una situazione che sapevo negativa, nonostante questo e, anzi, proprio per questo.[2]

Diario d'AlgeriaModifica

  • Come un cordoglio | ho lasciato l'estate sulle curve | e mare e deserto è il domani | senza più stagioni.[3]
  • Ora il giorno è un sospiro | e tutta l'Attica un'ombra.[4]
  • Non sa più nulla, è alto sulle ali | il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna. | Per questo qualcuno stanotte | mi toccava la spalla mormorando | di pregar per l'Europa | mentre la Nuova Armada | si presentava alla costa di Francia. | Ho risposto nel sonno: – È il vento, | il vento che fa musiche bizzarre. | Ma se tu fossi davvero | il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna | prega tu se lo puoi, io sono morto | alla guerra e alla pace. | Questa è la musica ora: | delle tende che sbattono sui pali. | Non è musica d'angeli, è la mia | sola musica e mi basta. (campo Ospedale 127, giugno 1944)[5]
  • Così una donna amata e passata ad altri: si muove e parla, o tace, e ancora si sa che cosa c'è dietro quei moti e quei silenzi, ma non è il sapere che tutto ciò è per altri che ti dà pena – o non è solo questo –, è il sentire che altri ne prova delizia e ci legge e ci scopre, quasi fosse lui il primo, quanto già tu vi hai letto e scoperto; o peggio, ci vede altro da ciò che tu vi avevi visto e cancella i tuoi segni, per sostituirvi i propri, dalla lavagna che è lei.[6]

FrontieraModifica

  • S'è strozzato nel caldo | il concerto della vita che svaria | in estreme girandole d'acqua.
  • Il verde è sommerso in neroazzurri. | Ma le zebre venute di Piemonte | sormontano riscosse a un hallalì | squillato dietro barriere di folla. | Ne fanno un reame bianconero. | La passione fiorisce fazzoletti | di colore sui petti delle donne.[7]
  • Queste tue mani a difesa di te: | mi fanno sera sul viso.
  • Colgo il tuo cuore | se nell'alto silenzio mi commuove | un bisbiglio di gente per le strade.
  • Ti distendi e respiri nei colori. | Nel golfo irrequieto | nei cumuli di carbone irti al sole | sfavilla e s'abbandona | l'estremità del borgo. | Colgo il tuo cuore | se nell'alto silenzio mi commuove | un bisbiglio di gente per le strade. | [...] | Di notte il paese è frugato dai fari, | lo borda un'insonnia di fuochi | vaganti nella campagna | un fioco tumulto di lontane | locomotive verso la frontiera.[8][9]
  • Improvvisa ci coglie la sera. | Più non sai | dove il lago finisca; | un murmure soltanto | sfiora la nostra vita | sotto una pensile terrazza.[10]
  • Voi morti non ci date mai quiete | e forse è vostro | il gemito che va tra le foglie | nell'ora che s'annuvola il Signore.[11]
  • Presto la vela freschissima di maggio | ritornerà sulle acque | dove infinita trema Luino | e il canto spunterà remoto [...].[12][13]

Gli strumenti umaniModifica

  • Per fare il bacio che oggi era nell'aria | quelli non bastano di tutta una vita. || [...] || Folta di nuvole chiare | viene una bella sera e mi bacia | avvinta a me con fresco di colline. || Ma nulla senza amore è l'aria pura | l'amore è nulla senza la gioventù. (da Mille Miglia[14])
  • Troppe ceneri sparge attorno a sé la noia, | la gioia quando c'è basta a sé sola.
  • Tutto, si sa, la morte dissigilla. | E infatti, tornavo, | malchiusa era la porta | appena accostato il battente. | E spento infatti ero da poco, | disfatto in poche ore. (da Le sei del mattino, in Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 106)
  • La parte migliore? Non esiste. O è un senso | di sé sempre in regresso sul lavoro | o spento in esso, lieto dell'altrui pane | che solo a mente sveglia sa d'amaro.(da Morte in fabbrica, V[15])
  • Un grande amico che sorga alto su di me | e tutto porti me nella sua luce, | che largo rida ove io sorrida appena | e forte ami ove io accenni a invaghirmi... (da Il grande amico, vv. 1-4[16][17])
  • «D'amore non esistono peccati, | s'infuriava un poeta ai tardi anni, | esistono soltanto peccati contro l'amore». | E questi no, non li perdoneranno.[18]
  • L'Italia, una sterminata domenica. | Le motorette portano l'estate | il malumore della festa finita.[19]| Sfrecciò vano, ora è poco, l'ultimo pallone | e si perse: ma già | sfavilla la ruota vittoriosa.[20]| E dopo, che fare delle domeniche? | Aizzare il cane, provocare il matto... | Non lo amo il mio tempo, non lo amo. | L'Italia dormirà con me. | In un giardino d'Emilia o Lombardia | sempre c'è uno come me | in sospetti e pensieri di colpa | tra il canto di un usignolo | e una spalliera di rose...[...][21]
  • I morti non è quel che di giorno | in giorno va sprecato, ma quelle | toppe d'inesistenza, calce o cenere | pronte a farsi movimento e luce.[22]
  • Sùbito fuori da Mendrisio, al bivio | per Varese. | «Non ci siamo mai visti, ma | ci conosciamo, – disse – sono Isella.» || O azzurra fermezza di occhi di re | di Francia rimasti con gioia in Lombardia... (A un distributore)

Stella variabileModifica

  • Fabbrica desideri la memoria, | poi è lasciata sola a dissanguarsi | su questi specchi multipli. | Ma guarda | – tornano voci dalla foce – guarda da un'ora all'altra | come cambiano i colori: di grigio in verde, di verde | in freschissimo azzurro. | Amalo dunque – da cosa a cosa | è la risposta, da specchiato a specchiante – | amalo dunque il mio rammemorare | per quanto qui attorno s'impenna sfavilla si sfa: | è tutto il possibile, è il mare.[23]
  • Niente ha di spavento | la voce che chiama me | proprio me | dalla strada sotto casa | in un'ora di notte: | è un breve risveglio di vento, | una pioggia fuggiasca. | Nel dire il mio nome non enumera | i miei torti, non mi rinfaccia il passato. | Con dolcezza (Vittorio, | Vittorio) mi disarma, arma | contro me stesso me.[24]
  • Sappi – disse ieri lasciandomi qualcuno – | sappilo che non finisce qui, | di momento in momento credici a quell'altra vita, | di costa in costa aspettala e verrà | come di là dal valico un ritorno d'estate. || Parla così la recidiva speranza, morde | in un'anguria la polpa dell'estate, | vede laggiù quegli alberi perpetuare | ognuno in sé la sua ninfa | e dietro la raggera degli echi e dei miraggi | nella piana assetata il palpito di un lago | fare di Mantova una Tenochtitlán. || Di tunnel in tunnel di abbagliamento in cecità | tendo una mano. Mi ritorna vuota. | Allungo un braccio. Stringo una spalla d'aria. || Ancora non lo sai – sibila nel frastuono delle volte | la sibilla, quella che sempre più ha voglia di morire – non lo sospetti ancora | che di tutti i colori il più forte | il più indelebile | è il colore del vuoto?[25]

Citazioni su Vittorio SereniModifica

  • Era un uomo complesso, dotato di un fascino naturale, disarmante, che lo faceva amare da tutti. (Alcide Paolini)
  • Sereni è stato sepolto a Luino, suo e mio dolce luogo nativo: una giornata di quelle nelle quali può culminare la vita di un poeta. Il nostro paese gli aveva preparato uno scenario di lago azzurro, di nubi argentate, di nevi bianchissime sui monti, chiuso in un cristallo di gelo. (Piero Chiara)

NoteModifica

  1. Citato in Maria Cumani Quasimodo, «O forse tutto non è stato», Nicolodi, Rovereto (TN), 2003, p. 7. ISBN 88-8447-064-1
  2. Da AA.VV. Sulla poesia. Conversazioni nelle scuole, Pratiche, Parma, 1961, p. 58. Citato in Il grande amico. Poesie 1935-1981, pp. 231-232, nota.
  3. Da Italiano in Grecia, in Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 71.
  4. Da La ragazza d'Atene, in Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 73.
  5. In Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 79.
  6. Da Frammenti di una sconfitta, in Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 91.
  7. Da Domenica sportiva, in Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 49.
  8. Da Inverno a Luino, in Poesie, Arnoldo Mondadori Editore, 1948.
  9. In Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 56.
  10. Da Terrazza, in Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 58.
  11. Da Strada di Zenna, in Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 61.
  12. Da Strada di Creva, I, in Poesie e prose, Mondadori, 2013, p. 114. ISBN 88-520-3980-5
  13. In Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 62.
  14. In Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 104.
  15. In Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 110.
  16. Citato in Studi di letteratura italiana in onore di Francesco Mattesini, a cura di Enrico Elli, Giuseppe Langella, Centro di ricerca letteratura e cultura dell'Italia unita, Vita e Pensiero, 2000, p. 651. ISBN 88-343-0400-4
  17. In Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 112
  18. Da Quei bambini che giocano, in Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 114.
  19. La fine del campionato di calcio. Cfr. Il grande amico, p. 229, nota.
  20. Il giro d'Italia. Cfr. Il grande amico, p. 229, nota.
  21. Da Nel sonno, V, in Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 122.
  22. Da La spiaggia, in Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 149.
  23. Da Un posto di vacanza, III, in Il grande amico. Poesie 1935-1981, pp. 167-168.
  24. Da Paura seconda, in Il grande amico. Poesie 1935-1981, p. 180.
  25. Da Autostrada della Cisa, in Il grande amico. Poesie 1935-1981, pp. 184-185.

BibliografiaModifica

  • Vittorio Sereni, Diario d'Algeria, Oscar Mondadori, 1973.
  • Vittorio Sereni, Frontiera, Oscar Mondadori, 1973.
  • Vittorio Sereni, Gli strumenti umani, Oscar Mondadori, 1973.
  • Vittorio Sereni, Il grande amico. Poesie 1935-1981, introduzione di Gilberto Leonardi, commento di Luca Lenzini, I Grandi Classici Della Poesia, Fabbri Editori, Milano, 1997.
  • Vittorio Sereni, Poesie scelte (1935-1965), Oscar Mondadori, 1973.

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