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Virgilio Malvezzi

scrittore, militare e politico italiano

Discorsi sopra Cornelio TacitoModifica

Dall'introduzione A' lettoriModifica

  • «Il gusto poi che si riceve dal modo di Tacito consiste prima nello stile laconico, il quale tanto più piace dello asiatico quanto il vino puro dell'inacquato. Secondo, è di gran sodisfazione il non perder tempo a legger molte righe nelle quali non sia qualche insegnamento. Terzo, l'oscurità sua dà grandissimo gusto a chiunque, affaticandosi, ne trova il vero senso, giudicandolo parto del proprio intelletto; il quale, ricevendo occasione da quelle sentenze d'uscir fuori della cosa che legge ed uscendo senza ingannarsi, riceve quel godimento che trar sogliono gli uditori delle metafore per consentimento di chi ne ha scritto» (Discorsi sopra Cornelio Tacito, Presso Marco Ginammi, Venezia 1635)

Citato in Francesco Flora, Storia della letteratura italiana, vol. IIIModifica

  • Egli è forse vero che i più degli uomini diventano grandi con la fraude, non perché ella sia più sicura del valore, ma perché è più facile: ond'è che si trovano assai fraudolenti e pochi valorosi. (p. 480)
  • La malinconia, che non è feccia ma fiore del sangue, che non è carbone ma gemma, è quella che produce gli eroi, perciocché, confinando con la pazzia, conduce gli uomini al massimo, fuori del quale non si può passare e dentro del quale si estende tutta la latitudine della nostra sapienza. (p. 480)
  • [La fortuna, qualità, come tutte le altre, innata.] È una specie d'entusiasmo [...] Ella è un incanto del temperamento, come la rettorica della lingua, e si fa servire da tutte l'altre parti dell'uomo. (p. 480)
  • La base sopra la quale ergendosi questo colosso del mondo palesa la sua bellezza è la morte. Ella è la parte più grave del concerto ove stanno appoggiate tutte le consonanze dell'universo. Che cosa sarebbe egli, dopo la perdita della giustizia originale, se non si morisse? [...] Chi levasse la morte, leverebbe dalla fabbrica del mondo la pietra angolare, leverebbe l'armonia, l'ordine, né vi lascerebbe altro che dissonanze e confusioni [...] La morte non può essere cattiva né con dolore, se è vero che sia naturale il morire, perché le cose naturali son buone. (p. 481)

Citazioni su Virgilio MalvezziModifica

  • «Il Romolo (1629), il Tarquinio il Superbo (1632), il Davide perseguitato (1634), il Coriolano e l'Alcibiade (1648) di Virgilio Malvezzi, collaboratore strettissimo del conte-duca Olivares, sono testi conditi di una sapienza politica estrema, destinata a chi gusta scoprire le ragioni nobili, intelligenti dell'agire umano; nel caso di Malvezzi non manca neppure un linguaggio ingegnoso appropriato, che piacerà a Gracián. (…) Editandolo, Benedetto Croce lo ha trasformato addirittura in un autore di « pensieri politici e morali », tra Guicciardini e La Rochefoucauld (cfr. B. CROCE e S. CARAMELLA (a cura di), Politici e moralisti del Seicento. Strada-Zuccolo-Settala-Accetto-Brignole Sale-Malvezzi, Bari 1930, pp. 255 sgg.).» (AA. VV. Letteratura italiana: Le questioni, a cura di Alberto Asor Rosa, G. Einaudi, 1986, p. 861)

BibliografiaModifica

  • Francesco Flora, Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi, vol. III, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972.

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