Utente:Syd Storm/Sandbox

La cinese, film francese del 1967 diretto da Jean-Luc Godard.

IncipitModifica

La classe operaia francese non farà mai fronte unico e non scenderà mai nelle piazze per ottenere un aumento dei salari del 12%, perciò non è realisticamente prevedibile una crisi del neo-capitalismo così grave da indurre le masse lavoratrici a difendere i propri interessi vitali con uno sciopero generale di tipo rivoluzionario o con un'insurrezione armata. D'altra parte, la borghesia non rinuncerà mai al suo potere spontaneamente: dovrà esservi costretta da un'azione rivoluzionaria delle masse. Dunque il problema fondamentale di una strategia socialista è di riuscire a creare delle condizioni – obiettive e soggettive – grazie alle quali l'azione rivoluzionaria delle masse diventi possibile, delle condizioni per cui il braccio di ferro con la classe si risolva a favore del proletariato... [voce in dissolvenza]

DialoghiModifica

  • Cos'è una parola?
    Una parola? È una cosa muta.
    E tu?
    Io?
    Sì tu, noi due, contro gli altri.
    Noi due soli.
    Noi due contro chi cerca di addomesticare quanto c'è in noi di ribelle.
    Sono tanti.
    Ma noi abbiamo la forza dei pochi, dei credenti.
    Continueremo a credere?
    Per quanto si può credere alle parole?
  • Signore, perché mi hai abbandonato?[1]
    Perché non esisto.

NoteModifica

  1. Cfr. Davide, Salmi e Gesù, Vangelo secondo Matteo e Vangelo secondo Marco: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

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1Modifica

  • In genere, [oggi] si fa riferimento alla categoria di "totalitarismo" per denunciare sia il nazismo sia il comunismo, e anzi questi due movimenti vengono pienamente assimilati. E tuttavia non è sempre stato così: se noi pensiamo che ancora nel 1930 Pio XI si esprimeva in questi termini: «Se c'è un regime totalitario – di fatto e di diritto – questo regime è la Chiesa cattolica, dato che l'uomo appartiene totalmente alla Chiesa». Pio XI si esprimeva così al tempo stesso in concorrenza e in polemica col fascismo; resta il fatto che in questo momento totalitarismo non ha ancora assunto un significato univocamente negativo. Certo qualche anno dopo, nel 1934, Marcuse polemizza contro la "concezione totalitaria dello Stato", ma in questo caso Marcuse ha di mira esclusivamente il nazismo; si guarda bene invece dall'assimilare nazismo e comunismo tanto più che Marcuse, in questa sua critica del totalitarismo nazista, sembra ispirarsi per l'appunto alla lezione di Marx. Successivamente invece, [...] "totalitarismo" non solo ha assunto un significato univocamente negativo, ma è stato soprattutto usato per assimilare pienamente il comunismo al nazismo, e quindi la categoria di "totalitarismo" ha avuto una funzione politica immediata, di critica anche anticomunista oltre che antinazista. Questo mutamento ha cominciato a verificarsi nel corso della seconda guerra mondiale, e poi direi che ha trionfato negli anni della guerra fredda.[1]
  1. Da Le origini del totalitarismo, Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche, su teche.rai.it.