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Tutti giù per terra

film del 1997 diretto da Davide Ferrario

Tutti giù per terra

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Titolo originale

Tutti giù per terra

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1997
Genere commedia
Regia Davide Ferrario
Sceneggiatura Davide Ferrario
Interpreti e personaggi

Tutti giù per terra, film italiano del 1997 con Valerio Mastandrea, regia di Davide Ferrario.

FrasiModifica

  • Torino. 13 ottobre 1996, ore 14:45. Eclissi di Sole. Il mondo si ferma. Ore 16:55. Il mondo ha ricominciato a girare. Che palle! (Walter) [Voce narrante]
  • Era tutto un complotto: mio padre, la colazione, la scuola, quelli sul tram, quelli a piedi. I marciapiedi. Tutti con lo stesso obiettivo: rovinarmi l'esistenza. Fregarmi. E io cercavo di fregarli a modo mio. Come? Ero libero. Libero! Libero nel senso che non avevo un cazzo da fare, ecco. (Walter) [Voce narrante]
  • Mi piacevano i libri perché nei libri tutto è chiaro e bello anche quando è brutto, mi spiego? Mi spiego: quelli che ti fanno stare male ti fanno stare male bene. Anzi, più ti fanno stare male e meno male sto. Mi sono spiegato? No. (Walter) [Voce narrante]
  • Eh sì... sentivo il complotto chiudersi intorno a me. Sarei stato stritolato da un meccanismo omicida: otto ore di lavoro al giorno, tre settimane di ferie l'anno. Avrei venduto l'unica cosa che mi era rimasta di mio oltre il culo: il tempo. (Walter) [Voce narrante]
  • I miei coetanei – dicevano i giornali – cominciavano col sesso orale a quattordici anni, avevano rapporti completi a sedici, a diciotto delle donne ne avevano le palle piene e diventavano o impotenti o serial killer. Per evitare danni a me e agli altri, io ero vergine. Così almeno non dovevo preoccuparmi dell'eiaculazione precoce. (Walter) [Voce narrante]
  • La mia consolazione erano i commessi. Adoravo i commessi. Anche se prendevano uno stipendio quella era gente che stava peggio di me. (Walter) [Voce narrante]
  • Quanto a me, ero contrario alle droghe sintetiche. Mica per il principio. Costavano troppo. (Walter) [Voce narrante]
  • Le discoteche sono come le chiese: preti e DJ si dannano l'anima per convincerti che tutto va bene, che tutto è bellissimo, siate felici, ci pensiamo noi. Io, in chiesa ed in discoteca ci andavo una volta all'anno. In chiesa se moriva qualche parente, in discoteca oggi. E più o meno con lo stesso stato d'animo. (Walter) [Voce narrante]
  • ...e quando mi svegliavo non andava meglio. Nello sprint mattutino all'unico cesso disponibile, c'era sempre qualcuno più veloce di me.
    Perché uno pensa alla libertà come ad un grande meraviglioso ideale di quelli che ci scrivono sopra libri, canzoni. Ma poi gli tocca fare i conti con certe questioni di cui nei libri non si parla mai. (fugge dal bagno puzzolente). (Walter) [Voce narrante]
  • L'occupazione. Non sapevo che cazzo farmene della politica, io. Che c'era da dire del resto?
    Quelli dell'Est passavano all'Ovest in cerca di Pornoshop e di supermercati, finalmente liberi di comperarsi cazzi di gomma da mettersi nel culo e ritrovarsi disoccupati pure loro. Il Dio denaro aveva vinto dappertutto. Mio padre era sempre stato di sinistra, ma in che cosa era diverso dagli altri?
    Era questo il migliore dei mondi possibili. Purtroppo. (Walter) [Voce narrante]
  • Salve giovane filippino. Tu che al contrario degli schiavi dell'ottocento, non vieni a noi in catene, ma liberamente e pagandoti da solo anche il passaggio aereo, non trovi che in questo mondo tutto funzioni proprio bene? Che ciascuno stia al suo posto, se ce l'ha e se no fa le scarpe a qualcun altro. Perché invece di abbracciarti, fratello di sfiga, guardo con invidia la tua efficiente palettina, mentre io con il mio giornale dell'altro ieri, spero che a Oton qui accanto, siano passati i disturbi intestinali, che comu... (Walter) [Voce narrante]
  • Uscì il bando di concorso per trenta posti di segretario comunale.
    Era come un telequiz. Salvo che nel cosiddetto mondo del lavoro, i milioni te li davano a rate, un tanto ogni mese per tutta la vita, finché un ictus non ti beccava tra una richiesta di carta igienica e l'altra.
    Domanda: Cosa sono i mitili?
    Risposta:
    A – Soldati dell'antica Roma.
    B – Molluschi marini.
    C – Persone umili e miti.
    La chiamavano prova di cultura generale.
    Confrontai le mie risposte con quelle di Pasquale. Erano assolutamente identiche. Però nella graduatoria lui era ammesso alla prova orale ed io no. Complimenti. (Walter) [Voce narrante]
  • Paura? Sì sì. Paura. Avevo paura ma la desideravo troppo. Che cazzo avrei fatto superato quella porta? L'avrei penetrata?
    Mamma mia, faceva ridere solo la parola. Ti posso penetrare amore? Per non parlare di quell'altra, poi. Clitoride. Ma si potevano chiamarli con dei nomi che non mettono paura? Poi dove sta esattamente il clitoride? E come lo si trovava? Ti davano la mappa? C'è una mappa? E l'orgasmo femminile? Come si vedeva? Veniva forse fuori una scritta luminosa da qualche parte: "Sì, godetti, grazie." E l'eiaculazione precoce, precoce rispetto a che? Per favore ditemelo. Che casino. Ma chi cazzo se l'era inventata quella storia dell'invidia del pene. Che c'era da invidiare.
    Ma vaffanculo, va. Lo facevano tutti da sempre, anche i molluschi marini. L'avrei fatto anch'io. Magari sarei diventato il suo amante e lei mi avrebbe mantenuto. Saremmo andati insieme a Parigi, in California. Io avrei letto libri e ascoltato musica tra una scopata e l'altra. Il piacere mi avrebbe comprato la libertà. (Walter) [Voce narrante]
  • Questa, questa me la raccontavano alle elementari. Dunque, ci sono due topini che guardano il cielo in una notte d'estate. Passa un pipistrello e il primo topo dice all'altro: "Guarda, un angelo!"
    Dopo tutto questo tempo forse ho capito quello che voleva dire davvero quella storiella. È cioè, per quanto schifo faccia la tua vita, puoi comunque sognare di avere un paio d'ali e di volare. Solo che la parte più difficile rimane staccarsi da terra. (Walter) [Voce narrante]
  • Non sei voluto diventa' comunista. E non hai voglia nemmeno di fare soldi. Ma che bestia saresti? Ma va fa... (Padre di Walter)
  • Noi siamo ancora a fare sciopero per le pensioni. E gli anelli di saturno si stanno sciogliendo. E te? Ohu, non vuoi parlare? Guarda che io starei cercando i' famoso dialogo.
    E no, eh! Orca miseria, ora te mi stai a sentire, capito? Perché tu guarda tu c'hai un piccolo problema, te non sei troppo normale. Dove vai?
    Ora, voglio dire... Alla tua età, tutti più o meno cercano di fare un lavoro, di comprarsi un'automobile, vedano se possan far carriera... A parte questo. Te non hai neanche una ragazza. Eppure, tanto frocio non mi sembri. O mi sbaglio? [...]
    Guarda, io lo so che tipo sei te, sai? Te non è che non riesci a essere normale, te proprio non vuoi essere normale. Sì, ma cosa ti credi? Che il mondo sia «Oh! Io non so' normale, forza, mandatemi a casa». Bisogna prendersele le proprie responsabilità, capito? [...]
    Io lo so cosa pensi di me, sai? Te pensi che io sia un mezzo fallito, un bischero. E di fatti c'hai ragione perché è trent'anni che lo piglio nel bocciolo! E ancora non ho finito! Hai idea di quanto son lunghi trent'anni? Comunque, biondino, oggi come oggi solo con i soldi si può comprare anche la libertà. Guarda, io ne ho fatte di cazzate, eh. E me l'hanno fatte pagare anche tutte fino in fondo. Ma almeno io mi son levato la soddisfazione di non dargliela vinta, capito? (Padre di Walter)
  • Quando nascesti te, nacque un bel fiore
    La luna si fermò, ne' camminare.
    La luna si fermò, ne' camminare,
    Le stelle si cangiorno di colore.
    L'amore è come l'edera
    Dove s'attacca more
    Così così il mio cuore
    Mi si è attaccato a te. (Padre di Walter)
  • Guarda che animali stronzi c'è in circolazione in questo momento storico. Ma vaffacu...! (Padre di Walter)
  • Sono Alessandro Castracane, sono un giovane poeta filosofo. Sto inviando questa videolettera a tutti i miei compagni di corso. A quelli davvero interessati. Dio è morto. Diceva Zarathusta. Ecce homo. (Alessandro Castracan)
  • Sono contento che sei venuto. Sei l'unico, sai. Non che avessi voluto di meglio, anzi. Pensavo non venisse nessuno.
    Questo mondo fa orrore, non credi? La ricchezza fa orrore. L'umanità fa orrore. Hegel fa orrore. (Alessandro Castracan)
  • Io continuo a dirmelo che tutto questo è apparenza. Ma è da stamattina che vado al cesso ogni cinque minuti. (Alessandro Castracan)

DialoghiModifica

  • Walter (fuori campo): Ebbene sì. Anch'io ero uno studente. Esami sostenuti in due anni: nessuno. Ma non c'era niente da fare. L'università mi stimolava. Sarà stato l'ambiente, la vivacità culturale, il fermento intellettuale.
    Foggiano: Oh, ma ce caz e'm affe do?
    Walter: Eh?
    Foggiano: Che cosa ci stiamo facendo qua?
    Walter: I libri. Li devono vendere al qualcuno.
    Foggiano: E proprio a noi ce li devono vendere questi libri?
  • Giornalista: Walter, Walter, Walter, guarda qua, guarda in camera, dicci... l'italia vuole sapere perché, perché... perché hai ucciso tuo padre?
    Walter: Perché non gli andava giù Nietzsche.
    Giornalista: Ecco, guardateli i giovani di oggi, sono inquieti, sono irrequieti, sono violenti, sono capaci, come Walter, di uccidere il padre perché non gli piace un cantante rock...
  • Professor Treppi: (davanti ad una ragazza in lacrime) Povera ragazza, eh? Così un bel personale, e così poca personalità.
    Walter (fuori campo): Il prof. Treppi, meglio noto come: il sanguinario. [...]
    Walter: Buongiorno.
    Prof. Treppi: Buongiorno. Lei è al primo esame vedo. Che studi ha fatto?
    Walter: Ragioneria.
    Prof. Treppi: Ragioneria. E studia filosofia. Interessante. Be', allora le farò una domandina facile facile.
    Walter (fuori campo): Mi preparai al peggio.
    Prof. Treppi: Mi parli dell'esposizione del concetto di tempo in Kant, paragrafo cinque dell'estetica trascendentale.
    Walter (fuori campo): Ecco.
    Walter: Guardi che il paragrafo cinque in Kant non c'è.
    Prof. Treppi: A no? Interessante. Vuole venire lei, ragioniere, a insegnare al posto mio?
    Walter: Se vuole può controllare.
    Walter (fuori campo): Controllò.
    Prof. Treppi: Dove ha fatto queste fotocopie?
    Walter: Alla biblioteca nazionale.
    Prof. Treppi: Interessante. Prenda nota signorina che alla nazionale hanno la prima edizione dell'estetica, quella senza il paragrafo cinque. Kant l'ha aggiunto soltanto in quella successiva. Dal suo punto di vista, quindi, lei ha ragione.
    Walter: E il mio esame?
    Prof. Treppi: Si compri il mio manuale. E torni fra un mese. Le giuro che le rifarò la stessa domanda. Avanti il prossimo.
  • Walter: Come si fa a partecipare al concorso?
    Medico: Quale concorso?
    Walter: Quello lì.
    Dottore: Il concorso per ufficiali? Siete graduati in famiglia? Politici? Qualche prete? Una sorella come quella? Allora senti a me: lascia peddere.
  • Lupo: Tu saresti il nuovo obbiettore? Io mi chiamo Lupo.
    Ricordati una cosa: gli obbiettori passano, gli assessori passano, ma i funzionari come me restano.
    Quello è il tuo ufficio. Fammi trecento copie.
    [...] In triplice copia. Per prima.
  • Pasquale: Fanno star bene a lui le fotocopie. Ciao, io sono Pasquale, l'altro obiettore.
    'scolta di dico subito che qua c'è da ammazzarsi dal lavoro. Guarda una cosa proprio,... fuori dal normale. Sempre, sempre che devi fare qualcosa: non sei mai fermo. Devi occuparti degli zingari, dei bambini dei zingari, di portarli a scuola, e devi stare dietro agli extracomunitari, e poi mai nessuno è contento. Ma la cosa che proprio più pesante è questa qua: guarda, le fotocopie. Non ne posso più io di fare fotocopie, meno male adesso sei arrivato te, mo' te le fai te. È troppo pesante, guarda davvero, non le sopporto, capisci, gli incubi, gli incubi ho di queste fotocopie.
    Walter: È finita la carta.
    Pasquale: Ma c'hai fretta? Che devi lavorare?
  • Insegnante: I bambini nomadi non pregano all'inizio delle lezioni.
    Walter: Sono mussulmani, signora.
    Insegnante: Ah, però perché non pregano?
    Walter: Perché è un'altra religione.
    Insegnante: Eh sì.
    Walter: Cosa vuole che facciamo?
    Insegnante: Convertiteli.
    Walter: Provvedo subito, signora.
  • Walter [voce fuori campo]: Al C.A.N.E. cominciarono ad arrivare gli zingari. Gli davamo un questionario e gli chiedavamo cosa volevano fare.
    Walter: Che vuoi fare?
    Zingaro 1: Carabiniere.
    Zingaro 2: Il Papa.
    Zingaro 3: Rambo.
    Zingaro 4: Presidente.
    Zingaro 5: Ala sinistra.
    Zingaro 6: Cantante di pooh.
    Zingaro 7: Berlusconi.
    Zingaro 8: Padrone pe' FIAT.
    Zingaro 9: Sindaco.
    Zingaro 10: Maicol Jeckson.
    Zingaro 11: Pippo Bau.
  • Walter: Sei felice tu?
    Immigrato: Ma tu mi stai prendendo per il culo?
    Walter: Scusa.

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