Torquato Accetto

filosofo e scrittore italiano

Torquato Accetto (1590 circa – 1640), filosofo e scrittore italiano.

Della dissimulazione onestaModifica

IncipitModifica

A questo mio trattato io pensava di aggiunger alcune altre mie prose, perché 'l volume, che ha difetto nella qualità, fosse in qualche considerazione per merito della quantità; ma per molt'impedimenti non è stato possibile, e spero di farlo tra poco tempo,

Edita ne brevibus pereat mihi charta libellis,

come disse Marziale. Né solo m'occorre di significar questo alla benignità di chi legge, ma più espressa la mia intenzione intorno alla presente fatica, ancorché nel primo capitolo della medesima opera io l'abbia detto: affermo dunque che 'l mio fine è stato di trattar che 'l viver cauto ben s'accompagna con la purità dell'animo, ed è più che cieco chi pensa che per prender diletto della Terra s'abbia d'abbandonar il Cielo.

CitazioniModifica

  • Da che 'l primo uomo aperse gli occhi, e conobbe ch'era ignudo, procurò di celarsi anche alla vista del suo Fattore; così la diligenza del nascondere quasi nacque col mondo stesso, ed alla prima uscita del difetto, ed in molti, è passata in uso per mezzo della dissimulazione; ma considerando l'odio che si tira appresso chi mal porta questo velo, e che nel bel sereno della vita non si dee dar luogo all'importuna nebbia della menzogna, la qual in ogni modo convien che resti esclusa, ho deliberato di rappresentar il serpente e la colomba insieme, con intenzion di raddolcir il veleno dell'uno e custodir il candor dell'altra [...]. (I)
  • Il vero non si scompagna dal bene, ed avendo il suo proprio luogo nell'intelletto, corrisponde al bene ch'è riposto nelle cose; né può la mente dirizzarsi altrove per trovar il suo fine, e se 'l vulgo si reputa felice in quello che appartiene al senso, ed i politici nella virtú o nell'onore, i contemplativi mettono il loro sommo bene in considerar l'Idee che son nel primo grado della verità, la qual in tutte le cose è la proprietà dell'essere a quelle stabilito, perché in tanto son vere in quanto son conformi al divino intelletto. (II)
  • Basterà dunque il discorrer della dissimulazione, in modo che sia appresa nel suo sincero significato, non essendo altro il dissimulare, che un velo composto di tenebre oneste e di rispetti violenti: da che non si forma il falso, ma si dà qualche riposo al vero, per dimostrarlo a tempo; [...]. (IV)
  • [...] se in ogni altra cosa giova l'uso continuo, nella dissimulazione si esperimenta il contrario, poiché il dissimular sempre mi par che non si possa metter in pratica di buona riuscita. (V)
  • La dissimulazione è una industria di non far veder le cose come sono. Si simula quello che non è, si dissimula quello ch'è. (VIII)

Citazioni su Della dissimulazione onestaModifica

  • Vengo in possesso, per cortesia sempre di Salvatore Nigro, della fotocopia dell'edizione del 1641, e non posso non notare che è stampata in modo un poco bizzarro: perché mai i capitoli terminano in un disegno triangolare, restringendo via via le righe fino a che l'ultima parola o sillaba faccia da punto? [...] A questo punto ho la sensazione che presto avrò davanti un testo che esigerà di esser letto in modo nuovo, mescolato forse in parte all'antico, o forse no, giacché mi par di capire che "l'oggetto" Della dissimulazione onesta di Torquato Accetto è tanto o poco diverso da quello che ho frequentato e che da molti anni abita la mia memoria. (Giorgio Manganelli)

BibliografiaModifica

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