Tiziana Ferrario

giornalista e conduttrice televisiva italiana

Tiziana Ferrario (1957 – vivente), giornalista e conduttrice televisiva italiana.

Tiziana Ferrario nello studio del TG1, Roma, 2009.

Citazioni di Tiziana FerrarioModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Il 22 febbraio 2012, un mercoledì, accendendo distrattamente la tv fui travolta dalla notizia dell'uccisione di Marie Colvin, una tra le più esperte inviate di guerra, corrispondente del Sunday Times che avevo conosciuto in Afghanistan. Determinata, precisa, coraggiosa, era stata uccisa da un missile che aveva colpito in pieno l'edificio di Homsin Siria dove Marie si trovava con il collega francese Remi Ochlik. Un omicidio non casuale, hanno detto in molti, una vendetta contro le sue corrispondenze sulla guerra civile siriana.[1]
  • Marie Colvin era diventata un target e quella scritta Press sul suo giubbino antiproiettile non era stata più sufficiente a proteggerla.[1]
  • [Su Marie Colvin] La sua storia dimostra come i teatri di guerra siano diventati sempre più pericolosi per i giornalisti, non più visti come attori neutrali, ma figure scomode da eliminare e merce di scambio per le fazioni che si combattono.[1]
  • La Fallaci del Vietnam. Indimenticabile l'immagine di lei che corre sull'Y Bridge con la macchina al collo sotto il fuoco dei Vietcong. Era il 1972.[1]
  • Ma non c'è bisogno di stare dove cadono le bombe per essere in guerra, è sufficiente vivere in un paese con un regime autoritario per ritrovarsi nei panni del nemico, come ci insegna l'esperienza di Zehra Dogan giornalista e artista curda, finita dietro le sbarre per tre anni, solo per avere realizzato un dipinto che non è piaciuto al presidente turco Erdogan [...].[1]
  • Le donne raccontano la guerra con occhi diversi? Penso di sì. Sicuramente non esaltano l'aspetto bellico e la precisione dei bombardamenti chirurgici che appassionano tanti colleghi che ho incontrato nelle zone di crisi del pianeta. Le corrispondenti di guerra hanno sempre uno sguardo empatico anche sull'umanità dolente che paga il prezzo delle bombe che colpiscono le loro case e distruggono i villaggi.[1]

NoteModifica

  1. a b c d e f Da Oriana e tutte noi: la scritta "Press" diventata bersaglio, Il Fatto Quotidiano, Roma, 19 novembre 2020.

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