Differenze tra le versioni di "Concita De Gregorio"

Inizio a mettere a posto
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(Inizio a mettere a posto)
 
==Citazioni di Concita De Gregorio==
*[[Oriana Fallaci]], la più grande giornalista italiana del '900. (dalla prefazione a Oriana Fallaci, ''Penelope alla guerra'')
*Allora come si fa a dire che questa è antipolitica, questa è ricerca di una politica diversa da quella che non ti dà risposte. Se la politica tradizionale avesse dato delle risposte nette e semplici ai problemi tradizionali, per esempio: nessun inquisito in parlamento, tanto per fare un esempio, oppure avesse dato seguito al referendum del '93 sul finanziamento ai partiti, oppure avesse dato prova di una trasparenza di una vita politica, allora Grillo non sarebbe esistito. Grillo è cresciuto perché non sono date delle risposte. (dalla trasmissione televisiva ''Piazza Pulita'', La7, 26 aprile 2012)
*Le persone più interessanti sono le donne con molto passato e gli uomini con molto futuro. (da ''Così è la vita. Imparare a dirsi addio'', Einaudi, 2011, p. 91)
*[[Oriana Fallaci]], la più grande giornalista italiana del '900. (dalla prefazione a Oriana Fallaci, ''Penelope alla guerra'')
*Sono sicura che le persone che ci hanno lasciato siano nelle cose che ci hanno insegnato, nei loro pensieri da finire di pensare, nei gesti che ripetiamo ogni giorno quando prepariamo il pranzo e curiamo i fiori, nella capacità di dire di no quando serve e di restare integri anche in loro nome. (da ''Così è la vita. Imparare a dirsi addio'', Einaudi, 2011, p. 106)
 
*Il dolore da solo non uccide e io sono viva. Dunque devo vivere, perché finché ci sono ci sarà il ricordo di chi non è più con noi. [...] Come potremmo vivere senza placare la memoria, che non vuol dire arrendersi, o dimenticare, ma lasciare che il caldo si raffreddi, che il bagnato si asciughi, che ogni cosa si trasformi e nasca un inizio da una fine. [...] C'è bisogno di essere felici per tenere testa a questo dolore inconcepibile. C'è bisogno di paura per avere coraggio. È l'assenza la vera misura della presenza. Il calibro del suo valore e del suo potere. (da ''Mi sa che fuori è primavera'', 2015, p.14)
==''Mi sa che fuori è primavera''==
===Incipit===
Vorrei che mi aiutassi, se puoi, a prendere le parole metterle in fila ricomporre tutti i pezzi che sento frantumati e dispersi in ogni angolo del corpo. Vorrei ricostruire i frammenti come si ripara un oggetto rotto, prenderlo in mano e portarlo fuori da me. Per tenerlo accanto, portarlo in tasca, metterlo in borsa ma intero, tutto intero. Pensi che si possa farlo, scrivendo? Se fossi stata capace l'avrei fatto, ma non sono capace e non ero pronta. Ora sono pronta. Voglio mettere un punto.
 
===Citazioni===
*Il dolore da solo non uccide e io sono viva. Dunque devo vivere, perché finché ci sono ci sarà il ricordo di chi non è più con noi. [...] Come potremmo vivere senza placare la memoria, che non vuol dire arrendersi, o dimenticare, ma lasciare che il caldo si raffreddi, che il bagnato si asciughi, che ogni cosa si trasformi e nasca un inizio da una fine. Che la fame si sazi per tornare a essere fame. Che il desiderio si estingua per rinascere. Che il sonno dia pace alla stanchezza per avere sonno di nuovo. Ogni minuto della vita gira attorno a qualcosa che non c'è più perché qualcos'altro possa accadere. [...] C'è bisogno di essere felici per tenere testa a questo dolore inconcepibile. C'è bisogno di paura per avere coraggio. È l'assenza la vera misura della presenza. Il calibro del suo valore e del suo potere. (da ''Mi sa che fuori è primavera'', 2015, p. 14)
*"Ho sempre sognato l'acqua, il mondo sott'acqua. Poi un giorno, quando Alessia e Livia non c'erano più, ho sognato che ero in una specie di città di legno scuro, costruita sulle palafitte, in mezzo al mare. Una città galleggiante. In mezzo al quadrato di case, come fosse una specie di cortile interno fatto di mare, c'erano due balenottere che giocavano. Si rincorrevano, sbuffavano soffi altissimi, si toccavano muso contro muso e poi sparivano sotto per riapparire all'improvviso, un gioco a nascondersi. Facevano un suono sottile come se ridessero. Loro vivevano lì. Erano le balene cucciolo della città. Ne sono certa." (Irina, p. 41)
*Non è vero che l'oblio non esiste. La testa seleziona, fa archivio continuamente e molto scarta. Fa spazio, compatta. Magari non elimina del tutto ma comprime in un formato illeggibile. Anche se ti sforzi non trovi la chiave, non lo puoi decifrare più. (p. 48)
*Se dovessi spiegare cos'è un amico, questo direi. Un amico è quella persona per cui anche se è cambiato tutto non è cambiato nulla. (p. 59)
*Non ho memoria di anelli. Eppure non può esistere un regalo più bello, no?, da fare a una persona che ami. Come diceva Marco a Susanna: un anello, così ti ricordi che siamo fidanzati. Che sta sempre con te, sul tuo corpo, che lo circonda e lo tiene, lo consola e lo rincuora, che è insieme un segreto e una vetrina. Un impegno, una promessa. È l'unica cosa da regalare quando si ama, no? Non c'è altro. Non può esistere altro. Un anello. (pp. 70-71)
*Il tempo non esiste. Siamo tutti al mondo allo stesso momento, nel passato nel presente e nel futuro. (p. 78)
*L'amore è fragile. È una cosa talmente magica che bisogna starci molto attenti. A come si dicono le cose. Svanisce altrimenti: va via. Deve rimanere nel bello. Vive di sorrisi. Handle with care, con cura. Controllare le proprie ossessioni, non fare scenate di gelosia inutili. Non metterlo alla prova, soprattutto. Mai. (p. 79)
*Quando sono scesa da Barnes&Noble, in libreria, a cercare una guida di New York. 11 settembre 2001. Gli sguardi delle persone attorno a me che si affacciavano per strada a vedere il fumo e dicevano un incendio, forse. La storia non la capisci mai mentre accade. È raro. Anche Vera, la mamma di David, mi diceva di quando furono portati nei campi: non lo capisci subito, è raro. La storia grande è uno spostamento piccolo nella tua vita. È la storia piccola della tua vita a essere grande. (pp. 79-80)
*Ho pensato, mentre scrivevo il sogno per fare pace con lui, che quando ho saputo di essere incinta di due bambini facevo molta fatica a immaginarli insieme, a parlarci insieme. Quando si parla, si parla sempre a una persona alla volta. A parte i comizi, certo, ma lì si è di fronte a una moltitudine di sconosciuti. Quando ci si rivolge a chi si ama, intendo, è sempre uno. È difficilissimo immaginare di dire ti amo a due. Insieme. Facevo molta fatica, quando ero incinta, a dire a due persone insieme: vi amo. È strano. È difficile. È davvero insolito. Rivolgersi a due, a volte, è troppo. Non ti senti capace. Non ti senti all'altezza. Non sai a chi chiedere aiuto. (p. 85)
*Temi che siano morte, in fondo lo pensi, a volte lo dici. Non hai i loro corpi, però. Il lutto in assenza del corpo è un'emorragia misteriosa e inarrestabile: hai sempre nuova linfa da perdere, si rigenera, non arriva mai il giorno in cui si estingue. (p. 86)
*Dimenticare è impossibile, ma vivere si deve perché la natura ha deciso così: il dolore da solo non uccide. L'assenza di un amore si ripara con altro amore. (p. 87)
 
==Bibliografia==
*Concita de Gregorio, ''Mi sa che fuori è primavera'', Feltrinelli, Milano, 2015. ISBN 978-88-07-03158-8
 
==Altri progetti==
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