Ibn Battuta: differenze tra le versioni

*La moschea di 'Amr ibn al-'Ās {{NDR|a [[Il Cairo]]}} è una nobile moschea, venerata e famosa, in cui si svolge la funzione del venerdf. Una strada l'attraversa da est a ovest, e verso est sorge la zâwiya dove insegnava l'imam Abu 'Abd Allah al-Shâfi'ī. Quanto alle màdrase, al Cairo ve ne sono cosi tante da non poterle contare, mentre l'ospedale sorge «Fra i due Palazzi», vicino al mausoleo di al-Malik al Mansür Qalâwün: è di una bellezza indescrivibile, ben fornito di comodità e di farmaci, e dicono che le sue entrate raggiungano i mille dinàr al giorn0. Anche le zâwiya sono numerose: qui le chiamano khawâniq (singolare khanqa) e gli emiri della città fanno a gara per costruirle. Ogni zâwiya viene assegnata a un gruppo di faqīr per lo più persiani, uomini colti che conoscono bene la via [tarīqa] del sufismo. (pp. 37-38, 2018)
*Nella vecchia Cairo si trova il cimitero di al-Qarâfa, un luogo molto importante in cui ricevere la ''baraka''. Alla sua precellenza si riferisce un ''hadîth'' riportato da al-Qurtubï e da altri, e in effetti al-Qarâfa fa parte della scarpata del Muqattam, che secondo la promessa di Dio sarà uno dei giardini del Paradiso. Gli abitanti del Cairo vi costruiscono belle cappelle circondate da mura che sembrano case, con vari locali destinati ai lettori — i quali ricevono un salario per salmodiare il [[Corano]] notte e giorno con le loro belle voci. Qualcuno fa erigere a fianco del proprio mausoleo una zâwiya o una màdrasa, e il giovedì sera vi si reca con mogli e figli per trascorrere la notte facendo il giro dei santuari famosi - e lo stesso fanno anche la notte di metà ''sha'bân'', con i mercanti che espongono ogni genere di cibo. (pp. 39-40, 2018)
 
*Tra i santuari fuori città {{NDR|a [[Shiraz]]}} [...] ricordiamo il mausoleo del pio ''shaykh'' conosciuto come [[Saˁdi|al-Sa‘dī]], il maggior poeta di lingua persiana del suo tempo che talvolta si espresse anche in lingua araba, con annessa una bella ''zāwiya'' fornita di un grazioso giardino interno, che egli stesso aveva fatto costruire nei pressi della sorgente del grande fiume Rukn Abād. Sempre lui aveva voluto in questo posto anche una serie di piccoli lavabi in marmo per lavare i panni: cosí gli abitanti di Shīrāz escono di città e rendono visita al santuario, mangiano il pasto che trovano alla ''zāwiya'', fanno il bucato nel fiume e poi tornano a casa – e lo stesso feci anch'io quando vi andai.<ref>Da ''I viaggi'', a cura di Claudia M. Tresso, Einaudi, 2008</ref>
*[[Viaggiare]] – ti lascia senza parole, poi ti trasforma in un narratore.
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