Paolo Sarpi: differenze tra le versioni

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*Seguendo questi essempii [[Papa Leone X|Leone]], così consegliato dal cardinal Santi Quattro, mandò un'[[indulgenza]] e remissione de peccati per tutte le regioni di cristiani, concedendola a chi contribuisse danari et estendendola anco a morti: per i quali, quando fatta l'esborsazione, voleva che fossero liberati dalle pene del purgatorio; aggiongendo anco facoltà di mangiar ova e latticini ne' giorni di digiuno, di eleggersi confessore et altre tali abilità. (da ''Libro primo'' [1500 - agosto 1544], Volume primo, p. 11)
*[[Lorenzo Pucci (cardinale)|Lorenzo Puccio]], fiorentino, cardinale di Santi Quattro, che fu datario di [[Papa Leone X|papa Leone]] e ministro diligente per ritrovar danari, come s'è già detto, et ora era sommo penitenziero, col parer universale riferì al [[Papa Adriano VI|pontefice]] ch'era stimata irreuscibile la proposta, e che quando fosse tentata, in luogo di rimediare alli presenti mali, n'averebbe suscitati di molto maggiori. Che le pene canoniche erano andate in disuso perché, mancato il fervor antico, non si potevano più sopportare; però, volendo ritornarle, era necessario prima ritornare l'istesso zelo e carità nella Chiesa. Che il presente secolo non era simile alli passati, ne' quali tutte le deliberazioni della Chiesa erano ricevute senza pensarci più oltre, là dove al presente ogni uno vuol farsi giudice et essaminare le ragioni. (da ''Libro primo'' [1500 - agosto 1544], Volume primo, pp. 40-41)
*Ma [[Enrico VIII d'Inghilterra|Enrico]], subito veduta la sentenza, disse importare poco, perché il [[Papa Clemente VII|papa]] sarebbe vescovo di Roma, et egli unico padrone del suo regno; che l'avrebbe fatta al modo antico della Chiesa orientale, non restando d'essere buon cristiano,, né lasciando introdurre nel regno l'eresia luterana o altra; e cosí esseguí. (da ''Libro primo'' [1500 - agosto 1544], Volume primo, p. 118)
*Il [[Pietro Paolo Vergerio|Vergerio]] ritornato in Germania fece l'ambasciata del [[Paolo III|pontefice]] a [[Ferdinando I d'Asburgo|Ferdinando]], prima, e poi a qualonque de' protestanti che andava a trovar quel [[Ferdinando I d'Asburgo|re]] per gli occorrenti negozii; e finalmente fece un viaggio per trattar anco con gli altri. Da nissuno d'essi ebbe altra risposta, salvo che averebbono consultato insieme nel convento che dovevano ridurre nel fine dell'anno, e di commun consenso deliberata la risposta. La proposizione del noncio conteneva che quell'era il tempo del concilio tanto desiderato, avendo il pontefice trattato con [[Carlo V d'Asburgo|Cesare]] e con tutti i re per ridurlo seriamente, e non come altre volte, in apparenza; et acciò non si differisca più, aveva risoluto d'elegger per luogo Mantova, conforme a quello che già due anni era stato risoluto con l'[[Carlo V d'Asburgo|imperatore]]. La qual città essendo di un feudatario imperiale e vicina ai confini di Cesare e de' Veneziani, potevano tenerla per sicura; senza che il pontefice e Cesare averebbono data ogni maggior cauzione. (da ''Libro primo'' [1500 - agosto 1544], Volume primo, pp. 125-126)
*Ma il [[Pietro Paolo Vergerio|Vergerio]] nel principio dell'anno 1536 tornò al [[Paolo III|pontefice]] per riferire la sua legazione. Riportò in somma che i protestanti non erano per ricever alcun concilio, se non libero, in luogo opportuno, tra i confini dell'Imperio, fondandosi sopra la promessa di [[Carlo V d'Asburgo|Cesare]], e che di [[Martin Lutero|Lutero]] e degli altri suoi complici non vi era speranza alcuna, né si poteva pensar ad altro che opprimergli con la guerra. Ebbe il Vergerio per suo premio il vescovato di Capo d'Istria, sua patria, e dal pontefice fu mandato a Napoli per fare la medesima relazione all'[[Carlo V d'Asburgo|imperatore]], il qual, ottenuta la vittoria in Africa, era passato in quel regno per ordinare le cose di quello. Et udita la relazione del noncio, passò Cesare a Roma. (da ''Libro primo'' [1500 - agosto 1544], Volume primo, pp. 131-132)
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