Sigfried Giedion

storico dell'architettura e storico dell'arte svizzero

Sigfried Giedion (1888 – 1968), storico e critico dell'architettura svizzero.

L'èra della meccanizzazione

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  • Il movimento, quest'elemento perpetuamente mutevole che non conosce interruzioni, risulta sempre più essere la chiave del nostro pensiero: esso sta alla base del concetto di funzione e delle variabili nella matematica superiore; e nella fisica, l'essenza del fenomeno viene sempre più riconosciuta nel processo del movimento: suono, luce, calore, idrodinamica, aerodinamica, fino a che, in questo secolo, anche la materia si dissolve nel movimento e i fisici debbono riconoscere che i loro atomi consistono di un nocciolo, di un nucleo attorno al quale gli elettroni negativi roteano in orbite, con una velocità che supera perfino quella dei pianeti. (p. 36)
  • Herbert Spencer, il più vigoroso interprete della fede nel progresso, come veniva intesa nella seconda metà del secolo [XIX], non aveva certo voluto, con le sue teorie sull'evoluzione, che egli in sociologia aveva formulato già prima di Darwin, approvare la mancanza di scrupoli in commercio che va sotto il nome di "laissez faire." L'evoluzione viene scambiata con il progresso e la scelta naturale s'identifica con il risultato di una competizione. Per questa via indiretta, Herbert Spencer è diventato il filosofo del gusto dominante, al quale egli offre una giustificazione teoretica. Un sociologo ha messo poco tempo fa in evidenza che, nell'intervalIo di quattro decenni, vennero venduti in America più di 300.000 esemplari delle opere di Spencer. (p. 40)
  • Il risultato più valido [ nella conduzione scientifica dell'industria] è la nuova visione che emerge dalle indagini di F. B. Gilbreth sull'essenza dei procedimenti di lavoro e di movimento. Egli sa rendere visibili le componenti di un movimento valendosi dei nostri mezzi odierni in maniera magistrale, sia per quel che riguarda il metodo, sia per l'audacia con cui lo usa. Ci sembra che appunto questo orientamento, che più di qualsiasi altro ha le sue radici nella natura dell'uomo, conserverà per molto tempo valore e significato. (p. 84)
  • Il problema trattato da Taylor è una sottile analisi dei procedimenti operativi. Tutto quanto è inutile deve venir eliminato per aumentare la capacità produttiva ed anche, come mette sempre in risalto Taylor, per alleggerire il lavoro, per essere in grado di eseguirlo funzionalmente.
    Possibilmente esso deve procedere senza affaticamento. Ma emerge sempre la meta verso cui l'epoca è fatalmente trascinata: vale a dire l'aumento della produzione ad ogni costo. (p. 102)
  • Taylor ha organizzato le industrie più diverse: acciaierie, arsenali, sistemi vari di costruzione in cemento armato, fabbriche di cuscinetti a sfera. Egli voleva trarre le più ampie applicazioni dal suo metodo, dai suoi principi fondamentali della condotta scientifica ed applicarli in tutti i campi dell'attività umana, dalle azioni più semplici all'organizzazione di grandi società, dal governo della casa, dalla conduzione di fattorie fino alle chiese ed alle amministrazioni dello Stato. (p. 103)
  • Marcel Duchamp ha risolto, nella forma più audace, il problema delle fasi successive del movimento nel suo quadro Nudo che scende le scale. Il succedersi dei movimenti che l'occhio percepisce soltanto sommariamente è il punto di partenza di questa visualizzazione. Dal loro accostamento scaturisce una sintesi, una nuova forma artistica che riesce a introdurre nel campo della rappresentazione figurativa quanto finora non era stato visualizzato, le fasi cioè del movimento. (p. 109)
  • Le istruzioni, efficaci soltanto sulla carta, a cui Taylor dava tanta importanza, sono respinte da Ford. Esse vengono sostituite dal nastro continuo, dalla piattaforma mobile, dalle rotaie in alto con i convettori di materiale, oppure dalle guide sulle quali viene montato il chassis. Questi accorgimenti costituiscono degli ordini automatici, più energici, che agiscono in maniera più efficace che le istruzioni scritte (written cards) di Taylor. L'analisi del movimento è divenuta in gran parte inutile, perché un operaio davanti alla linea di montaggio non ha da fare che pochi movimenti con le mani. Ma sopravvive l'orologio di controllo di Taylor, che precisa con un'esattezza spinta sino ad una frazione di secondo i procedimenti operativi. (p. 116)
  • Quando la linea di montaggio fu introdotta, quasi mezzo secolo prima di Henry Ford, innanzi tutto a Cincinnati e poi a Chicago, fu la meccanizzazione di un'industria, la macelleria all'ingrosso, a dare l'avvio. A quel tempo vennero raccolte numerose esperienze: con quale rapidità procedeva il nastro continuo e come si comportavano gli operai di fronte ad esso. Anche in altre aziende, persino nei grandi magazzini, vennero impiegati intorno al 1900 sistemi basati su convettori senza arrivare però sino al nastro continuo. (p. 116)
  • Comfort significa, secondo la parola latina da cui deriva "conforto."
    Nella cultura occidentale, dal diciottesimo secolo in poi comfort s'immedesima con comodità. L'ambiente intimo dell'uomo nei limiti del possibile viene allestito in maniera da corrispondere al benessere fisico. È da questo punto di vista che bisogna costruire i mobili, scegliere i tappeti, decidere la disposizione delle fonti luminose, e sfruttare tutte quelle facilitazioni tecniche che la meccanizzazione ha creato. (p. 252)
  • Il comfort orientale parte dal principio che l'uomo deve essere in grado di dominare in ogni istante il proprio sistema muscolare. L'Oriente ha dato origine ad una posizione del corpo che trova il rilassamento e la comodità dentro di sé. Per godere di questo comfort basta infatti assumere un atteggiamento dettato da tradizioni ancestrali, come per esempio sedere con le gambe piegate sotto il corpo e rilassare contemporaneamente tutto il sistema muscolare. Non è necessario nessuno schienale. Il corpo riposa in se stesso. [...].
    In contrapposizione al comfort orientale, vi è quello occidentale quale fu magistralmente elaborato dal diciottesimo secolo. Il comfort occidentale presuppone l'uomo seduto con le gambe penzoloni. Al corpo diventa quindi necessario un appoggio. Nell'elaborazione di questo appoggio, cioè della seggiola, potremo interpretare dal Medio Evo in poi l'atteggiamento che ogni epoca ha di fronte al comfort. (p. 252)
  • Trasportabile era anzitutto il più diffuso mobile del Medio Evo, la cassapanca. Essa era il fondamento e quasi la componente principale dell'arredamento medioevale. Serviva da ricettacolo per tutti gli averi trasportabili. Di nessun altro mobile medioevale esistono ancora esemplari tanto numerosi. Le cassapanche potevano d'altronde venir usate anche come bauli da viaggio. Gli arredi di casa erano sempre imballati. Tutti, per cosi dire, erano sempre sul piede di partenza. Ne conseguiva la creazione di suppellettili piccole, di facile trasporto e smontabili. (p. 263)
  • A Roma furono costruite cupole e volte a botte di un'audacia ancora sconosciuta, proprio quando si affrontò il problema della copertura del tepidarium. Né fori né anfiteatri, né archi seppero eguagliare in originalità architettonica le grandi soluzioni spaziali delle Terme. (p. 589)
  • Quale significato ha la meccanizzazione per l'uomo?
    La meccanizzazione può venir paragonata agli agenti naturali, come l'acqua, il fuoco, la luce. È cieca e non ha una direzione determinata. Aspetta quindi di venir imbrigliata. Come le forze della natura la meccanizzazione deve venir sfruttata dall'uomo che ha da usare il suo intelletto per difendersi dai pericoli che ne possono derivare. Poiché la meccanizzazione ebbe origine esclusivamente nella mente dell'uomo i pericoli sono ancora maggiori. Controllarla è più difficile che dominare le forze naturali perché ovvia- mente la meccanizzazione agisce sui sensi e sull'intelligenza del suo creatore.
    Il controllo della meccanizzazione presuppone un dominio senza precedenti degli strumenti della produzione, poiché significa che tutto deve essere subordinato alle esigenze dell'uomo. (p. 661)
  • In psicologia, per la prima volta nel 1890, fu messo l'accento sulla teoria della Gestalt, elaborata dal professore austriaco Christian von Ehrenfels. La psicologia della Gestalt significò la fine delle leggi meccanicistiche pseudo matematiche che la psicologia dell'Ottocento aveva formulate per la mente dell'uomo. La totalità in questa teoria è qualche cosa di più che la somma delle parti allo stesso modo che una melodia è qualche cosa di più che una sequenza di note isolate. (p. 664)

Bibliografia

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  • Sigfried Giedion, L'èra della meccanizzazione (Mechanization Takes Command), traduzione dall'inglese di Maria Labò, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 1967

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