Citazioni su Shiraz.

  • Famosa città di gran rango, ben costruita e molto estesa, Shîraz vanta eleganti giardini, ruscelli gonfi d'acqua, magnifici mercati strade eccellenti, numerosissimi abitanti e palazzi edificati a regola d'arte secondo un mirabile piano urbano. Ogni gilda possiede un suo mercato, in modo da evitare di mischiarsi con le altre, e la gente, bellissima, veste abiti puliti: in tutto l'oriente Shîrâz l'unica città paragonabile a Damasco per la bellezza non solo dei mercati, dei giardini e dei corsi d'acqua, ma anche della popolazione [sâkin]! Posta in un pianoro e attorniata da giardini, l'attraversano cinque fiumi — compreso il Rukn Àbâd, che nasce da una sorgente ai piedi di un monte lì vicino, il cosiddetto al-Qulay'a, e possiede acque dolcissime, fresche d'estate e calde d'inverno. Quanto alla moschea principale, al-Masjid al-'Atîq [la Moschea Antica], dove i notabili della città si riuniscono tutti i giorni per compiere le preghiere del tramonto e quelle della sera, è fra le più grandi e meglio costruite al mondo e possiede un vasto cortile lastricato in marmo che nella stagione calda viene lavato ogni notte. A nord della moschea, la porta detta Bâb al-Hasan [la Porta di al-Hasan] si apre sul mercato della frutta: uno dei pili belli della terra, che personalmente preferisco a quello di Bâb al-Barïd, a Damasco.
    Gli abitanti di Shîrâz sono buoni, pii e virtuosi: soprattutto le donne, le quali non solo calzano stivaletti ed escono di casa avvolte in veli e mantelli che le celano agli sguardi, ma danno anche elemosine con gran munificenza e, fatto curioso, tutti i lunedì, i giovedì e i venerdì si ritrovano in gran numero — 1000 o 2000, con il ventaglio in mano per rinfrescarsi dal gran caldo — ad ascoltare il predicatore nella grande moschea. In nessun'altra città ho visto riunioni di donne tanto numerose! (Ibn Battuta)
  • Il Sud, benedetto Sud! Mi dà la stessa ebbrezza di una prima mattina sulle rive del Mediterraneo. Il cielo splende terso. Le guglie nere dei cipressi si stagliano sulle colline biancastre come gusci d'uovo e sul viola sormontato di neve dei monti lontani. Cupole turchese a forma di porro, sui loro lunghi fusti, sovrastano un mare di piatti tetti di fango. Nel giardino dell'albergo gli alberi di mandarino sono carichi di frutti. Sto scrivendo a letto, con le finestre aperte: la dolce aria primaverile reca un alito di paradiso nello stambugio senz'aria della sera prima. (Robert Byron)
  • Tra i santuari fuori città [...] ricordiamo il mausoleo del pio shaykh conosciuto come al-Sa‘dī, il maggior poeta di lingua persiana del suo tempo che talvolta si espresse anche in lingua araba, con annessa una bella zāwiya fornita di un grazioso giardino interno, che egli stesso aveva fatto costruire nei pressi della sorgente del grande fiume Rukn Abād. Sempre lui aveva voluto in questo posto anche una serie di piccoli lavabi in marmo per lavare i panni: cosí gli abitanti di Shīrāz escono di città e rendono visita al santuario, mangiano il pasto che trovano alla zāwiya, fanno il bucato nel fiume e poi tornano a casa – e lo stesso feci anch'io quando vi andai. (Ibn Battuta)
Una veduta di Shiraz
  • Quant'è bella Shiraz, al mondo non ha pari! | Preservala, mio Dio, da tutte le sciagure! | Scorra, scorra per sempre questo ruscello nostro, | che fa, con le sue acque, senza fine la vita. | Fra i sereni abitati e le liete radure | uno zefiro fresco che dell'ambra ha il profumo. | Vieni a Shiraz, tra la sua gente cerca, | così perfetta, grazie celestiali.
  • Se menzioni a Shiraz i canditi egiziani | da più dolci bellezze tu sarai svergognato.
  • È una cava, Shiraz, di rubini di labbra, miniera, sì, è di bellezza: | sono io, gioielliere fallito, per questo sconvolto. | Tanti occhi ubriachi ho veduto io in questa città | che son ebbro davvero, per quanto non beva ora vino.

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