Citazioni sulla sceneggiatura.

La sceneggiatura de Il padrino

Citazioni

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  • Dio scrive le sceneggiature, io dico le battute. (Queer as Folk)
  • È facile infierire [...] sui minestroni di parole che tante produzioni oggi definiscono sceneggiature. (Codice: Swordfish)
  • Fin da piccolissimo disegnavo, sui quaderni a quadretti, storie a fumetti (tra l'altro li ho ritrovati da poco e mi sono reso conto che, come disegno, non sono migliorato per niente). La passione per la sceneggiatura è nata quando ho capito la potenza, e il potenziale, del "Linguaggio fumetto". L'ho capito quando lessi il mio primo Dylan Dog... avevo 11 anni. Da lì ogni volta che pensavo a una storia me la immaginavo divisa in vignette. (Davide La Rosa)
  • Ho sempre una sceneggiatura, ma non su carta. Forte della mia esperienza di sceneggiatore, ho un'idea precisa della storia e so come si deve svolgere: ce l'ho in testa ma non è né scritta né suddivisa precisamente in scene successive [...]. Alla fine, anche se giriamo senza copione, una volta terminato il film abbiamo una sceneggiatura, che è anche molto dettagliata. (Wong Kar-wai)
  • In ogni sceneggiatura lascio uno spazio al personaggio. Lo andrò riempiendo, in seguito, con l'esperienza che sarò venuto facendomi sulla materia affrontata nel film e grazie all'apporto che l'attore finirà per darmi. (Francesco Rosi)
  • La sceneggiatura è una forma di scrittura difficile, più di quanto venga riconosciuto, molto tecnica e al tempo stesso necessariamente artistica, uno strumento di lavoro e allo stesso tempo di seduzione. È un discorso lungo, ma è chiaro che in una sceneggiatura si "pensa" poco, perché la domanda base è: cosa vedo sullo schermo? Qual è l'immagine? Da alcuni è ritenuta e definita una scrittura di servizio, per me non lo è, però è vero che la lingua usata ha un'importanza relativa. In definitiva, una sceneggiatura non è fatta per essere letta dal pubblico, i fruitori sono gli addetti ai lavori. (Laura Sabatino)
  • La sceneggiatura non è "fumetto", non ha una collocazione vera, il fumetto è una fusione della sceneggiatura con il disegno. Mettere dentro un volume anche la sceneggiatura è una perdita di tempo. (David Lloyd)
  • Le abbreviazioni delle sceneggiature sono semplici ed esistono, secondo l'opinione di questo autore, soprattutto perché coloro che scrivono sceneggiature possono sentirsi come fratelli di loggia. (Stephen King, Incubi & deliri)
  • Ogni volta che scrivo una sceneggiatura per me ci deve essere un messaggio importante da trasmettere allo spettatore. Per questo cerco sempre di individuare un tema forte che arrivi al pubblico con emozione e che garantisca, ovviamente, l'esperienza catartica. Con un film non bisogna per forza riflettere sulla propria vita ma se si riesce a far provare agli spettatori quello che sentono i personaggi, vuol dire che è stato toccato un tema universale. E, come dimostrano anche le tragedie greche, questo è l'obiettivo ultimo da raggiungere con qualsiasi tipo di narrazione che sia un libro, una commedia o una dramedy. (Giulia Steigerwalt)
  • – Poi è difficile, è scritto strano perché... cioè, prima ci sta dove stanno i personaggi, poi dopo i personaggi si mettono a parlare e quindi io faccio fatica a seguire. Non si può cambiare?
    – No, no, proprio le sceneggiature si scrivono così. Cioè prima la didascalia con le azioni e poi i dialoghi. Già da un po' è così, eh... (Boris)
  • Scrivevo le sceneggiature ma detestavo scrivere. Ho quindi voluto essere regista così che un altro scrivesse le mie sceneggiature, ma non è successo: me le sono dovute scrivere da solo. (Wong Kar-wai)
  • Succede continuamente a Hollywood. Parlo del pozzo delle idee. C'è un pozzo dal quale tutti gli scrittori attingono, d'accordo? Però ci vuole della genialità, del talento e dell'esperienza per prendere il nocciolo do un'idea e trasformarlo in una ta-dan: sceneggiatura vendibile! (The L Word)
  • Ultimamente ho letto molte sceneggiature... sa, è molto meno costoso che andare al cinema... (I Simpson)
  • Una sceneggiatura per me è solo uno strumento che si modifica via via che si progredisce verso uno scopo che, quello sì, non deve essere cambiato. (Jean Renoir)
  • All'epoca nessuno scriveva una sceneggiatura [...] senza fare almeno una nottata. [...] La verità è che non c'era alcuna necessità di queste nottate, ma sarebbe sembrato brutto non farne almeno una. Tutti facevano largo uso di simpamina. Io la provai una volta, ma non mi fece nessun effetto.
  • Come scrive il mio collega Carrière, la sceneggiatura è il bozzolo, e il film la farfalla. Il bozzolo ha già in sé il film, ma è uno stato transitorio destinato a trasformarsi e a sparire. Lo sceneggiatore deve quindi impadronirsi al meglio della materia da trattare, e lavorarci poi con il regista e con i colleghi per trarne una proposta valida in assoluto, mirata a sfruttare al massimo le possibilità del regista ed evitando il pericolo di fare letteratura. Lo sceneggiatore non è uno scrittore; è un cineasta e, come tale, non deve rincorrere le parole, bensì le immagini. Deve scrivere con gli occhi.
  • Ho fatto anche delle sceneggiature da sola, e direi con onore. Ma il ricordo di quei lavori non mi è caro come quello delle lunghe sedute con i colleghi, con le confidenze, le complicità, lo scambio di letture, il perdersi e il ritrovarsi, il momento del «dividemose i pezzi», che è quello in cui – esaurite le discussioni sul soggetto e messa faticosamente a punto la scaletta – si passa alla stesura di un trattamento, cui è affidato il compito di affascinare produttore e attori, ma che va scritto in modo da fornire tutti gli elementi necessari al direttore di produzione per fare, al centesimo, il preventivo dei costi.
  • Il fenomeno delle scuole [di sceneggiatura] si basa, secondo me, su un equivoco. Quello cioè che la sceneggiatura si possa davvero insegnare in una scuola. Ciò che un maestro può insegnare si esaurisce in tre o quattro lezioni. Il resto non si insegna.
  • La sceneggiatura è un lavoro di pazienza.
  • Nasce, durante le riunioni di sceneggiatura, anche un curioso rapporto con i familiari dei colleghi, che impariamo a conoscere intimamente nei discorsi fra noi, per cui ci troviamo a partecipare alle vicende tristi e liete delle loro vite con una passione che non trova poi riscontro nel rapporto diretto.

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