Roberta Bruzzone

personaggio televisivo, opinionista, criminologa e psicologa forense italiana

Roberta Bruzzone (1973 – vivente), personaggio televisivo, opinionista, criminologa e psicologa forense italiana.

Roberta Bruzzone 2014

Citazioni di Roberta BruzzoneModifica

  • In circa il 50% delle coppie sposate o conviventi si è verificato almeno un episodio di violenza diretta tra i coniugi, e il 70% delle violenze subite da donne (compresi lo stupro e l'omicidio) viene commesso dal marito, dal compagno o da un ex.[1]
  • In Italia oggi si muore più in famiglia che per mafia.[2]
  • L'Italia non ha bisogno di importare stupratori perchè, stando alle statistiche, le violenze sessuali commesse dagli stranieri sono appena il 10%. Oltre il 90% degli stupratori sono italiani e, le vittime, sono donne conosciute dai loro aggressori. Gli eventi dove il maniaco che aggredisce una donna a caso e le usa violenza sono una minima parte. Il problema è che, nella maggioranza dei casi, quando avviene uno stupro da parte di un conoscente, solo 2 casi su 10 vengono denunciati e, spesso per paura o vergogna, questi non approdano ai media.[3]
  • [Quale l'errore giudiziario che reputi più clamoroso?] In Italia? beh...la lista è lunga, purtroppo. Al momento comunque, tra i vari casi, mi sto occupando anche della vicenda di Enrico Forti, detenuto da 12 anni in un carcere americano di massima sicurezza dopo una condanna all'ergastolo per un omicidio che non ha commesso. Ho ricostruito il caso su incarico suo e della famiglia e ne ho dimostrato l'assoluta innocenza. Ora stiamo cercando di ottenere la revisione del processo. E' sicuramente uno dei casi di errore giudiziario più clamorosi che abbia mai visto.[4]
  • Ritengo che per poter fare un lavoro come il mio non basti lo studio... devi esserci portato, ossia devi possedere una serie di qualità che certo nessun percorso formativo potrà mai garantirti. Memoria, intuito, capacità di osservazione, una certa dose di "pelo sullo stomaco", dialettica, capacità di sintesi... e coraggio. Tutto questo o ce l'hai o non ce l'hai. Il resto lo puoi imparare strada facendo... ovviamente è il mio punto di vista.[5]
  • Sono più le donne a giudicarmi che gli uomini. Quando mi chiedono perché non ho figli rispondo: 'Perché non li voglio'. E mi guardano sempre come una sorta di aliena. Forse è stata la mia scelta migliore finora per quel che riguarda il mio percorso di vita. Non penso che sia una scelta che gli altri per forza debbano condividere ma è la mia scelta, la mia vita, e soltanto io posso giudicare il valore di questa scelta.[6]
  • Sono vent’anni che mi occupo del peggio del peggio di quello che un essere umano può fare ad un altro ed è difficile conciliare una visione fiduciosa del mondo con quello che io ho visto fare ad altri esseri umani. Siamo una specie terribile, siamo la specie peggiore che esista sulla faccia della Terra. Non so se esista un’entità superiore, ma se ci fosse avrei qualche suggerimento per gestire meglio la situazione.[7]
  • Non ho la querela facile, ma bisogna tutelarsi.[8]

Scena del crimine - Mostro di Firenze

intervista a Renata Bruzzone e Paolo Cochi, Tele Roma 56, giugno 2011, disponibile su YouTube.

  • La stragrande maggioranza di questi omicidi [del Mostro di Firenze] era possibile commetterla in solitudine. Onestamente, per tipologia di assassinio – questo è possibile affermarlo sulla scorta di studi condotti soprattutto negli Stati Uniti, terra ben più prolifica quando parliamo di serial killer, rispetto al nostro Paese fortunatamente – è difficile che omicidi con uno sfondo di matrice sessuale così selvaggia e con la modalità omicidiaria che viene selezionata per eliminare immediatamente l'ostacolo principale, ossia il partner maschile all'interno della coppia, solitamente è associato a un omicida singolo.
  • Più si va avanti con questa storia più emergono dettagli sull'operato di questo soggetto e meno la pista dei "compagni di merende" diventa oggettivamente proponibile. Consideriamo che la condanna dei "compagni di merende" si fonda unicamente sulle dichiarazioni di Lotti, non c'è nient'altro, e Lotti è una persona problematica, sicuramente molto problematica, che fa una serie di dichiarazioni più volte cadendo in contraddizione in relazione a determinati fattori.
  • Io credo che la persona che si nasconde dietro questa serie di delitti era una persona che frequentava e bazzicava gli stessi ambienti entro cui maturavano le decisioni investigative, perché aveva avuto il potere di sfidare tutta una serie di soggetti in maniera scientifica durante tutta questa storia, come se fosse necessariamente sempre un passo avanti a delle indagini che conosceva, probabilmente, o che aveva l'opportunità di intuire forse non in maniera così distintiva ma attraverso magari dell'intelligence fatta attraverso soggetti a vario titolo e vario livello, magari loro malgrado, appartenenti agli ambienti investigativi.

Documentario VIA POMA - oltre la cassazione - Extra TV 1 parte

documentario di Paolo Cochi, Doc Crime documentari, 23 novembre 2017, disponibile su YouTube.

  • Abbiamo a che fare con un soggetto che evidentemente si attendeva ben altra risposta da Simonetta. Io credo che tutta questa rabbia, perché è un omicidio di matrice espressiva e l'arma è utilizzata per colpire proprio le sedi che simboleggiano maggiormente la femminilità.
  • Sicuramente Simonetta conosceva il suo aggressore, su questo non posso nutrire alcun dubbio, e probabilmente nei confronti di questo aggressore aveva anche un certo timore, forse una reverenza insomma. Posso immaginare questo dalla cura con cui si era preparata il pomeriggio, ma non era il vestiario di una ragazza che va a incontrare il fidanzato, era proprio carina ma formale, precisa, è chiaro che voleva dare una buona opinione di sé ma probabilmente non sotto il profilo sessuale ma sotto il profilo dell'affidabilità professionale.
  • Con Raniero intanto aveva occasioni di incontro di altro genere in altri luoghi in maniera assolutamente pacifica e senza particolari problemi. Di sicuro non si sarebbe mai presa il rischio di invitare il fidanzato all'interno di un luogo di lavoro, perché non l'aveva mai fatto in precedenza e non vedo perché farlo quel giorno, col rischio di venire scoperta. Ricordiamo che l'AIAG era comunque ancora in attività, non era ancora il periodo di ferie e chiaramente Simonetta non poteva conoscere anche l'eventuale possibilità di imbattersi in qualche altro dipendente.
  • Non mi risulta che dopo l'omicidio di Simonetta e dopo la scomparsa di un mazzo di chiavi degli uffici dell'AIAG, sia mai stata cambiata la serratura di accesso all'ufficio. È un po' strano, io lo rilevo come dato piuttosto anomalo. Nel momento in cui si consuma un barbaro omicidio all'interno dell'ufficio, una giovane donna viene veramente uccisa in maniera terribile e comunque le chiavi di accesso all'ufficio, per altro frequentato anche da altre donne, un mazzo di queste chiavi sparisce nel nulla e non si provvede neanche a modificare la serratura? Mi sembra un passaggio un po' strano. Forse non c'era da temere per un ulteriore caso di questo genere?
  • La sera del delitto, intorno alle 8:30, dagli uffici dell'AIAG all'avvocato Caracciolo di Sarno, che era il proprietario dell'AIAG, erano arrivate due telefonate di un soggetto di sesso maschile che voleva parlare con l'avvocato, che però in quel momento sostiene di non essere reperibile. Perciò sicuramente c'era un soggetto di sesso maschile all'interno di quello stabile che conosceva il numero dell'avvocato, e anche qui non vedo perché Busco avrebbe mai dovuto chiamare l'avvocato Caracciolo di Sarno di cui non conosceva probabilmente neanche l'esistenza.

Delitti passionali: come e perché si muore per amoreModifica

IncipitModifica

Contrariamente a quanto ci hanno insegnato le nostre mamme e le nostre nonne, di "amore" si può morire a volte. Certo bisogna incappare in una forma d'amore distruttiva, maligna, in grado di trasfigurare il nostro "oggetto d'amore" al punto da trasformarlo nel nostro peggior nemico giorno dopo giorno. E spesso, troppo spesso, sono proprio le donne a pagarne il prezzo più alto con la loro vita, vittime in primis di un sentimento di possesso che non perdona loro l'aver osato travalicarne gli angusti confini in cerca di una maggiore autonomia.

CitazioniModifica

  • La scelta di uccidere in questi casi sembra essere l'unico modo per l'assassino di mantenere l'assoluto controllo sul/la partner. Spesso quando il movente è la gelosia la morte del partner arriva dopo l'ennesima lite violenta. Certo non bisogna in questo elenco dimenticare che tutta una serie di omicidi maturati all'interno della coppia di passionale hanno avuto ben poco ma hanno basato la scelta di uccidere su aspetti decisamente più pragmatici e strumentali come l'ottenimento di un vantaggio economico importante o di un'appetitosa eredità.
  • Ma davvero si può arrivare ad uccidere "per amore"? In tutta onestà io non credo. O meglio, si può arrivare ad uccidere per amore, sì, ma per amore di se stessi.

NoteModifica

  1. Dall'intervista di Luca Mazzuccelli, Luca Mazzucchelli intervista Roberta Bruzzone, Pisoclogia Contemporanea, 21 ottobre 2019.
  2. Dall'intervista di Arianna e Selena Mannella, Intervista a Roberta Bruzzone, Thriller Magazine, 18 aprile 2011.
  3. Dall'intervista di Tommaso Torri, Intervista a Roberta Bruzzone, Rimini Today, 31 agosto 2017.
  4. Citato in Elena Torre, Intervista a Roberta Bruzzone, Mangialibri.
  5. Citato in Intervista a Roberta Bruzzone, autrice di Chi è l’assassino, Donna Moderna.
  6. Citato in Roberta Bruzzone: «Senza figli sono felice», Tio.ch, 2 aprile 2019.
  7. Dall'intervista di Edoardo Sylos Labini, Roberta Bruzzone: “Il mio lato debole? Non c’è, Giornale OFF, 25 marzo 2019.
  8. Citato in Il Fatto Quotidiano, 27 marzo 2018.

BibliografiaModifica

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