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Robert Johnson

cantante e chitarrista statunitense
Un disco di Robert Johnson, Milkcow's Calf Blues, Perfect Records

Robert Leroy Johnson (1911 – 1938), chitarrista blues statunitense.

Citazioni su Robert JohnsonModifica

  • Alcune settimane dopo seppi che Robert Johnson era morto. Dissero che Satana lo aveva preso in un piccolo posto fuori Gredenwood, Mississippi. Satana o un uomo geloso. (Walter Mosley)
  • Dalle parti di Clarksdale c'è un certo Muddy Waters che ha imparato da Little Robert e da me e mi dicono che è diventato un discreto musicista. (Alan Lomax)
  • Il blues di Robert Johnson ti faceva venire la pelle d'oca. La musica di Robert Johnson andava dritta a un nervo che la gente non aveva neanche più. (Walter Mosley)
  • La musica che loro sentivano era solo una pallida ombra, solo un'eco di qualche cosa che era successo molto tempo prima. Loro sentivano qualcosa, ma non quello che aveva saputo farci provare Robert Johnson ad Arcola. Non potevano averne l'essenza. (Walter Mosley)
  • La musica del diavolo, quella dissacrante e disperata di Robert Johnson cantante di blues, figlio del Mississippi, e quella della spensieratezza, dell'eleganza di George Gershwin, figlio invece della borghesia della New York dei primi decenni del secolo. (Vittorio Franchini)
  • Per me Robert Johnson è il più importante musicista blues mai vissuto. Non ho mai trovato nulla di più profondamente intenso. La sua musica rimane il pianto più straziante che penso si possa riscontrare nella voce umana. (Eric Clapton)
  • Robert era un accanito ascoltatore di blues. Cantava male e suonava peggio una chitarra che si era costruito da solo. Ma un giorno, era lui stesso a raccontarlo, si era recato a mezzanotte al centro di un crocevia e lì si era messo a suonare in attesa di un possibile evento. Ed era arrivato un uomo tutto nero che gli aveva preso la chitarra, l'aveva accordata, aveva suonato un motivo sconosciuto e poi gli aveva restituito lo strumento. Non si erano scambiati una parola, il ragazzo e quel diavolaccio nero. [...] Tutto ciò racconta Peter Guralnich che alla ricerca del "re del blues" ha dedicato quasi una vita. (Vittorio Franchini)
  • Sconosciuto ai più, sempre in fuga da se stesso prima ancora che dagli altri sempre senza un soldo, senza una casa ed ora venerato dagli appassionati, studiato dagli esperti che lo giudicano fra i padri del blues, quella musica insinuante ed asprigna che pervade tutto il novecento statunitense. (Vittorio Franchini)

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