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Richard Ryder

psicologo inglese
Richard Ryder nel 2012

Richard Hood Jack Dudley Ryder (1940 – vivente), psicologo inglese.

Indice

Citazioni di Richard RyderModifica

  • Dopo Darwin, gli scienziati ammettono che, sotto il profilo biologico, non c'è una differenza fondamentale, «magica», tra gli uomini e gli altri animali. Perché dunque, sul piano morale, tracciamo una distinzione radicale?[1]
  • La qualità di un medico non viene più misurata da quanti pazienti cura, ma da quanti articoli pubblica su riviste specializzate. Ciò ha incoraggiato un gran numero di ricerche banali e spesso ha portato all'abbassamento degli standard nella cura clinica.[2]
  • Le rivoluzioni degli anni Sessanta contro il razzismo, il sessismo e le discriminazioni di classe hanno sfiorato appena il mondo animale. Questo mi ha inquietato. L'etica e la politica, a quei tempi, avevano di fatto dimenticato gli esseri non umani. Tutti sembravano preoccuparsi di ridurre i pregiudizi nei confronti degli uomini, possibile che non avessero mai sentito parlare di Darwin? Ovviamente anch'io detestavo il razzismo, il sessismo e le discriminazioni di classe, ma perché fermarsi qui? In quanto professionista nell'ambito della salute, ero persuaso che centinaia di altre specie animali soffrissero la paura, il dolore e l'angoscia, proprio come me. Era necessario preoccuparsene. In particolare si rendeva necessario stabilire un parallelo tra la nostra sorte e quella delle altre specie. Un giorno, nel 1970, mentre facevo un bagno nel vecchio castello di Sunningwell, vicino a Oxford, all'improvviso mi balenò in mente una parola: «specismo»![3]

Esperimenti sugli animaliModifica

  • Il numero dei primati impiegati [nella sperimentazione animale] aumenta così rapidamente che almeno nove specie asiatiche e otto africane sono minacciate di estinzione [...]. Si calcola che da quattro a nove scimpanzé vengano uccisi per ogni individuo catturato per la ricerca. Il «Board of Trade» registra che nel 1966 furono rilasciati 22.308 permessi per l'importazione di primati in Gran Bretagna a scopi sperimentali [...] e risulta che gli Stati Uniti hanno importato 1.500.000 scimmie reso in un periodo di soli sei anni. Si calcola, poiché vengono usate non meno di 250.000 scimmie annualmente per la ricerca biomedica, che le specie più rare siano minacciate [...]. (p. 42)
  • Nel campo della psicologia il numero degli esperimenti [sugli animali] è assai grande e molti sono di genere lesivo. Ad esempio gli articoli pubblicati a proposito di esperimenti sul cervello di animali vivi (inclusi sezionamenti, coagulazioni, asportazioni a vuoto del tessuto cerebrale, stimoli chimici ed elettrici) elencati sulla rivista internazionale «Psychological Abstracts» ammontano ora a circa settecento all'anno. Dato che pochissimi di questi articoli menzionano l'impiego di un numero di animali inferiore a dieci e poiché è noto (in Gran Bretagna) che di questi esperimenti soltanto uno su quattro viene pubblicato, si può vedere che il numero degli esperimenti psicologici che comportano operazioni su un cervello vivo è ora molto grande ogni anno. (p. 43)
  • Sebbene si impieghi un numero sempre maggiore di scimmie, la principale vittima degli psicologi è il disgraziato e derelitto topo di laboratorio. Il professor Broadhurst dà una prova quando riferisce che gli psicologi hanno accecato dei topi, li hanno privati dell'udito e infine hanno eliminato il loro senso dell'olfatto, per osservare come apprendessero in un labirinto: «Fu riscontrato che i topi così minorati dimostravano scarsa abilità ad apprendere». (p. 43)
  • Ugualmente ingannevole può essere l'asserzione che gli esperimenti [sugli animali] sono stati condotti sotto anestesia. Sistemi di contenzione e farmaci paralizzanti possono oggi essere così efficaci che spesso l'anestesia non è necessaria da un punto di vista puramente pratico. Il rischio di somministrare una dose troppo grande e di perdere così un costoso scimpanzé può per esempio indurre spesso uno scienziato o un tecnico inesperto di complicate tecniche anestetiche a somministrare una dose troppo piccola da cui l'animale si riprende presto, ma non prima di essere stato ben legato alla tavola operatoria.
    Ricerche recenti suggeriscono che i pazienti umani sottoposti ad un intervento chirurgico, anche quando sono stati chiaramente anestetizzati in modo completo, possono ricordare alcune cose avvenute durante l'anestesia ed è difficile credere che l'anestesia negli esperimenti su animali, solo di rado praticata da esperti, riesca sempre a mantenere livelli di totale incoscienza. (pp. 43-44)
  • La sommaria e crudele procedura [dell'LD50] consiste nel determinare il dosaggio al quale il 50% degli animali sperimentati sopravvive e il 50% muore. Pressoché per definizione si stabilisce un livello di dosaggio al quale gli animali si ammalano, indugiando in maggioranza in uno stato prossimo alla morte prima di soccombere o di sopravvivere. [...] Non ci vuole molta fantasia per capire che ci deve essere sofferenza, per esempio, nella forzata alimentazione di cani con grandi e letali quantità di nuove polveri medicinali per lo stomaco o di sostanze per purificare l'alito. (pp. 44-45)
  • Le differenze nelle reazioni alle sostanze tossiche variano considerevolmente tra le specie, cosicché il valore di questi esperimenti è molto dubbio. Sebbene il talidomide fosse stato largamente provato sugli animali in diversi paesi, le sue terribili proprietà non vennero scoperte. Viceversa la penicillina, il più importante farmaco scoperto nel secolo, non fu largamente provata sugli animali prima che le sue miracolose proprietà terapeutiche fossero dimostrate su pazienti umani. Se fosse stata sperimentata a fondo sugli animali, la sua alta tossicità per le cavie ne avrebbe certamente impedito l'uso clinico.
    L'LD50 è sperimentato su diverse specie per volta. Le specie tradizionali sono i topi, i conigli, i cani (di solito i beagles) e le scimmie. Studi prolungati sulla tossicità consistono in dosi multiple estese a settimane o anni. Come ha scritto il dottor S.B. Baker: «Sono da tempo immemorabile la base degli studi di tossicologia. In pratica non servono a niente e costano cari». (p. 45)
  • Catturate a volte nella grande arborea libertà della loro giungla natale, le scimmie [destinate alla sperimentazione] vengono confinate in gabbie di poco più di un metro quadrato. [...] Per facilitare la pulizia, gli animali vengono costretti a vivere su una rete metallica; non possono mai sedersi o distendersi su una superficie morbida e cedevole. C'è quindi poco da stupirsi se quando viene il momento del coltello o dell'iniezione sono così folli o inerti da non essere più esempi rappresentativi della vita animale.
    Gli psicologi che studiano il comportamento di migliaia di tali creature ogni anno raramente tengono conto del fatto che questi loro disgraziati pazienti sono stati talmente provati da divenire più simili a mostri che ad animali. Molte persone che hanno sperimentato uno stretto rapporto affettivo con individui di altre specie testimoniano il considerevole potenziale di sviluppo emotivo ed intellettuale degli animali. Quando sono tenuti in modo appropriato un cane o un gatto sviluppano grandi raffinatezze di comportamento, di cui l'animale da laboratorio non dà mai prova. Coloro che hanno avuto la fortuna di osservare da vicino animali non spaventati che vivono allo stato libero sono spesso colpiti dalla complessità e dalla ricchezza della vita che essi conducono. Questi piaceri l'animale da laboratorio non li conosce mai; per lui sempre gli stessi quattro muri bianchi e lo stesso odore di disinfettante. (p. 52)

Citazioni su Richard RyderModifica

  • Richard Ryder [...] usa il termine speciesismspecismo») per definire la nostra convinzione di aver diritto a trattare i membri di altre specie in una maniera che non sarebbe ammessa per i membri della nostra stessa specie. Il termine [...] rende bene le analogie tra questo atteggiamento e il razzismo. Il non razzista farà bene a tenerle presenti quando è portato a difendere il comportamento umano nei confronti dei non umani. (Peter Singer)

NoteModifica

  1. Da Speciesism (1970); citato in Ricard, p. 139.
  2. Da Victims of Science (1975); citato in Deborah G. Mayo, Contro una giustificazione scientifica della sperimentazione su animali, in Aa. Vv., Etica e animali, traduzione di Brunella Casalini, Liguori Editore, Napoli, 1998, p. 328. ISBN 88-207-2686-6
  3. Da Speciesism Again: The Original Leaflet (2010); citato in Ricard, p. 44.

BibliografiaModifica

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