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Pierre Vilar (a destra) nel 2000

Pierre Vilar (1906 – 2003), storico e ispanista francese.

Indice

Storia della SpagnaModifica

IncipitModifica

L'Oceano. Il Mediterraneo. La catena pirenaica. Entro limiti così ben tracciati, una cornice naturale sembra offrirsi al destino particolare di un gruppo umano, alla formazione di un'unità storica.
E infatti la posizione eccentrica dell'Iberia, il suo isolamento al di là dei Pirenei, le notevoli caratteristiche del suo clima e della sua struttura, l'attrazione esercitata da talune sue ricchezze non hanno cessato di farle attribuire in Europa, sin dalla più lontana preistoria, una originalità talvolta appena accennata, talvolta evidente. Essa non è neanche, per quanto si sia affermato, «africana». Alcune costanti naturali hanno fatto di questa penisola massiccia – specie di continente minore – un'entità storica a parte.

CitazioniModifica

  • La Spagna moresca fu in realtà un crogiolo in cui andarono a fondersi gli apporti delle più svariate civiltà: la moschea di Cordova, l'Alhambra di Granata, creazioni armoniose ma composite lo provano, ai due limiti della sua evoluzione. Da quel crogiolo i prodotti sono penetrati nell'Europa cristiana, nella filosofia scolastica, nell'arte romana, nella scuola di medicina di Montpellier, nella poesia lirica dei trovatori e nella poesia mistica di Dante. (cap. 2, p. 14)
  • Nella formazione della Spagna «moderna» (particolarmente nella conquista coloniale ch'essa intraprenderà), ciò che dominerà le abitudini di vita, le formule di pensiero, sarà ancora l'eredità della lunga lotta medioevale, la concezione territoriale e religiosa dell'espansione, e non l'ambizione commerciale ed economica. A questo mantenimento dello spirito castigliano, riconquistatore e medievale – così profondamente opposto ai fenomeni nascenti del capitalismo –, la potenza spagnola al suo apogeo dovrà la propria originalità, la propria grandezza, certamente anche alcune delle proprie debolezze. (cap. 2, p. 25)
  • Il «Secolo d'Oro» della civiltà spagnola, fu un lento sbocciare, non un apparire improvviso. Il secolo XV l'ha preparato con i progressi della lingua, lo sviluppo di generi letterari originali, l'affinamento dell'arte primitiva. Isabella[1] ha riunito scienziati, favorito l'importazione di libri di studio e la stampa, rinnovato l'Università di Salamanca con le sue settanta cattedre. Cisneros[2] ha fondato quella di Alcalà. (cap. 3, p. 34)
  • Vivo, diverso; il «Secolo d'Oro» non è soltanto espressione di ristrette élites, ma della sensibilità generale della nazione. (cap. 3, p. 34)
  • La Costituzione [del 1931] si modellò su quella di Weimar, allora la più democratica in Europa. La Spagna fu proclamata «Repubblica dei lavoratori», il che fece sorridere. Il parlamentarismo puro trionfò: Camera unica, ministero sempre responsabile, suffragio universale esteso alle donne e ai soldati. [...]. Un Tribunale di Garanzie giudicava qualsiasi irregolarità costituzionale. Le regioni potevano domandare uno «statuto» di autonomia, ma la parola «federalismo» non compariva. Infine la Spagna rinunciava alla guerra, ed aderiva organicamente alla Società delle Nazioni. (cap. 5, p. 79)
  • Gil Robles si era alienato i monarchici per la sua adesione alla Repubblica ed i fascisti per il suo parlamentarismo. Inoltre era sospetto ai repubblicani. Perché aveva preteso il ministero della Guerra? Che cosa tramava con Franco, suo capo di stato maggiore generale? Perché le formazioni giovanili del suo partito ricevevano qua e là funzioni di polizia armata? Perché la campagna elettorale era fatta soltanto sul suo nome, al grido di «Jefe, jefe»[3], con sue fotografie alte quattro piani? Il blocco «antifascista» era ben giustificato. (cap. 5, pp. 91-92)

NoteModifica

  1. Isabella I di Castiglia, detta Isabella la Cattolica (1451–1504), regina di Castiglia e León e regina consorte di Aragona.
  2. Francisco Jiménez de Cisneros (1436–1517), cardinale e politico spagnolo.
  3. Capo, capo.

BibliografiaModifica

  • Pierre Vilar, Storia della Spagna (Histoire de l'Espagne), traduzione dal francese di Enrico Rivoire, Garzanti, Milano, 1955.

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