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Il modello di comunicazione di Paul Watzlawick

Paul Watzlawick (1921 − 2007), psicologo e filosofo austriaco naturalizzato statunitense.

Citazioni di Paul WatzlawickModifica

  • Chiunque può essere 'felice', ma 'rendersi' infelici è una cosa che si impara.[1]
  • Dall'avvento della cibernetica e della scoperta della retroazione, ci si è resi conto che una correlazione circolare è assai complessa, è un fenomeno notevolmente diverso ma non meno scientifico delle nozioni causali più semplici e più ortodosse. Retroazione e circolarità sono il modello causale appropriato per la teoria dei sistemi interattivi. La natura specifica di un processo di retroazione è molto più interessante della sua origine e – molto spesso – dei suoi risultati.[2]
  • È reale ciò che viene definito tale da un numero sufficientemente alto di essere umani. In questa occasione estrema la realtà è una convenzione interpersonale, proprio come l'uso di una lingua si basa sull'accordo tacito e per lo più assolutamente inconscio che determinati suoni e segni abbiano un ben preciso significato. La realtà di una banconota, per esempio, non consiste tanto nel fatto di essere un pezzo di carta stampato a vari colori, bensì nell'accordo interpersonale secondo cui tale oggetto rappresenta un valore specifico.[3]
  • Finché la scienza si è interessata allo studio dei rapporti lineari, unidirezionali e progressivi di causa-effetto, molti fenomeni di estrema importanza sono stati esclusi dall'immenso territorio che la scienza ha conquistato negli ultimi quattro secoli. Semplificando molto, si può asserire che tali fenomeni hanno il loro comune denominatore nei concetti affini di crescita e cambiamento.[4]
  • L'illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un'unica realtà.[5]
  • Nella visione monadica ci domandiamo il motivo, l'origine la causa, quindi il "perché", nella visione pragmatica ci chiediamo "ciò" che accade qui e ora.[6]
  • "Sai", dice un antropologo ad un collega, "hanno finalmente scoperto l'anello mancante tra la scimmia e l'Homo sapiens." "fantastico: e qual è?" chiede l'altro; il primo risponde: "L'uomo..."[7]
  • "Se non fossi una strega direi che la situazione sembra stregata" si lamentava Ecate in occasione di un recente incontro al vertice avvenuto nella villa sul Mediterraneo. "Ci logoriamo di lavoro per far sì che gli uomini siano convinti che esiste una unica visione della realtà, cioè la propria; li suggestioniamo fino a persuaderli di sapere con assoluta certezza cosa c'è nella testa degli altri, in modo che ogni verifica appaia inutile è eppure c'è sempre qualcuno che esce dai ranghi e rovina tutto.[8]

Incipit di Istruzioni per rendersi infeliciModifica

Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni di questo mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità, e anche oltre, fin sopra la testa, tanto che alla superficie della felicità salgano solo bollicine, come sul pelo dell'acqua; gli si dia di che vivere, al punto che non gli rimanga altro da fare che dormire, divorare dolci e pensare alla sopravvivenza dell'umanità; ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano vi giocherà un brutto tiro, per pura ingratitudine, solo per insultare. Egli metterà in gioco persino i dolci e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e fantastico elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti idee, la sua banale stupidità..." Queste parole uscirono dalla penna dell'uomo che Friedrich Nietzsche considerava il più grande psicologo di tutti i tempi: Fëdor Mikhailovič Dostoevskij. E tuttavia esse esprimono, anche se in forma piacevole e convincente, ciò che la saggezza popolare conosce da sempre: nulla è più difficile da sopportare di una serie di giorni felici.

NoteModifica

  1. Citato in AA.VV., Il libro della psicologia, traduzione di Giuliana Lupi, Gribaudo, 2018, p. 149. ISBN 9788858015018
  2. Da La prospettiva relazionale a cura di Paul Watzlawick, Astrolabio, Roma, 1974; citato in Patrizia de Mennato, La ricerca "partigiana". Teoria di ricerca educativa, Libreria CUEM, Milano 1994.
  3. Da Il codino del barone di Münchhausen; citato in Patrizia de Mennato, La ricerca "partigiana" teoria di ricerca educativa, Libreria CUEM, Milano 1994
  4. Da Pragmatica della comunicazione umana; citato in Patrizia de Mennato, La ricerca "partigiana". Teoria di ricerca educativa, Libreria CUEM, Milano 1994.
  5. Da La realtà della realtà.
  6. Da Il codino del Barone di Münchhausen.
  7. Da Di bene in peggio.
  8. Citato in Patrizia de Mennato, La ricerca "partigiana". Teoria di ricerca educativa, Libreria CUEM, Milano 1994.

BibliografiaModifica

  • Paul Watzlawick, La realtà della realtà, 1976.
  • Paul Watzlawick, Di bene in peggio. Istruzioni per un successo catastrofico, traduzione di Enrico Ganni, Feltrinelli, Universale economica, Milano 1986. ISBN 8807814951
  • Paul Watzlawick, Il codino del Barone di Münchhausen. Ovvero: psicoterapia e realtà, Feltrinelli, Campi del sapere, Milano 1989. ISBN 8807101254
  • Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici, traduzione di Franco Fusaro, Feltrinelli, Milano, 1997. ISBN 8807814528

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