Patrizia Valduga

poetessa e traduttrice italiana

Patrizia Valduga (1953 – vivente), poetessa e traduttrice italiana.

Citazioni di Patrizia ValdugaModifica

  • Io sono sempre stata come sono | anche quando non ero come sono | e non saprà nessuno come sono | perché non sono solo come sono. (da Quartine. Seconda centuria)
  • In questa maledetta notte oscura | con una tentazione fui assalita | che ancora in cuore la vergogna dura. | Io così pudica, così compita | vedevo un uomo a me venire piano e avvolgermi quasi avido la vita. (da La tentazione)
  • Poi goccia a goccia misuro le ore. | Nel tutto buio, sotto il mio dolore, | più giù del buio della notte affondo. (da Donna di dolori)
  • Oh padre che conosco ora, | soltanto ora dopo tanta vita, | ti prego parlami, parlami ancora: | io fallita come figlia, fuggita | lontano un giorno, e lontana da allora, | non so niente di te, della tua vita, | niente delle tue gioie e degli affanni, | e ho quarant'anni, padre, quarant'anni! (da Requiem)
  • Non affogarmi in notti tanto nere | se prima non mi apri nel cervello | la porta che resiste del piacere. | Ora lo sai: ho bisogno di parole. Devi imparare a amarmi a modo mio. | È la mente malata che lo vuole: | parla, ti prego, Cristoddio! (da Cento quartine e altre storie d'amore)
  • ... e tu mandali a dormire i tuoi pensieri, | devi ascoltare i sensi solamente, | sarà un combattimento di guerrieri: | combatterà il tuo corpo e non la mente. (da Cento quartine e altre storie d'amore)
  • Signore, da' a ciascuno la sua morte, | dalla tutta inverata dalla vita; | ma dacci vita prima della morte | in questa morte che chiamiamo vita. (Quartine. Seconda centuria) [preghiera]
  • Vuota il tuo sacco, su, parla, poetessa: | io fiorisco e disfoglio e rigermoglio | per dare la procura di me stessa | a chi non può o non vuole quel che voglio. (da Manfred)
  • E io, alla vigilia di svanire, | teatro di parole ritrovate | nel buio delle ossa, | sì, io, a supplicarlo di apparire | tra voci vigliaccamente inventate... | Che cosa può che un altro in me non possa? | Oh presto allora il poco che rimane, | cane delle mie ossa, ossa di cane! (da Lezioni d'amore)
  • La tua Milano, amore, fa paura | e mi tratta da esule e sbandita, | e in casa nostra ogni cosa | mi guarda male, come risentita. | Ogni cosa ti chiama, ti reclama, | e mi lascia così, sola e spaurita. | E tutto il tempo testimonia il tempo | del dolore indiviso della vita. | E in tutto il tempo trovo tregua il tempo | che ti sto accanto, anima ferita. (dalla postfazione a Giovanni Raboni, Ultimi versi)

Citazioni su Patrizia ValdugaModifica

  • [Sulla poetica di Patrizia Valduga] Così come in quasi tutte le opere della Valduga, il rigido schema metrico, costituito dall'alternarsi obbligato di rime e misure sillabiche, serve all'autrice per poter incanalare la piena sensuale che traspare dalle sue composizioni poetiche e per attenuare il suo lessico estremamente crudo ed erotico. (Luigi Baldacci)
  • Il discorso poetico è tenuto dalla donna, ma l'uomo vi entra, lo rompe di continuo, con l'ausilio tipografico delle virgolette. Prima ancora dei corpi, sono le frasi ad attorcigliarsi l'una con l'altra: gli atti carnali equivalgono agli atti di parola; e viceversa. Il linguaggio del sesso è ciò che si dice un idioletto, ossia lingua privata della coppia, che essa sola parla e intende. È un linguaggio osceno, coprolalico – che non comunica il godimento ma lo produce, fa il godimento della coppia. È esso stesso, per usare una bella immagine della Valduga, "il desiderio che non trova pace | e va peregrinando sul tuo corpo". (Giuliano Gramigna)
  • [Sul linguaggio poetico di Patrizia Valduga] La Valduga [...] ha fatto sua la crisi di linguaggio della poesia moderna. Non è un poeta in crisi, ma un poeta che parla con la crisi, servendosene. E nessuno ha colto, come lei, la situazione di impossibilità che ha lasciato dietro di lei il discorso di Montale: non perché fosse impossibile dire meglio, dire di più, ma perché è ormai impossibile dire qualcosa con quelle parole. In questa camera carceraria [...] sono ammessi ancora dei giochi; ma il più importante non è quello erotico: è quello di chi si diverte a ritagliare il linguaggio degli altri, a lavorare di forbicine e colla. [...] non so trovare o vedere, oggi, un linguaggio poetico che sia più linguaggio di questo. (Luigi Baldacci)

BibliografiaModifica

  • Patrizia Valduga, Quartine. Seconda centuria, Collana: Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2001. ISBN 8806157728
  • Patrizia Valduga, La tentazione, Crocetti, 1985.
  • Patrizia Valduga, Donna di dolori, Mondadori, Milano, 1991. ISBN 8804344598
  • Patrizia Valduga, Requiem, Marsilio, 1994. ISBN 883176036X
  • Patrizia Valduga, Cento quartine e altre storie d'amore, Collana: Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 1997. ISBN 8806145444
  • Patrizia Valduga, Manfred, Mondadori, Collana: Lo Specchio, 2003.
  • Patrizia Valduga, Lezioni d'amore, Einaudi, 2006.
  • Giovanni Raboni, Ultimi versi, Collana: Le forme, Milano, Garzanti, 2006. ISBN 8811632064

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