Pasolini (film)

film del 2014 diretto da Abel Ferrara

Pasolini

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Titolo originale

Pasolini

Lingua originale inglese e francese
Paese Italia, Belgio, Francia
Anno 2014
Genere biografico, drammatico
Regia Abel Ferrara
Sceneggiatura Abel Ferrara, Nicola Tranquillino e Maurizio Braucci
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Pasolini, film del 2014 con Willem Dafoe e Riccardo Scamarcio, regia di Abel Ferrara.

FrasiModifica

  • Io penso che scandalizzare sia un diritto. Essere scandalizzati è un piacere e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzati è un moralista.Il cosiddetto moralista. (Pasolini)
  • Questo romanzo non serve più molto alla mia vita. Non è un proclama, ma il preambolo di un testamento. La testimonianza di quel poco sapere che uno ha accumulato e che è completamente diverso da quello che egli si aspettava o immaginava. (Pasolini)
  • Anche nella Democrazia, continua il santo gioco dei Re. E la vita cerimoniale della regalità è diffusa nell'etichetta borghese. (Pasolini)
  • L'arte narrativa come ben sapete è morta. Noi siamo in lutto. (Pasolini)
  • Il mio non è un racconto ma una parabola. Il senso di questa parabola è appunto il rapporto di un autore con la forma che egli crea. (Narratore)
  • Tutto ciò che io vi riferirò, non è apparso nel teatro del mondo. Ma nel teatro della mia testa. Si è svolto non nello spazio della realtà, ma nello spazio della mia immaginazione. Si è infine risolto, non attraverso le regole contraddittorie del gioco dell'esistenza, ma attraverso le regole contraddittorie del gioco della mia ragione. (Narratore)
  • Io sono una forma, la cui conoscenza è un'illusione. (Pasolini)
  • So che battendo sempre sullo stesso chiodo, può persino crollare una casa. Quelli che hanno cambiato la storia non sono stati né i cortigiani, né gli assistenti dei cardinali. Ma chi ha saputo dire: no. Il rifiuto è stato sempre un gesto essenziale e infatti per funzionare deve essere grande, assoluto e assurdo. Il buonsenso non ha mai fermato la situazione. Allora sono tre i discorsi: qual è la situazione; perché si dovrebbe fermarla o distruggerla e in quale modo. (Pasolini)
  • La tragedia è che non ci sono più esseri umani. Ci sono strane macchine che sbattono l'uno contro l'altra. E questa tragedia è iniziata con quella universale, obbligatoria e perverso sistema di educazione che forma tutti noi dalle cosiddette classi dirigenti giù fino ai poveri che ci spinge tutti dentro l'arena dell'avere tutto, ogni cosa a tutti i costi. Ecco il motivo perché tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo. Quindi se mi trovo tra le mani un consiglio d'amministrazione o una manovra finanziaria, uso quelli, o uso una spranga. E quando io uso una spranga, io faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io esercito il mio diritto, la mia virtù. Sono un assassino e sono un brav'uomo. Così oggi le persone non si fanno scrupoli ad ammazzare. In questo il panorama è cambiato. Qui c'è voglia di uccidere. Questa voglia ci lega come fratelli sinistri, di un fallimento sinistro, di un intero sistema sociale che fabbrica gladiatori che sono stati educati tutti ad avere, possedere e distruggere. (Pasolini)

DialoghiModifica

  • [Spezzone del film Salò o le 120 giornate di Sodoma in francese con i sottotitoli italiani]
    Carceriera: Guai a te se mi fai fare brutta figura! Ti conosco bene io. Piange perché mentre la prendevamo sua mamma per difenderla è caduta nel fiume ed è morta proprio sotto i suoi occhi.
    Giornalista: Questi attori sono masochisti? [rivolto a Pasolini]
    Pasolini: Se li ho scelti, significa che lo sono.
  • Giornalista: Il sesso è politica?
    Pasolini: Naturalmente. Non c'è nulla che non sia politica.
  • Giornalista: Prova nostalgia per l'epoca in cui la gente la insultava per strada?
    Pasolini: Mi insultano ancora.
    Giornalista: E le provoca un certo piacere?
    Pasolini: Non lo rifiuto perché non sono un moralista.

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