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Papa Gregorio XVI

254° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica
Gregorio XVI

Gregorio XVI, al secolo Bartolomeo Alberto (in religione Mauro) Cappellari (1765 – 1846), vescovo di Roma, papa della Chiesa cattolica e sovrano dello Stato Pontificio 1831-1846.

  • Da questa corrottissima sorgente dell'indifferentismo scaturisce quell'assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, che si debba ammettere e garantire a ciascuno la libertà di coscienza: errore velenossisimo, a cui apre il sentiero quella piena e smodata libertà di opinione che va sempre aumentando a danno della Chiesa e dello Stato. (dalla enciclica Mirari vos; citato in Walter Peruzzi, Il cattolicesimo reale attraverso i testi della Bibbia, dei papi, dei dottori della Chiesa, dei concili, Odradek, Roma, 2008, p. 209)

Indice

Incipit di alcune opereModifica

Chiamati dalla Divina ProvvidenzaModifica

Chiamati dalla Divina Provvidenza, ad onta della Nostra pochezza, al Sommo Pontificato ed al governo di quegli Stati che ne formano il patrimonio, dilatiamo solleciti sopra essi il Nostro cuore, affinché apprendano subito da quali sentimenti fummo animati per loro fin dal momento in cui su di Noi si dispiegò la volontà di Colui nelle cui mani sono le sorti degli uomini.

Ci è stato rappresentatoModifica

Ci è stato rappresentato che, sebbene le acque del fiume Aniene nella Nostra città di Tivoli siano state frenate e regolate con un robusto muraglione, fatto erigere dal Nostro Predecessore Leone XII dopo la celebre e straordinaria rotta avvenuta il 16 novembre 1826, e sebbene con questa opera, degna della più alta lode, si sia ridonata l'attività agli opifici, il corso alle fonti e lo splendore a quelle singolari bellezze della natura, pure i pericoli affrontati e le difficoltà superate per innalzare l'acqua all'antico livello, nonché le gravi spese sostenute a quest'effetto, non sono state sufficienti a calmare i timori di nuove disgrazie sempre cresciuti in quella popolazione, e ad assicurare il Governo, sempre vigile sulle continue evenienze in rapporto all'indole devastatrice di quel fiume.

L'evidente diminuzioneModifica

L'evidente diminuzione e scarsezza che da qualche anno si scorgono nell'Acqua Felice, la quale, mentre forma una delle decorazioni di questa Nostra città, serve altresì agli usi tanto pubblici che privati di molti abitanti di essa, non mancano di costituire, anche nelle gravi Nostre cure, un oggetto della sovrana Nostra considerazione.

Le armi valoroseModifica

Le armi valorose che Noi invocammo dal sempre pio ed augusto monarca austriaco Francesco I per ricondurre fra voi quella tranquillità, quell'ordine e quella calma, che le passate perturbazioni vi avevano involato, si ritirano ora da codeste province nella certezza che i traviati, finalmente disingannati, si riuniscano anch'essi a coloro che formano la maggior parte di codeste popolazioni, e tutti, concordemente calcando le vie che la Religione dei padri loro, i doveri di sudditanza, gli stimoli dell'onore hanno segnato, concorrano tutti indistintamente ed efficacemente a conseguire quelle prosperità che soltanto una sana morale può procurare e che la civile concordia ed un vero amore di pace possono consolidare.

Citazioni su Papa Gregorio XVIModifica

De balneis Ethruriae.[1]
  • Il crescente disordine nel caos dell'amministrazione; le finanze sperperate; il pubblico erario, fra l'aumentare delle imposte più odiose, sempre esausto; le prigioni rigurgitanti di liberali; le vie dell'esilio piene dei lamenti e delle maledizioni di migliaia di profughi; la giustizia nome vano e ad essa sostituito il più sfacciato favoritismo, il più laido mercimonio, sotto l'impero di regolamenti e di costituzioni feudali e medioevali, contraddicentesi ed opposte fra di loro; l'istruzione popolare in balia dei gesuiti e de' loro proseliti; proibita la stampa e la diffusione di libri e di giornali; combattuta la illuminazione a gas, le strade ferrate, gli asili infantili, le applicazioni di qualsiasi scoperta, o trovato della scienza... ecco quali furono le condizioni dello Stato romano durante il pontificato di Gregorio XVI. (Raffaello Giovagnoli)
  • Il papa ama riposarsi in compagnia della moglie di Gaetanino[2] [...] una donna che può avere trentasei anni, non è né bene né male. (Stendhal)
  • Il 1º giugno 1846 il pontefice Gregorio XVI, abbandonato da tutti i familiari, anche dal suo diletto aiutante di camera Gaetanino[2], privo di bevande e di nutrimento, a un'ora pomeridiana, cessava di vivere per sfinimento senile, accresciuto dall'inedia, dopo un regno di quindici anni, tre mesi e ventinove giorni, fra i motteggi di Pasquino, le maledizioni dei liberali e la indifferenza apatica e quasi ostile della plebe di Roma. (Raffaello Giovagnoli)

NoteModifica

  1. Per approfondimenti vedi la voce Profezia di Malachia su Wikipedia.
  2. a b Gaetano Moroni (1802–1883).

BibliografiaModifica

  • Gregorio XVI, Chiamati dalla Divina Provvidenza, Ci è stato rappresentato, L'evidente diminuzione, Le armi valorose, in "Enchiridion delle encicliche. Ediz. bilingue", EDB, 1994. ISBN 8810205715

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