Nanni Loy

regista italiano (1925-1995)

Nanni Loy, nome d'arte di Giovanni Battista Loy (1925 – 1995), attore, regista e sceneggiatore italiano.

Nanni Loy

Intervista di Stefania Miretti, Stampa Sera, 8 febbraio 1988.

  • Io vado alla ricerca del personaggio, non della risata.
  • Celentano è solo un fenomeno di grande talento scenico.
  • Questa corsa frenetica ed elementare all'indice d'ascolto, senza più domandarsi che ne è del gradimento del pubblico, non mi piace.
  • Essendo ripetitiva la televisione crea delle mode. Ma non è un fenomeno nuovo, è sempre stato così; una volta a Roma i ragazzi parlavano tutti come Alberto Sordi.
  • Il cinema ha sedotto i grandi scrittori, al teatro restano i classici: ma Plauto e Aristofane erano grandi perché facevano della satira sul loro tempo; proporli oggi, sia pure nobilitati dalla polvere del tempo, è erudizione.

In Napoli. Voci per una città

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  • [A Napoli] Vi è una cultura di fondo individualista, ed in questo senso è da considerare negativa, per quanto sia al tempo stesso molto ricca di un grande potenziale, che si manifesta in esaltazione della persona e dell'uomo contro tutte le culture di appiattimento del nostro tempo. L'individualismo dei napoletani produce certamente delle difficoltà di gestione degli affari sociali, il che la fa apparire agli occhi di un non napoletano come me una città incivile, una civis incivile; è pur vero, però, che in questo modo si preserva la ricchezza dell'individuo, la sua fantasia, quel potenziale che le permette di essere fuori dalle regole della produzione e del consumo. (p. 77)
  • Durante la lavorazione de Le quattro giornate di Napoli, se prendevo il megafono e dicevo alle 500 comparse di correre da una direzione all'altra ad un mio fischio, non si muoveva nessuno. Inizialmente non riuscivo a capire il perché. La realtà è che non mi riconoscevano il diritto di imporre loro qualcosa con un fischio. Bisognava loro spiegare il motivo. Così mi riunii a loro e spiegai il perché di quella scena. [...] Il rendimento si capovolse e tutte le comparse dettero un loro contributo creativo. Non erano stati parcellizzati con un dovere. Si sentirono talmente investiti del problema del film e delle riprese, da comportarsi come dei registi. Durante le prove gridavano stop nel megafono per fermare gli errori, assimilando ciò che facevo io, interrompendo le riprese anche quando andavano bene. Ma perché volevano diventare tutti registi? Perché nei napoletani è insopprimibile il desiderio di essere considerate persone, con una dignità personale, una intelligenza ed una personalità riconoscibili. [...] A Napoli, no. Con i soldi e gli ordini non si compra nulla. (pp. 78-79)
  • Provo una sorta di amore e odio, una grande ammirazione, affetto e tenerezza per il singolo napoletano. Provo al tempo stesso molto risentimento per quella che ricordo essere l'organizzazione sociale della città. L'odio nasce per questo patrimonio, energie, ed intelligenza che venivano, non so oggi, continuamente deviate, sprecate. È un'amarezza che mi prende qualche volta, nel vedere queste persone che singolarmente valgono tanto, sprecarsi in complicazioni inutili, confusioni evitabili, violenze ingiustificate. (79-80)

Bibliografia

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  • Napoli. Voci per una città, a cura di Enzo Marzano e Antonella Ciancio, Adriano Gallina Editore, Napoli, stampa 1994.

Filmografia

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Sceneggiatura

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Altri progetti

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