Naftali Bennett

politico israeliano

Naftali Bennett (1972 – vivente), politico israeliano.

Bennett nel 2020

Citazioni di Naftali Bennett

modifica
  • Ho già ucciso molti arabi nella mia vita, e non c'è assolutamente alcun problema a riguardo.
I already killed lots of Arabs in my life, and there is absolutely no problem with that.[1]
  • La cosa piu importante per sconfiggere il virus [COVID-19] non è la quarantena o fare test, test test, bensì isolare i vecchi dai giovani. ... Nulla è piu letale di un abbraccio tra nonna e nipote. ... Quindi tenete i nonni lontani, parlate loro con Whatsapp e con Skype, portategli da mangiare fuori dalla porta. ... Quando la maggior parte della popolazione si sarà presa il virus, dopo 3-4 settimane l'immunita' sarà passata dall'1% al 20%. E quando si arriverà al 60-70 % di gente immune, allora i nonni potranno uscire. Ci potranno volere due o tre mesi, ma il piano è questo.[2]
  • [Su Ebrahim Raisi] Per quelli che hanno dubbi, non è stata la gente a eleggerlo ma la suprema guida ayatollah Ali Khamenei che ha permesso la sua nomina. Hanno eletto il carnefice di Teheran.[3]
  • [Sulla dichiarazione di Sergej Lavrov: «I peggiori antisemiti sono ebrei, anche Hitler aveva origini ebraiche»] Le parole del ministro non sono verità e il loro obiettivo non è valido. Menzogne del genere hanno per obiettivo accusare gli ebrei stessi dei crimini terribili compiuti nei loro confronti nella Storia e quindi rimuovere la responsabilità dai loro persecutori.[4]

Intervista di The Times of Israel, traduzione di Niram Ferretti, Linformale.eu, 17 gennaio 2017.

  • Ci sono migliaia di attacchi terroristici palestinesi contro gli israeliani e meno di una manciata di attacchi terroristici ebraici contro gli arabi. Mentre dobbiamo cercare di fare di tutto per sradicare i crimini commessi dagli ebrei, non dobbiamo perdere la visione panoramica.
  • Non si misura una società da come si comporta una sua frangia. Sì misura una società da come reagisce la maggioranza quando avvengono avvenimenti fuori dall'ordinario.
  • Il problema da affrontare è il seguente. Stiamo parlando di una nuova specie di terrorismo. Terrorismo che agisce sulla base dell'incitamento. Pensi a un'onda magnetica generata dallo Stato Islamico, Hamas e l'Autorità Palestinese e anche, sfortunatamente da alcuni membri arabo-israeliani della Knesset. Alcuni sono stati anche degli incitatori. E poi abbiamo degli individui che agiscono. In larga misura non sono mandati o organizzati né da Hamas né dall'Autorità Palestinese. Hamas e l'Autorità Palestinese incitano. Questa è una novità. È un nuovo fenomeno.
  • Il Monte del Tempio è la località precisa del tempio. È un fatto. Per gli ebrei è il posto più santo al mondo. È il terzo posto più santo per i musulmani. E dobbiamo rispettare i diritti degli altri, la loro libertà religiosa. Oggi, in un senso, gli ebrei sono discriminati sul Monte del Tempio. Non sto suggerendo di modificare lo status quo oggi. Credo che nel lungo periodo Israele si trovi nella posizione migliore per mantenere la libertà religiosa per tutti. Siamo gli unici ad averlo fatto. Quando i giordani e prima di loro gli ottomani controllavano questi luoghi, agli ebrei non era concesso di esercitare la loro religione. Oggi a Gerusalemme e a Hebron tutte le religioni possono esprimersi.
  • In un mondo perfetto ci sarebbe libertà di religione e libertà per ogni religione di potersi esprimere ovunque.
  • La maggioranza degli arabi-israeliani vogliono fare parte della società israeliana. Lo si vede dall'economia. Lo si vede dal tipo di occupazioni che cercano. Lo si vede dal fatto che le donne si aggiungono alla forza lavoro. Lo si vede dall'educazione. C'è un desiderio molto profondo da parte loro di essere integrati nella società israeliana, anche di fare parte del servizio nazionale e civile. Come Ministro dell'Economia mi sono attivato molto per integrarli nella forza-lavoro, specialmente le donne che costituiscono solo il 25% della quota partecipativa. Ora sono arrivate al 32% e desidero che arrivino al 80%.
  • Storicamente Israele ha fatto due errori. Non è stato sufficientemente empatico nel integrare gli arabi-israeliani nel tessuto economico e non è stato risoluto abbastanza contro il piccolo gruppo di coloro i quali vogliono minare lo Stato.
  • Sono l'ultima persona che vorrebbe vivere con la spada. Lo dico come uno che ha partecipato in tutti i conflitti come soldato, come comandante di plotone, come comandante di compagnia. Ho servito durante la Prima Intifada, nella Seconda Intifada, nel Libano del sud negli anni 90, nell'operazione Scudo Difensivo nella West Bank nel 2002 e nella Seconda Guerra del Libano. Non c'è niente di peggio che combattere in battaglia e perdere il tuo migliore amico, cosa che mi è accaduta durante la Seconda Guerra del Libano. Nessuno desidera la guerra. Ma guardi alla realtà del Medioriente e ciò non ha niente a che vedere con Israele. Guardi ai nostri confini. Abbiamo Hezbollah sul confine libanese. Abbiamo Jabhat al-Nusra sul confine siriano. Abbiamo lo Stato Islamico sul Sinai. Abbiamo Hamas a Gaza. Nessuno di questi attori è minimamente interessato a un negoziato di pace, a una specifica porzione di terra. Hanno una visione globale, una visione molto chiara che può essere riassunta in due parole. Uno Stato islamico. Un califfato islamico. Continueranno fino a quando potranno. Quindi la realtà è che dobbiamo vivere con la spada. Preferisco vivere con la spada che non vivere.
  • Gli israeliani amano lagnarsi, siamo molto bravi nel farlo, ma quando arriva il momento critico gli israeliani restano in Israele. Diventano volontari nel difendere il nostro paese. E, cosa assai importante, continuano a vivere delle vite normali.
  • Non abbiamo gli attentati suicidi non perché non desiderino realizzarli, ma perché non glielo permettiamo. Perché prendiamo il terrorista nel suo letto alle 3 del mattino invece di incontrarlo a Tel Aviv alle 3 del pomeriggio.
  • La realtà è che chiunque suggerisca che Israele si possa difendere in qualche modo senza mantenere sempre la Giudea e la Samaria, è fuori di testa.
  • Non avremmo dovuto lasciare Gaza. No. Ma siamo fuori e non sto suggerendo di tornarci. Riguardo a quello che abbiamo fatto, si vedono i risultati. I risultati sono che ci prendiamo decine di migliaia di razzi su Tel Aviv. Quello che tutti dicevano che sarebbe successo è successo. Non era facile all'epoca ma e molto molto peggio quando si ha un posto dal quale lanciano razzi senza fine. Allora c'era questo detto, "Andiamocene ma se lanciano solo un razzo entriamo e gliela facciamo vedere nera". Non funziona nella realtà. Quando gliela fai vedere nera, tutto il mondo ti condanna: "Perché attaccate questa povera gente"? Non ottieni nessuna simpatia ritirandoti. Infatti i peggiori colpi inferti alla nostra posizione a livello internazionale sono venuti da Gaza. [...] I peggiori colpi non sono venuti dalla Giudea e dalla Samaria. Non ci sono stati grandi eventi in Giudea e Samaria che abbaino causato rabbia nel resto del mondo.
  • Sono così orgoglioso di essere israeliano... metta qualsiasi altro paese nella nostra situazione, nessuno agirebbe moralmente come noi. È molto facile sedere a migliaia di miglia di distanza lontano da qui e giudicarci. Ma stiamo combattendo la battaglia del mondo libero. In modo pressoché letterale. Le alture del Golan sono il luogo dove l'islam radicale incontra il mondo libero. Fisicamente. Ed è dura. E se non ci fossimo noi qui, lo vedreste fluire verso l'occidente. Questo è il modo in cui la situazione dovrebbe essere presentata. Siamo il bastione principale del mondo libero. Siamo trattati ingiustamente. Niente di nuovo. È una cosa vecchia migliaia di anni.
  • Pace è una parola grossa. La connotazione della pace è un trattato che duri per l'eternità. Non abbiamo niente del genere, e non credo che nessuno nella regione, che sia palestinese o israeliano o giordano, pensa che sia realizzabile. Tutti ne parlano ma nessuno ci crede realmente. Nessuno. Quindi smettiamola con le commedie.

Altri progetti

modifica