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Michele Paramatti

calciatore italiano

Michele Paramatti (1968 – vivente), ex calciatore italiano.

Dall'intervista di Daniele Moscone, ESCLUSIVA TLP - Mi ritorni in mente : Michele Paramatti, TuttoLegaPro.com, 20 dicembre 2016
  • Credo che la vita e il calcio stesso regalino tante emozioni, penso non abbia senso nasconderle. Una persona deve vivere le emozioni perché ogni giorno si pongono e si propongono. Il calcio è un'emozione continua: ci si allena per il gol, per la vittoria, per regalare un'emozione a chi viene a vederci. Anche noi stessi calciatori siamo artefici di un'emozione che produciamo in noi stessi quando riusciamo a raggiungere un risultato. Se ripenso a quei gesti di cui mi parla, penso che non ho fatto nulla di particolare: ero me stesso, al naturale. Più umano? Si, più umano. Non ho dovuto mascherare niente di quello che sono, perché probabilmente la mia indole è questa. Quella di dare tutto quello che ho, di essere a disposizione del gruppo: di gioire e perché no, di piangere anche per situazioni spiacevoli. Ma non mi vergogno, perché sono così: sono vero.
  • Credo che debba essere normale che uno arrivi senza l'aiuto di nessuno. Dovrebbe esserci una meritocrazia che va al di là delle capacità tecniche. Un giocatore si valuta anche in altre caratteristiche, come ad esempio l'aspetto caratteriale e disciplinare. Quello che ho ottenuto è arrivato grazie alla mia perseveranza, alla mia professionalità e soprattutto del fatto che in tutte le squadre in cui sono stato, ho sposato la causa di quel club. Il senso di appartenenza è importante per raggiungere il risultato per il gruppo e per migliorare le proprie prestazioni. Quando riesci in questo, si crea un'empatia con la squadra, con la città stessa, necessaria per farti sentire partecipe, parte dei colori della maglia che indossi.
  • Molto spesso vengono esaltati i gesti sul campo, ed in parte è anche giusto. Per arrivare a quello c'è un lavoro dietro le quinte che non tutti conoscono. Ci vuole una certe abnegazione a livello mentale per restare a certi livelli e questo porta molti ragazzi capaci a perdersi perché non hanno la struttura caratteriale adatta a sopportare certe pressioni. Così vedi tanti ragazzi – riallacciandomi al discorso di prima dell'aspetto tecnico – che sanno fare il colpo sotto, la bella giocata. Ma non basta! Nel calcio servono doti importanti che non trovi solo nei piedi educati. Ci vuole sostanza e non solo apparenza.
  • La ricerca della scorciatoia non porta lontano: non dico che ti imborghesisce, ma non ti fa approcciare alla realtà in cui ti trovi perché non ne hai i mezzi. Viceversa, quando le cose le ottieni con il sudore della fronte, passo dopo passo, riesci ad apprezzarle di più. Per me una cosa importantissima è stata l'esperienza delle giovanili della Spal. Come allenatore in prima squadra c'era Giovanni Galeone. C'è una frase che mi è rimasta impressa: è meglio un cavallo non di razza che corre che suda o un cavallo di razza che si specchia nella sua bellezza inutile? Questa frase è stata uno stimolo molto forte per me: anche se non sono dotato tecnicamente, posso essere apprezzato per tutto quello che do.
  • [...] la Juventus basa le sue scelte non soffermandosi sull'aspetto tecnico, ma guardando ad altre caratteristiche. Lo fanno perché sono il club più titolato d'Italia ed hanno un'immagine da far rispettare. Per loro un giocatore che non segue un determinato profilo comportamentale è un danno alla loro storia, fatta di comportamenti che devono seguire un certo stile.

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