Mark Alan Miller

Mark Allan Miller, fumettista britannico.

Hellraiser: Il tributoModifica

IncipitModifica

Per tutti i prigionieri passati per le mura della colonia, la Big House era un luogo vistoso e permanente. Ma in realtà era tutta un'illusione. Il pianterreno era stato costruito usando vecchie assi portate dalla terraferma proprio per quello scopo. Era brutto a vedersi ma solido, con pannelli di legno che davano un'idea di robustezza.

CitazioniModifica

  • Lemarchand era stato un semplice creatore di strani oggetti meccanici, non certo degno del genere di attenzioni che avrebbe meritato un Napoleone. Quando il suo nome veniva fuori, di tanto in tanto, nelle discussioni riguardanti la politica e i divertimenti di quel periodo storico della Francia, di solito si finiva per parlare delle strane voci che avevano rovinato quell'uomo. (p. 12)
  • Non si trovò mai nulla, nei rapporti emersi dagli agenti del potere in perenne cambiamento di quegli anni, che facesse capire con chiarezza il vero destino di Lemarchand. Da un documento ufficiale, sembrava che fosse stato condannato all'ergastolo per aver avuto contatti con potenze diaboliche. In un altro, si raccontava che era stato liberato dagli stessi uccelli meccanici che lo avevano reso tanto celebre. Ma non c'era certezza in nessuna di queste voci, se non che nascondevano una domanda ancora più profonda: cosa avrebbe mai potuto ottenere dal diavolo un costruttore di uccelli canori? Oppure, domanda ancora più strana: cosa mai avrebbe potuto volere il diavolo da lui? (p. 13)
  • Da quando aveva conosciuto per la prima volta le trame dell'inferno, in una casa di Lodovico Street, a non più di due miglia dall'appartamento in cui si trovava adesso, aveva studiato a fondo ciò che scorreva sotto la superficie del mondo (che avrebbe permesso di trovare qualcuno come lei, per esempio), qualcosa di così freddo e crudele che perfino adesso, quasi trent'anni dopo, continuava a svegliarsi di soprassalto quasi ogni notte, zuppa di sudore, con nelle orecchie la voce cupa dell'Uomo Freddo con i chiodi piantati in faccia. In qualche modo, era riuscita a sfuggire due volte alle sue grinfie, e quelle dei suoi accoliti. Ma per quanto lontano fuggisse, quelli le erano sempre dietro di un passo. E lei sapeva bene che se l'avessero davvero voluta indietro, sarebbero riusciti ad averla. (p. 17)
  • Coloro che erano così sciocchi da decidere di insultare quel demone lo chiamavano Pinhead. Lei lo aveva considerato un nome stupido, la prima volta che l'aveva sentito, e ancora la pensava così. Non dubitava che chi aveva coniato quel soprannome l'avesse fatto per togliergli in qualche modo autorità. Ma non era andata così. Pinhead era un fiore velenoso comunque lo si chiamasse. (p. 38)
  • Sai cosa significa la parola autopsia? [...] Per la maggior parte della gente è una parola di morte. [...] Cadaveri mutilati. Oscurità. Incisioni. Ma quando il velo della paura viene strappato via, resta una cosa soltanto: la vista. È tempo di aprire la porta. Ciò che si trova dall'altra parte ti ha atteso a lungo. (Pinhead: p. 65)
  • Dio è un pozzo senz'acqua a cui pellegrini già dannati vengono a bere. È il vuoto che guarda il vuoto. È il luogo in cui ho capito che non sono niente, e che non lo sono mai stato, e perciò alla fine ho deciso di mettere a nudo l'intera farsa. (Pinhead: p. 67)
  • La maggior parte di coloro che mi incontrano non sono abbastanza fortunati da uscirne vivi. Tu e il detective avete in comune questo raro onore. (Pinhead: p. 68)
  • Fu l'Uomo Freddo a guardarla con curiosità, questa volta. «Hai paura? Dov'è il tuo coraggio, dov'è la rabbia? Lo spirito ribelle della ragazza di Lodovico Street?»
    «Non posso esserti d'aiuto». Una lacrima le scivolò lungo la guancia.
    «Sì, invece. Non ho lasciato nulla al caso. Se dovessi fallire, ci sarà un altro che verrà dopo di me. Ho sparso il mio seme in modo che la mia eredità continui. Lei è già nel tuo mondo, e si muove tra i viventi, mentre noi siamo qui a parlare».
    Kirsty lo fissò con gli occhi spalancati. L'Uomo Freddo aveva una figlia? Come era possibile che Dio l'avesse permesso?
    «Guarda la anime perdute», disse lui. «Questa è la Fine di Tutto». (p. 69)
  • «E se Lui piange per le tue sofferenze, perché non le guarisce?», continuò l'Uomo Freddo. «E se Lui desidera che tu non sia così debole e preda delle tentazioni, perché non ti dà la forza di resistere? E se Lui ti sente piangere, perché resta in silenzio?»
    Le posò il palmo della mano sulla nuca, vicino al collo. Kirsty avvertì un fiore spinato di ghiaccio sbocciarle sulla schiena. Cominciò a battere i denti. Il cuore le martellava contro la gabbia toracica come se stesse cercando di scappare dal corpo, ancora sconvolto dal tocco dell'Uomo Freddo. Desiderò di potersi allontanare da quel luogo, di essere al sicuro da quel demone, di avere la possibilità di ricordare qualcosa di diverso dal terrore. La sua mente si ritrasse. Il tempo divenne una menzogna, cantando un'elegia. Ma l'odore... oh, Dio, quell'odore. La riportò indietro dalle profondità del suo inconscio. (p. 72)

ExplicitModifica

Mentre stringeva a sé il cuscino, domandandosi quando quella partita si sarebbe chiusa, per lei, portò lo sguardo sul comodino, su cui il chiodo dell'Uomo Freddo se ne stava dentro a un barattolo di vetro, a ricordarle un'unica, dura verità: non aveva importanza ciò che poteva chiedere a Dio, perché anche se l'inferno non fosse mai esistito, l'umanità sarebbe sempre stata in grado di crearsene uno tutto suo.

BibliografiaModifica

  • Mark Allan Miller, Hellraiser: Il tributo, traduzione di Francesca Noto, Independent Legions Publishing, Trieste, 2018. ISBN 978-88-99569-88-4

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