Marco Tullio Giordana

regista e sceneggiatore italiano

Marco Tullio Giordana (1941 – vivente), regista e sceneggiatore italiano.

Marco Tullio Giordana

Citazioni di Marco Tullio GiordanaModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • C'è una luce qua [a Torino] che non esiste in nessuna altra città italiana. Saranno le montagne attorno, ma la luminosità è da luogo del nord, Parigi, la Svezia. È la luce dei film con cui sono cresciuto, quelli di Bergman ad esempio.[1]
  • [L'Italia] Ha sempre odiato i giovani, ma oggi lo fa in modo orribile perché la classe dirigente si sente immortale e sentendosi eternamente giovane si mette in competizione con chi giovane lo è veramente. C' è una forte ostilità generazionale.[2]

Da Giordana “Il valore dei ricordi”

Intervista di Arianna Finos, la Repubblica, 6 giugno 2019.

  • La memoria per me non è un dovere, ma un godimento che ho coltivato fin da ragazzino. Ero affascinato da diari e biografie. Pensavo che ci fosse molto da imparare anche solo dal racconto delle vite e avevo la curiosità di scoprire la versione più attendibile di una storia.
  • La droga contemporanea è la semplificazione, della riduzione di tutto a quattro parole, a slogan.
  • Una persona priva di memoria è manipolabile nella maniera più assoluta. Non c’è bisogno di droga, manganello o polizia. Sei in casa, solo e incollato agli schermi. Bombardato da idee modestissime di base che devono costruire la tua emotività: ladri, negri, froci dappertutto. Alla fine il prodotto è un cittadino piuttosto elementare.

Da Monica Bellucci, la Luisa Ferida nel Sanguepazzo di Marco Tullio Giordana

cameralook.it, 29 aprile 2020. [1]

  • Com’è noto, cinque giorni dopo la Liberazione di Milano, vennero trovati in via Poliziano i corpi senza vita di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, giustiziati poche ore prima dai partigiani della Brigata Pasubio. Coppia celebre nella vita oltre che sullo schermo, Valenti e la Ferida erano stati tra i protagonisti del “cinema dei telefoni bianchi” che il fascismo aveva tanto sostenuto. Ma in quelle pellicole rassicuranti e perbeniste avevano sempre recitato la parte dei cattivi, turbando l’Italietta piccolo‐borghese con personaggi che avevano eco anche nella spregiudicatezza della loro vita privata. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, aderirono alla Repubblica Sociale e si spostarono al Nord. Girarono fortunosamente qualche film a Venezia, negli stabilimenti della Giudecca dove Mussolini s’illuse di ricreare i fasti di Cinecittà. Lì cominciò un rapido declino.
  • La Ferida aveva esordito nel 1935 con Freccia dʹoro, diretto da Corrado DʹErrico e Piero Ballerini, Valenti nel 1928 in Rapsodia ungherese diretto da Hans Schwarz. Cominciarono entrambi da ruoli secondari e quando conquistarono quelli principali, furono quasi sempre ruoli da antagonisti, Valenti relegato al ruolo del vilain, la Ferida a quello della fedifraga, dell’amante, della rovinafamiglie o, all’opposto, della vittima di un destino avverso. Il cinema del ventennio non volle o non seppe utilizzare la naturalezza della loro recitazione (ogni tanto doppiati, lui da Augusto Marcacci e Sandro Ruffini, lei da Lydia Simoneschi quand’era santa, da Tina Lattanzi quand’era puttana) che in ruoli, sia pure valorosi, da comprimari.
  • Valenti e la Ferida avevano prestato il loro fascino al Regime, aderito a Salò, collaborato coi tedeschi, lucrato al mercato nero. Si erano sempre comportati al di sopra di qualsiasi legge, contraddicendo ogni buonsenso e decenza, perfino orgogliosi della loro dubbia fama. Che lo avessero fatto per narcisismo, leggerezza o voglia di épater le bourgeois, poco importava. Dovevano pagare, dare il buon esempio a tutti. Da questo punto di vista erano bersagli perfetti, “colpevoli” ideali.
  • Valenti si arruolò nella Xa MAS di Junio Valerio Borghese, dov’ebbe compiti di contrabbando a scopo, diremmo oggi, di autofinanziamento, dato che la Xa era invisa agli stessi fascisti di Salò. Non risulta, come fu detto, che avesse partecipato ad azioni di rastrellamento, ma è vero che per approvvigionarsi di cocaina diventò assiduo di Pietro Koch, sinistro figuro che imperversava a Milano a capo di una polizia parallela responsabile di atrocità di ogni tipo.

NoteModifica

  1. Citato in Luca Iaccarino, Ciak, Giordana gira 'La meglio gioventù, Repubblica.it, 10 maggio 2002
  2. Citato in Maria Pia Fusco, Giordana: l'Italia odia i giovani, Repubblica.it, 29 novembre 2008.

FilmModifica

Altri progettiModifica