Mani (teologo)

predicatore e teologo iranico, fondatore del manicheismo

Mānī (215 – 276), profeta e predicatore iranico, fondatore del manicheismo.

Mani, rappresentato come Buddha della luce, in un tempio cinese

Citazioni su Mānī

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  • Anche Mani (ca. 218-276) aveva i suoi predecessori, che egli nomina spesso e con insistenza. Budda, Zarathustra e Gesù si trovano in tal veste all'inizio dello scritto che Mani aveva appositamente redatto per il sasanide Shapur I (241-272). L'avvento della saggezza e delle opere di Dio, così egli fa intendere, si è compiuto "in una certa epoca per la mediazione di un messo, che è Budda, nei paesi dell'India, in un'altra epoca per opera di Zarathustra in terra persiana e in un'altra ancora per opera di Gesù nelle terre dell'Occidente." Poiché "a ogni generazione Iddio ha comunicato il retto agire e il retto sapere." Perciò Mani riconosceva nei più antichi profeti i suoi predecessori, e adattava le loro dottrine alle proprie. La sapienza divina era una sola, indipendente dalle diversità temporali, nazionali e di lingua. (Franz Altheim)
  • Dalla Gnosi rampollarono i Manichei, che ebbero in Manete[1] il loro fondatore e maestro. Manete, tolto al suo stato servile da una ricca vedova della Persia – onde egli fu chiamato altresì «figlio della vedova» e «figli della vedova» i suoi discepoli – bello, audace, profondamente erudito nella filosofia alessandrina, iniziato nei misteri mitriaci, pieno di accorgimenti e fornito di inflessibile volontà, immaginò un sistema in cui predomina un dualismo puro e semplice: Cristo si confonde con Mitra, L'Evangelo con lo Zendavesta, e ne deriva una dottrina squallida e quasi disperata, perché insegna la perpetuità del male. (Ulisse Bacci)
  • Il manicheismo è una religione del Libro. Agli occhi di Mani, lo scacco di Zarathustra, del Buddha e di Gesù si spiega con il fatto che essi hanno trascurato di scrivere personalmente i testi delle loro rivelazioni. È la ragione per cui Mani si è preoccupato di redigere egli stesso il corpus dei libri canonici della sua Chiesa. Tutto questo appare confermato dai testi scoperti in Asia e in Africa. Cosciente della sua missione, Mani cercò il mezzo per trasmettere la sua rivelazione in una lingua chiara e suscettibile di essere tradotta senza alterarne il messaggio. Questa preoccupazione portò infine alla creazione dell'alfabeto manicheo siriaco di ventidue lettere con semivocali. (Julien Ries)
  • L'idea centrale della dottrina di Mani è ancora e sempre il dualismo: ma se questo vi è svolto in forma diversa che nel Gnosticismo, e più sistematica e rigorosa, ciò si deve verosimilmente alle influenze del Mazdeismo persiano. Elementi di origine persiana abbondano nel Manicheismo: e sono in ispecie quegli elementi mitici e leggendari che gli conferiscono quel colorito imaginoso e fantastico onde si rischiara. (Raffaele Pettazzoni)
  1. Mani.

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