Manderlay

film del 2005 diretto da Lars von Trier

Manderlay

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Titolo originale

Manderlay

Lingua originale inglese
Paese Danimarca
Anno 2005
Genere drammatico
Regia Lars von Trier
Soggetto Lars von Trier
Sceneggiatura Lars von Trier
Produttore Vibeke Windeløv
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Manderlay, film danese del 2005 con Bryce Dallas Howard e Willem Dafoe, regia di Lars von Trier, il secondo dopo Dogville della trilogia America: terra dell'opportunità.

  • Ho paura di quello che può succedere ora, non siamo ancora pronti per cominciare una nuova vita, a Manderlay noi schiavi a cena ci andavamo alle sette, quando le persone libere vanno a cena? Non le sappiamo noi queste cose. (Wilhelm)
  • Sei retrogrado Papà lo sai? E lo sei stato sempre, noi siamo in debito con loro! Noi li abbiamo portati qui e trasformato in quello che sono! (Grace)
  • Questa volta io ho il potere di agire... sei tu che me l'hai detto a dogville, che il tuo potere sarebbe stato anche il mio e che avrei potuto usarlo a modo mio. (Grace)
  • Nessuno manifestò particolare fiducia o entusiasmo per queste formalità legali espletate a tarda notte, ma Grace vedeva aldilà di tutto questo e se non riusciva a leggere se non paura e agitazione in tutti quegli occhi, in due di essi almeno leggeva gratitudine: nello sguardo mite del vecchio Wilhelm. (Narratore)
  • Ma come suo padre Grace non ci metteva molto a trasformare la sconfitta in collera, energia e contrattacco. (Narratore)
  • Io non glielo consiglio signorina, mostrargliela sarebbe come far vedere ad un bambino il bastone con cui è stato picchiato. Sono d'accordo va resa pubblica, ma non siamo ancora maturi. (Wilhelm)
  • Quando il corpo non ha sonno una passeggiata è quello che ci vuole. Anche a me capita di farlo. (Wilma)
  • Tutto sembrava seguire il suo corso e Grace non poteva che esserne contenta, ma la mancanza di un ruolo attivo provocava in lei una sorta di vuoto in cui temi diversi si insinuavano ad attirare la sua attenzione: risvolti umani, instinti, emozioni. Quella sera Grace fu colta da una sensazione inquietante si sentì estranea e sola. Mentre vagava Grace si trovo sul retro del bagno e senza farsi annunciare il senso di estraneità si tramutò nel curioso desiderio di muoversi lungo quel tubo arrugginito, verso il flusso di acqua sporca, fino a quei corpi nudi che si lavavano con un sapone scadente. Pelle nera. Nera potenza virile. (Narratore)
  • Grace arrivò dritta alle ultime pagine, alla tavola che classificava gli schiavi di Manderlay. Dov'era Timothy? Sì, accanto al suo nome c'era il numero 1: uno schiavo orgoglioso come aveva letto allora... o invece no? Guardò con più attenzione il numero scritto a mano, lo confrontò con quello accanto al nome di Elisabeth il 7: la negra compiacente detta anche camaleonte per la sua straordinaria capacità di trasformarsi per meglio attrarre e incantare chi aveva davanti e solo ora Grace si rese conto... Il numero di Timothy non era un 1, ma un 7; era lei che aveva voluto leggerlo così, c'era persino una nota vicino al nome di Timothy: attenzione intelligente e scaltro. (Narratore)
  • Io ho scritto la legge di Mam per il bene di tutti. (Wilhelm)
  • Le votazioni possono anche svolgersi in maniera ineccepibile, ma stabilire l'ora con un dibattito pubblico raramente è possibile, non poteva essere più evidente di così. (Narratore)

Dialoghi

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  • Grace: Come può un uccellino sopravvivere se è sempre stato rinchiuso?
    Padre di Grace: E come credi che sia per quei negri là dentro?
  • Timothy: Quando eravamo schiavi non ci era richiesto di dire grazie per il cibo, e per l'acqua da bere, e per l'aria da respirare.
    Grace: No, nessuno deve ringraziare, ma...
    Timothy: Ma cosa? Vuoi dire che dovremmo ringraziare per qualche cosa?
    Grace: Io non volevo dire ma, volevo dire e... e... non c'è ragione di provare gratitudine per una cosa naturale come la libertà. Io sono la prima a chiedere scusa per tutto quello che tu e la tua gente avete dovuto subire, vedi quei cancelli avrebbero dovuto essere aperti settant'anni anni fa.
    Timothy: Solo settant'anni fa?? Prima invece senza dubbio erano del tutto giustificati.
    Grace: No... no no no no no mi hai frainteso, che posso dire...
    Timothy: Tu non devi dire niente. Si parla di quelle come te: una signora della buona società che passa il tempo a salvare i poveri negri.
  • Grace: È vivo?
    Mark: Credo di sapere con questa domanda che cosa intende ma che significa essere vivi?
    Grace: Insomma respira... lascia perdere! È morto...?
    Wilhelm: Noi di colore possiamo essere duri a morire se vogliamo.
  • Jack: Grace... io pensavo fossimo noi a prendere le decisioni qui, è quello che lei ci ha sempre detto. Oppure vale solo qualche volta?
    Grace: No vale tutte le volte...
    Jack: E lei è qui a difendere le nostre decisioni non è vero? Allora mi lasci andare ad ucciderla.
    Grace: No. Se proprio qualcuno lo deve fare tocca a me, non può essere un gesto di vendetta.
  • Grace: Insomma non erano liberi!! È la cosa basilare!
    Wilhelm: Direi che questo è un ragionamento filosofico che fa rifermiento alle due votazioni a cui ho accenato poco fa: la legge di Mam è ancora valida? Ci siamo trovati tutti d'accordo nel ammettere che lo è, come lo è sempre stata, l'America non era pronta alla parità, all'uguaglianza coi negri 70 anni fa e ancora non lo è e per come vanno le cose non sarà pronta neanche tra 100 anni, quindi abbiamo deciso che è meglio fermarsi e fare un passo indietro a Manderlay e ripristinare la vecchia legge.

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