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Licurgo (390 a.C. – 324 a.C.), oratore e politico ateniese.

OrazioniModifica

FrammentiModifica

  • A coloro che dei beni ricevuti da natura fanno cattivo uso, funesti sono i favori della fortuna: come se uno essendo valoroso preferisca far il predone anzi che il soldato, o, essendo forte, rubare anzi che [esercitare la lotta, o, essendo valente nel dire, fare il sicofante anzi che][1] l'oratore, o, essendo bello, fornicare piuttosto che prender moglie: costui è un traditore dei beni accordatigli da natura. (orazione non identificata, frammento conservato da Giovanni Stobeo in Florilegio, III, 2, 30 ed. Wachsmuth-Hense; traduzione in Oratori attici minori, p. 927)
  • Cosa invidiabile è forse la ricchezza: pregevole certamente, e ammirevole la rettitudine. (orazione non identificata, frammento conservato da Giovanni Stobeo in Florilegio, III, 9, 47 ed. Wachsmuth-Hense; traduzione in Oratori attici minori, p. 927)
  • Di lui [Demade] tutte le parti del corpo sono conformate a perversità: gli occhi a sfacciata lussuria, le mani alla rapina, il ventre a ingordigia, le membra che non si possono con decenza nominare, ad ogni genere di corruzione, i piedi alla fuga: proprio come se i vizi siano scaturiti da lui o egli stesso sia stato generato dai vizi. (Contro Cefisodoto, forse, frammento conservato da Rutilio Lupo in De figuris sententiarum et elocutionis, I, 18; traduzione in Oratori attici minori, p. 925)
  • Non la ricchezza è bella cosa, ma la ricchezza conseguita con mezzi onesti. (orazione non identificata, frammento conservato da Giovanni Stobeo in Florilegio, IV, 31 D, 113 ed. Wachsmuth-Hense; traduzione in Oratori attici minori, p. 928)
  • [Durante la battaglia di Cheronea] tu eri duce dell'esercito, o Lisicle, e quando mille cittadini sono morti e duemila fatti prigionieri e un trofeo contro la città è stato elevato e la Grecia tutta è fatta schiava e tutto ciò è avvenuto sotto la tua guida e il tuo comando, tu osi vivere e vedere la luce del sole e mostrarti nella piazza, tu che sei diventato monumento di vergogna e di obbrobrio alla patria. (Contro Lisicle, frammento conservato da Diodoro Siculo in Bibliotheca historica, XVI, 88, 2; traduzione in Oratori attici minori, p. 927)

NoteModifica

  1. Questa è un'integrazione proposta per una lacuna del testo di Giovanni Stobeo (Oratori attici minori, p. 927).

BibliografiaModifica

  • Orazioni di Licurgo in Oratori attici minori, traduzione di Enrica Malcovati, UTET, 1995, ISBN 978-88-02-02633-6.

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