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Le nozze di Figaro

opera di Wolfgang Amadeus Mozart
Un acquerello raffigurante una scena da Le nozze di Figaro

Le nozze di Figaro, opera lirica in quattro atti; libretto di Lorenzo Da Ponte, per la musica di Wolfgang Amadeus Mozart, tratto da una commedia di Beaumarchais, Le mariage de Figaro del 1781. Prima rappresentazione a Vienna al Burgtheater il 1° maggio 1786.

IncipitModifica

La scena si rappresenta nel palazzo e nel fondo del Conte.

Figaro: Cinque... dieci... venti... trenta...
Trentasei... quarantatré...
Susanna: Ora sì ch'io son contenta;
(fra sé stessa, guardandosi allo specchio)
Sembra fatto inver per me,
Guarda un po', mio caro Figaro,
Guarda adesso il mio cappello.
Figaro: Sì, mio core, or è più bello;
Sembra fatto inver per te.
Figaro e Susanna: Ah, il mattino alle nozze vicino
Quanto è dolce al mio/tuo tenero sposo,
Questo bel cappellino vezzoso
Che Susanna essa stessa si fe'.
Susanna: Cosa stai misurando,
Caro il mio Figaretto?
Figaro: Io guardo se quel letto
Che ci destina il Conte
Farà buona figura in questo loco.
Susanna: E in questa stanza?
Figaro: Certo, a noi la cede
Generoso il padrone.
Susanna: Io per me te la dono.

[Lorenzo Da Ponte, Le nozze di Figaro, musica di Wolfgang Amadeus Mozart, G. Ricordi & C. – Editori, Anno (–).]

CitazioniModifica

  • Voi che sapete che cosa è amor, donne, vedete s'io l'ho nel cor. Quello ch'io provo vi ridirò; è per me nuovo, capir no 'l so. Sento un affetto pien di desir ch'ora è diletto, ch'ora è martir. Gelo, e poi sento l'alma avvampar, e in un momento torno a gelar. Ricerco un bene fuori di me, non so chi'l tiene, non so cos'è. Sospiro e gemo senza voler, palpito e tremo senza saper, non trovo pace notte né dì: ma pur mi piace languir così. Voi che sapete che cosa è amor, donne, vedete s'io l'ho nel cor. [1] (Cherubino: Atto II, scena II)
  • Se vuol ballare signor contino, il chitarrino le suonerò. (Figaro)
  • La vendetta, oh la vendetta, è un piacer serbato ai saggi. (Bartolo)
  • Se tutto il codice dovessi volgere, se tutto l'indice dovessi leggere, con un equivoco, con un sinonimo, qualche garbuglio si troverà. (Bartolo)
  • Tutta Siviglia conosce Bartolo! Il birbo Figaro vinto sarà! (Bartolo)
  • Non so più cosa son cosa faccio, or di foco, ora sono di ghiaccio, ogni donna cangiar di colore, ogni donna mi fa palpitar. [...] Parlo d'amor vegliando, parlo d'amor sognando... (Cherubino)
  • Era solo un mio sospetto! (Basilio)
  • Non più andrai farfallone amoroso, notte e giorno d'intorno girando, delle belle turbando il riposo, Narcisetto, Adoncino d'amor. (Figaro)
  • Antonio: Come mai diventasti sì grosso? Dopo il salto non fosti così.
    Figaro: A chi salta succede così.
  • E l'onor mio... l'onore! Dove diamin l'ha posto umano errore! (Conte d'Almaviva)
  • Signor, la donna ognora tempo ha di dir di sì. (Susanna)
  • Marcellina: Oh Dio! È desso!
    Figaro : È ver, son io.
    Bartolo, Conte, Curzio : Chi?
    Marcellina : Rafaello!
    Bartolo : E i ladri ti rapîr?
    Figaro : Presso un castello!
    Bartolo : Ecco tua madre!
    Figaro : Balia?
    Bartolo : No, tua madre.
    Conte, Curzio : Sua madre!
    Figaro : Cosa sento?
    Marcellina : Ecco tuo padre!
  • Ah se almen la mia costanza nel languire amando ognor, mi portasse una speranza di cangiar l'ingrato cor! (Contessa d'Almaviva)
  • Sol noi, povere femmine, che tanto amiam quest'uomini, trattate siam dai perfidi ognor con crudeltà. (Marcellina)
  • Il resto nol dico, già ognuno lo sa. (Figaro: Atto IV, scena VIII)
  • Deh, vieni, non tardar, o gioia bella, | Vieni ove amore per goder t'appella. | Finché non splende in ciel notturna face | Finché l'aria è ancor bruna e il mondo tace. | Qui mormora il ruscel, qui scherza l'aura, | Che dolce sussurro il cor ristaura; | Qui ridono i fioretti, e l'erba è fresca: | Ai piaceri d'amor qui tutto adesca. | Vieni, ben mio: tra queste piante ascose | Ti vo' la fronte incoronar di rose. (Susanna: Atto IV, scena X)
  • E perché far io non posso quel che il Conte or or farà? (Cherubino: Atto IV, scena XI)
  • Susanna: E senza alcun affetto?
    Figaro: Suppliscavi il dispetto! Non perdiam tempo invano, datemi un po' la mano...
    (Atto IV, scena XI)
  • Ed al suon di lieta marcia corriam tutti a festeggiar! (Tutti i personaggi)

NoteModifica

  1. c.f.r.: Dante Alighieri, Vita Nuova, XIX, 5: Donne ch'avete intelletto d'amore.

Voci correlateModifica

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