John Major

politico britannico, ex Primo ministro del Regno Unito

John Roy Major (1943 – vivente), politico britannico.

Major nel 1995

Citazioni di John MajorModifica

  • Quello che ammiro in Chamberlain è il suo successo come riformatore in politica interna; ritengo che gli storici siano stati troppo severi nel giudicarlo. [...] Non credo che egli fosse così ingenuo con Hitler come si dice ora, e guardo agli ammirevoli risultati delle sue riforme interne negli anni Venti.[1]
  • Dovete tenere conto dell'eredità che ho ricevuto quando sono diventato primo ministro: i tassi di interesse erano pari al 15 per cento, l'inflazione era appena sotto l'11 per cento e c'era il rischio che ambedue queste percentuali potessero ulteriormente salire. La politica economica degli anni Ottanta non era da me condivisa. (da un'intervista di Andrew Marr)[2]
  • Non ero d'accordo negli anni Ottanta. Il mio punto di vista era di minoranza a quell'epoca. Adesso non sono più in minoranza e in ogni caso sono in una migliore posizione per far pesare la mia opinione. (da un'intervista di Andrew Marr)[2]
  • [Sul New Labour] È stato il più grande tentativo di ingannare i creduloni da quando il lupo si spacciò per la nonna di Cappuccetto Rosso.[3]
  • Il primo ministro [Boris Johnson] e i funzionari hanno infranto la legge. Sono state inventate scuse spudorate. Giorno dopo giorno, al pubblico è stato chiesto di credere all'inverosimile. I ministri sono stati inviati a difendere l'indifendibile, facendoli sembrare creduloni o sciocchi. (da un discorso il 10 febbraio 2022)[4]

Da «Blair, sei solo un bluff»

Intervista di Fabio Galvano, La Stampa, 15 aprile 1997.

  • Essere nel cuore dell'Europa non significa seguire l'Europa in tutto quello che fa. Non l'ho mai detto e non l'ho mai inteso. Quello che abbiamo fatto e continueremo a fare è altro: stare dentro e negoziare accanitamente per gli interessi britannici nelle questioni che sono importanti per la Gran Bretagna.
  • Noi conservatori non crediamo in un'Europa federale, cioè centralizzata, con l'Unione europea che assume sempre più responsabilità per politica sociale, occupazione e tutto il resto. L'ho detto chiaramente: quella è una direzione in cui l'Europa non andrà.
  • Blair e il suo numero due Prescott cambiano le loro politiche di giorno in giorno.
  • La sinistra ha perso la partita. La tesi che il socialismo funziona è stata totalmente scartata negli ultimi 15 anni. Il mercato libero, la libera iniziativa hanno vinto e pochissime persone oggi possono sostenere che il socialismo in qualsiasi sua forma, dal comunismo a molte forme di socialdemocrazia, funziona in modo credibile e provoca benessere, bassa disoccupazione, alto ritmo di crescita e grande prosperità. Il mercato libero ha vinto e per questo si vedono i partiti di sinistra in grande confusione che cercano una nuova filosofia.
  • Nessun politico in prima linea è un'icona al di sopra di ogni critica.
  • Dobbiamo restare a far parte dell'Europa, ma dobbiamo anche proteggere la natura unica della Gran Bretagna, del nostro Parlamento e del nostro popolo.

Da John Major, ex premier britannico: "Brexit uno storico errore"

Intervento alla Chatham House, Blitzquotidiano, 1 marzo 2017.

  • Nel referendum di otto mesi fa, la maggioranza ha deciso per l’uscita dall’Unione Europea. Oggi, come allora, credo che sia stato uno sbaglio storico, nonostante gli inglesi avessero pieno diritto di votare in questo senso.
  • Gli inglesi si aspettano, erroneamente, un futuro irreale e forse troppo ottimista.
  • Le speranze di chi ha favorito l'uscita dall'Ue sono alle stelle. Ci dicono che gli altri Paesi fanno la fila per fare affari con noi, che i giorni migliori sono i futuri. Parole belle, che io stesso spero siano vere, ma l'esperienza personale nelle negoziazioni internazionali mi fa dubitare fortemente fortemente che si realizzeranno.
  • Sappiamo che gli Brexiteers vogliono prendere, ma non abbiamo ancora sentito alcun discorso che spieghi cosa, il nostro Paese, sia realmente pronto ad offrire. Pensare che l'Europa ci conceda tutto ciò che desideriamo, è estremamente naive.

Da La Brexit e perché "il Regno Unito non sarà mai più una grande potenza"

Intervento alla associazione Middle Temple, 9 novembre 2020; riportato ne La Stampa, 10 novembre 2020.

  • L'arroganza e la nostalgia sono la strada verso il declino nazionale.
  • Noi [il Regno Unito] non siamo più una grande potenza. Non lo saremo mai più. In un mondo di quasi 8 miliardi di persone, meno dell'1% è britannico.
  • La nostra notevole influenza internazionale si è basata sulla nostra storia e reputazione, sostenuta dall'appartenenza all'Unione Europea e la stretta alleanza con gli Stati Uniti. Ora, all'improvviso, non siamo più quell'insostitubile ponte tra Europa e America. Perché siamo meno rilevanti per entrambi.
  • La Brexit ha diviso l'Inghilterra e il Galles dalla Scozia e dall'Irlanda del Nord. Ha diviso partiti politici e famiglie, i giovani dai vecchi, gli imprenditori e i sindacati. E poi gli amici. Appena il suo pieno impatto sarà evidente con l'Anno Nuovo, vecchie ferite potrebbero riaprirsi.
  • Nella Brexit, la finzione ha superato la realtà e ha fatto che sì che molte persone credessero in un passato che non c'è mai stato. Allo stesso tempo, è stato fomentato un entusiasmo in un futuro che potrebbe mai avverarsi.
  • A pagarne le conseguenze è stata la libertà di parola: gli europeisti sono stati messi alla gogna, i giudici tacciati di essere "nemici del popolo", gli oppositori della Brexit minacciati. Nessuna democrazia dovrebbe ritrovarsi in una simile situazione.
  • Ci avevano detto che la Brexit non avrebbe favorito l'indipendenza della Scozia e l'unità dell'Irlanda. Invece sta accadendo il contrario.
  • Il referendum sull'unità dell'Irlanda non è alle porte. Ma un giorno arriverà. E se i nordirlandesi votassero per la riunificazione, quelli che sinora hanno ignorato i pericoli della Brexit dovranno risponderne per aver causato lo smantellamento di un altro pezzo del Regno Unito.
  • Possiamo essere una Global Britain, ma dobbiamo rifiutare il miope nazionalismo che qualcuno ha importato nella nostra politica. Dobbiamo mettere da parte la nozione di "eccezionalismo britannico": è una fantasia nelle menti di coloro che non si sono accorti che il mondo è cambiato.

NoteModifica

  1. Citato in Major esclude la Thatcher dall'elenco dei suoi "eroi", la Repubblica, .3 novembre 1991.
  2. a b Da Major attacca la Thatcher, intervista di Andrew Marr, la Repubblica, 5 marzo 1993
  3. Citato in Major irride la svolta di Blair, La Stampa, 1 maggio 1995.
  4. Citato in Partygate: l'ex premier Gb John Major attacca Boris Johnson, Ildolomiti.it, 10 febbraio 2022.

Altri progettiModifica