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Jim Henson

regista e produttore cinematografico statunitense

Citazioni di Jim HensonModifica

  • [Su Dark Crystal] Originariamente Aughra doveva essere un vecchio saggio, poi mi sono lasciato convincere da mia figlia a trasformarlo in una maga, così come Shirley, mia figlia, mi ha costretto ad evidenziare la figura di Kira.[1]
  • [Su Kermit la Rana] Suppongo sia il mio alter ego. Ma è più irriverente di me e anche un po' saggio. Kermit dice le cose che io mi trattengo dal dire.
I suppose that he's an alter ego. But he's a little snarkier than I am – slightly wise. Kermit says things I hold myself back from saying.[2]

Da The World of the Dark Crystal

in Making-of. The World of the Dark Crystal. Registi: Jim Henson e Frank Oz. 1982. Steelbook 2 Dischi. Universal, 2018.

  • Quando iniziammo a lavorare al progetto, volevo prima creare il mondo. Volevo cominciare con un mondo adeguato a questi personaggi e com'era il posto. Piante, alberi, rocce, tutto questo. Cominciare da quello, prima, e poi sviluppare la storia. Ed è questo quello che abbiamo fatto. Cominciammo a pensare a questo e nello stesso momento in cui cominciammo a pensarci, vidi parte del lavoro di Brian Froud e me ne innamorai immediatamente. Pensavo che sarebbe stato quel genere di cosa che andava bene per quest'idea particolare. E i suoi concetti, visivamente, erano quel tipo di cose che potevamo riportare su tre dimensioni. Una delle cose che mi ha attratto che quelle creature particolari che aveva disegnato erano quel genere di cosa che facilmente sarebbe diventata una creatura vivente.
  • I Gelfling, lo penso davvero, erano i personaggi più difficili da progettare in questo. Decidemmo che sarebbero dovuti essere i più umani. Sono un po' dei personaggi ponte, i personaggi attraverso i quali il pubblico entra in questo mondo.
  • All'inizio, quando progettammo gli Skeksis una delle cose con cui cominciammo furono i sette peccati capitali. E quelli divennero la base di alcuni dei personaggi, nonostante gli Skeksis siano nove. Usammo due peccati capitali due volte o forse ci inventammo un peccato. Non sono sicuro.
  • Stavo facendo il maestro [skekZok], che è una specie di alto prelato, molto pomposo, arrogante. E mi era piaciuto. Penso che ci sia probabilmente una parte di me che è così e in questo modo salta fuori mentre lo si fa.
  • Non abbiamo mai capito se gli Skeksis erano maschi o femmine. Ci piaceva l'idea che fossero un po' un misto. Ma il progettista è certamente il più femminile ed effeminato di tutti, ed è venuto così.
  • Le creature più difficili da fare eran senza dubbio i Mistici perché era difficile farli muovere. L'artista sta giù sulle sue anche. Camminano sulle anche con il loro braccio destro steso fuori se sono destrorsi. [...] E ha l'intero peso della testa su quello. [...] Una volta ho provato e sono riuscito a tenere la posizione per cinque, dieci secondi. È difficile. E questi ragazzi lavoravano a scene della durata di due, tre minuti.
  • Uno dei nostri mimi, che si chiamava Robbie Barnett, era un pagliaccio e un trampoliere. E arrivò in sala prove un giorno con i suoi trampoli di tre metri. [...] Era su quelli e mostrava alle persone come si muoveva. E penso che Brian Froud lo vide sui trampoli e all’improvviso gli venne questa grande idea. E fece: “Aha”. E all’improvviso cominciò a progettare quello che si poteva fare sui trampoli. Quindi prese dei trampoli con le mani e anche con i piedi. E gli costruirono una forma. E cominciammo a progettare il cavalcaterra.
  • Il nostro mondo ha già tutto. C'è una fantastica composizione e profondità in questo mondo. Se si andasse a fotografarlo, si riprenderebbe l'azione principale, ma il background sarebbe pieno di angolazioni diverse e parti di vita di cui non si sa nulla. Ma indica tutta la profondità che c'è. Quindi, nel creare il mondo, dovemmo creare quella profondità dall'inizio. Quindi dovemmo fare molto più lavoro del necessario per poter escogitare la storia per tutti i personaggi e gli edifici, e le piante. [...] Nella nostra idea originale cercavamo delle piante che erano una specie di via di mezzo tra piante e animali. E quindi avevamo animali che avevano radici in un posto e avevamo piante che andavano in giro. E cercavamo una combinazione interessante tra le due. Dovremmo trovare tutti i tipi di sfondo al di là delle cose, al di là di quello che si vedeva. Conoscevamo il paesaggio. Avevamo mappe del paesaggio, e sapevamo cosa c'era sulle montagne. Il colore per tutte queste diverse aree, gli animali e piante diverse che vivano lì. Pochissimo di tutto questo finisce nel film ma dovevamo saperlo per [...] farlo funzionare come un mondo vero. Quindi, anche se ne mostrammo solo una piccola parte nel film, abbiamo a che fare con qualcosa che ha della sostanza.
  • Credo che Jen sia il personaggio più difficile che abbia mai animato perché era molto umano, molto realistico. Quindi tutto quello che facevo con lui doveva essere molto sottile. E le piccole cose, se avesse dato l'impressione di essere un pupazzo sarebbe stato ovvio e non l'avremmo potuto usare. [...] Notai che l'unico modo per rendere la camminata di Jen credibile era posizionarlo proprio sopra la mia testa mentre camminavo. Avrei fatto passi piccoli. Perché così la testa del personaggio si sarebbe mossa quando andavo giù, e il movimento sarebbe stato accurato. E quello era l'unico modo di farlo. Mentre se avessi camminato incurvato la camminata non sarebbe stata realistica. Ed era meraviglioso vedere come la sottigliezza dei piccoli movimenti risolvesse il problema. Passavamo delle ore a cercare di capire come farlo alzare dalla posizione inginocchiata a quella in posizione retta. Quando la testa si raddrizza e si guarda intorno? Quando i suoi occhi guardano in alto? Quando tagli gli occhi in relazione al movimento della testa che si gira? Tutte queste cose che si fanno automaticamente senza pensarci dovemmo analizzarle e scoprire come farle. E poi dovevamo adattarle alle meccaniche del pupazzo. Il pupazzo stesso ha dei meccanismi che gli fanno muovere la testa, gli occhi, le orecchie e molte altre cose. Quindi era adattare tutto a quei meccanismi che rendeva tutto così difficile.
  • Un pupazzo di solito ha un valore simbolico. Un pupazzo è il simbolo di quello che vuoi rappresentare. E quindi, se hai un personaggio cattivo, può sembrare davvero cattivo. Può essere l'incarnazione del male. Se hai, come avevamo noi, personaggi vecchi e saggi possono essere esattamente così. E non hai a che fare con una persona vera, un attore che immagini proiettato in quel ruolo. E c'è il personaggio stesso, c'è una certa purezza in esso.
  • Mi piace pensare a Dark Crystal come a una specie di opera d'arte. E per me lo è. Ma non è l'opera d'arte di una persona. Non è qualcosa che ho fatto da solo, ma qualcosa che ha fatto Frank, Brian, Gary e tutti gli attori. Centinaia di persone hanno creato questa cosa. Come lavoro, credo sia qualcosa che ci darà sempre soddisfazione.
  • È probabilmente la cosa più difficile che abbia mai fatto. Quella in cui c'era da lavorare di più. Quella più difficile. Ma è stata anche la più divertente. La più gratificante. E tra tutti i progetti su cui ho lavorato, è quello di cui vado più fiero.

(EN) Dall'intervista su Dark Crystal, 1982

David N. Rosenthal, Don't Look for the Muppets in "Dark Crystal", Lakeland Ledger, 29 dicembre 1982, p. 15.

  • È una storia d'avventura, ma certamente non del nostro mondo.
It's an adventure story. But it's definitely not in our world.
I've always thought that science fiction films set in our world have always rung false.
  • Volevo girare un film dove le creature non ci assomigliassero.
I wanted to do a film where the creatures didn't look like us.
  • La gente non dovrebbe aspettarsi i Muppet perché non sono presenti. Questo è qualcos'altro.
People shouldn't come expecting to see the Muppets because they are not here. This is something else.

(EN) Dall'intervista su The Boston Globe, 1989

Marian Christy, King of The Muppets, The Boston Globe, 14 luglio 1989.

  • Molte persone creative dimostrano un certo livello di insoddisfazione con lo status quo, la modalità prestabilita. Se guardi le cose diversamente, vieni considerato "diverso". Le persone "diverse", a loro volta, sono ritenute "pazze".
Many creative people have a certain degree of dissatisfaction with the status quo, the established way. If you look at things differently, you are thought of as "different." In turn, "different" people are thought to be "mad."
  • Credo che sia un bene essere se stessi. Ma l'individualismo è un'arma a doppio taglio. Le persone "diverse" sono isolate.
I think it's good to be your own person. But individuality is a mixed blessing. People who are "different" are isolated.
  • Ho sempre sentito di non far parte delle cose in generale. Ne sono sempre stato al di fuori.
I always felt that I was not a part of things in general. I've always been outside of things.
  • Mi sentivo isolato anche da bambino. L'isolamento ti rende sensibile. Da piccolo, sentivo di essere l'unica persona così. Ma c'è del bene nella solitudine. Ti rende sensibile, e la sensibilità fa parte del processo creativo.
Even as a kid, I felt isolated. Isolation makes you sensitive. As a kid, I felt I was the only person who was like that. But there's a good side to isolation. It makes you sensitive, and sensitivity is part of the creative process.
  • C'è un grande valore nel poter fare un passo indietro e ridere di te stesso, della vita, e degli atteggiamenti. Il riso ti aiuta a mettere tutto in prospettiva.
There's great value in being able to step back and laugh at yourself, at life and at attitudes. Laughter helps you put everything into perspective.
  • Tutto si appesantisce se non ridi di te stesso.
If you don't laugh at yourself, everything becomes heavy.

Citazioni su Jim HensonModifica

  • Jim era una luce del mondo, era una persona spettacolare, anche nel lavoro e stare al suo fianco era qualcosa che tutti avrebbero voluto fare. Tutti volevano seguirlo perché credevano nella sua visione. Quando se ne è andato quella luce è sparita, ma è anche stata passata a tutti quelli che lavoravano con lui, ognuno di noi porta con sé un po’ di quella luce. (Brian Froud)

NoteModifica

  1. Citato in Ecco i Muppet show, favole milionarie, La Stampa, 20 gennaio 1983
  2. (EN) Citato in Eleanor Blau, Jim Henson, Puppeteer, Dies; The Muppets' Creator Was 53, The New York Times, 17 maggio 1990.

FilmModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica