J. D. Salinger

scrittore statunitense

Jerome David Salinger (1919 – 2010), scrittore statunitense.

J. D. Salinger nel 1950

Citazioni di J. D. Salinger

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  • La vita, a mio parere, è un caval donato.[1]

Il giovane Holden

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Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio di infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto – chi lo nega – ma anche maledettamente suscettibili. D'altronde, non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella.

Citazioni

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  • Ora sta a Hollywood, D. B., a sputtanarsi. Se c'è una cosa che odio sono i film. Non me li nominare nemmeno. (cap. I, p. 4)
  • Voglio cominciare il mio racconto dal giorno che lasciai l'Istituto Pencey. L'Istituto Pencey è quella scuola che sta ad Agerstown in Pennsylvania. Probabile che ne abbiate sentito parlare. Probabile che abbiate visto gli annunci pubblicitari, se non altro. Si fanno la pubblicità su un migliaio di riviste, e c'è sempre un tipo gagliardo a cavallo che salta una siepe. Come se a Pencey non si facesse altro che giocare a polo tutto il tempo. Io di cavalli non ne ho visto neanche uno, né li, né nei dintorni. E sotto quel tipo a cavallo c'è sempre scritto: «Dal 1888 noi forgiamo una splendida gioventù dalle idee chiare». Buono per i merli. A Pencey non forgiano un accidente, tale e quale come nelle altre scuole. E io laggiù non ho conosciuto nessuno che fosse splendido e dalle idee chiare e via discorrendo. Forse due tipi. Seppure. E probabilmente erano già così prima di andare a Pencey. (cap. I, p. 4; 2008)
  • La settimana prima, qualcuno era andato fino in camera mia a rubarmi il cappotto di cammello, coi guanti foderati di pelliccia in tasca e tutto quanto. A Pencey c'erano un sacco di farabutti. Una quantità di ragazzi venivano da famiglie ricche sfondate, ma c'erano un sacco di farabutti lo stesso. Una scuola, più costa e più farabutti ci sono - senza scherzi. (cap. I, p. 6; 2008)
  • Voglio dire che ho lasciato scuole e posti senza nemmeno sapere che li stavo lasciando. È una cosa che odio. Che l'addio sia triste o brutto non me ne importa niente, ma quando lascio un posto mi piace saperlo, che lo sto lasciando. Se no, ti senti ancora peggio. (cap. I, p. 6; 2008)
  • Prendi uno che è un vecchio bacucco, come il vecchio Spencer, comprare una coperta può mandarlo in sollucchero. (cap. II, p. 9; 2008)
  • Cosa ancora più deprimente, il vecchio Spencer aveva addosso quella vecchia, tristissima, logora vestaglia con la quale probabilmente era nato o qualcosa del genere. A me non mi va tanto, di vedere i vecchi in pigiama o in vestaglia, ad ogni modo. Il loro vecchio petto bitorzoluto sta sempre in mostra, e le gambe. Le gambe dei vecchi, sulla spiaggia e dappertutto, sono sempre così bianche e senza peli. (cap. II, p. 10; 2008)
  • Lui attaccò il suo solito su e giù con la testa. Roba che in vita vostra non avete mai visto nessuno fare così su e giù con la testa come il vecchio Spencer. Uno non sapeva mai se muoveva tanto la testa perché stava pensando eccetera eccetera, o solo perché era un caro vecchiotto che non capiva un accidente. (cap. II, p. 11; 2008)
  • – La vita è una partita, figliolo. La vita è una partita che si gioca secondo le regole.
    – Sì, professore. Lo so. Questo lo so.
    – Partita un accidente. Una partita. È una partita se stai dalla parte dove ci sono i grossi calibri, tante grazie – e chi lo nega. Ma se stai dall'altra parte, dove di grossi calibri non ce n'è nemmeno mezzo, allora che accidenti di partita è? Niente. Non si gioca. (cap. II, p. 11; 2008)
  • Avevo sedici anni, allora, e adesso ne ho diciassette, e certe volte mi comporto come se ne avessi tredici. È proprio da ridere, perché sono alto un metro e ottantanove e ho i capelli grigi. Sul serio. Da un lato – il destro – sono pieno di capelli bianchi, milioni. Li ho sempre avuti, anche quando ero bambino. Eppure certe volte mi comporto ancora come se avessi appena sì e no dodici anni. Lo dicono tutti, specie mio padre. E in parte è vero, ma non del tutto vero. La gente pensa sempre che le cose siano del tutto vere. Io me ne infischio, però certe volte mi secco quando la gente mi dice di comportarmi da ragazzo della mia età. Certe volte mi comporto come se fossi molto più vecchio di quanto sono – sul serio – ma la gente non c'è caso che se ne accorga. La gente non si accorge mai di niente. (cap. II, p. 12; 2008)
  • Il vecchio Spencer ricominciò a fare su e giù con la testa. Cominciò pure a mettersi le dita nel naso. Faceva come se stesse soltanto pizzicandoselo, ma in realtà ci infilava dentro il suo vecchio pollice. Mi sa che pensava di poterlo fare tranquillamente perché nella stanza non c'ero che io. Non che me ne importasse, però è abbastanza stomachevole guardare uno che si mette le dita nel naso. (cap. II, p. 12; 2008)
  • Eccezionali. Ecco una parola che detesto con tutta l'anima. È fasulla. Roba che vomiterei ogni volta che la sento. (cap. II, p. 12; 2008)
  • Ecco una cosa che mi fa perdere le staffe. Quando la gente dice le cose due volte, dopo che uno gli ha dato ragione la prima volta. (cap. II, p. 13; 2008)
  • Io abito a New York, e pensavo al laghetto di Central Park, vicino a Central Park South. Chi sa se quando arrivavo a casa l'avrei trovato gelato, mi domandavo, e se era gelato, dove andavano le anitre? Chi sa dove andavano le anitre quando il laghetto era tutto gelato e col ghiaccio sopra. Chi sa se qualcuno andava a prenderle con un camion per portarle allo zoo o vattelapesca dove. O se volavano via. (cap. II, p. 16; 2008) [Holden viene distratto da questo pensiero mentre il professor Spencer lo rimprovera]
  • Sono quasi sicuro che mi gridò «Buona fortuna!» Spero di no. Accidenti, spero proprio di no. Io non griderei mai «Buona fortuna!» a nessuno. È tremendo, se uno ci pensa. (cap. II, p. 19; 2008)
  • Io sono il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra. È spaventoso. Perfino se vado all'edicola a comprare un giornale, e qualcuno mi domanda che cosa faccio, come niente dico che sto andando all'opera. È terribile. (cap. III, p. 20; 2008)
  • Avreste dovuto vederlo, il vecchio Ossenburger. Quello è tipo da ficcarli in un sacco e buttarli a fiume. (cap. III, p. 20; 2008)
  • Io sono di un'ignoranza crassa ma leggo a tutto spiano. [...] Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. (cap. III, pp. 22-23; 2008)
  • – Da noi i berretti come quello si portano per sparare ai cervi, Cristo santo, – disse. – Quello è un berretto per sparare ai cervi.
    – E come no! – Me lo tolsi e lo guardai. Chiusi un po' un occhio, come se lo stessi prendendo di mira. – Questo è un berretto per sparare alla gente, – dissi. – Io ci sparo alla gente, con questo berretto. (cap. III, p. 27; 2008)
  • Quella di Stradlater era una sudiceria più nascosta. Pareva sempre a posto, Stradlater, ma avreste dovuto vedere il rasoio con cui si faceva la barba, per esempio. Aveva sempre tanto così di ruggine, ed era pieno di sapone, di capelli e di lerciume. Mai che lui lo pulisse, niente. Lui era sempre tutto in ordine quando aveva finito di lisciarsi, ma in segreto era un sudicione lo stesso, a conoscerlo come lo conoscevo io. Si lisciava per farsi bello perché si amava alla follia. Credeva di essere il più bel ragazzo dell'Emisfero Occidentale. E abbastanza bello lo era davvero – chi lo nega. Ma era quel tipo di bel ragazzo che se i vostri genitori vedono la sua fotografia nel vostro album scolastico dicono subito: «E questo ragazzo chi è?» Voglio dire, era proprio il tipo di bel ragazzo da album scolastico. (cap. IV, pp. 32-33; 2008) [su Stradlater]
  • Prendete uno molto bello, o uno che si crede proprio un fenomeno, be', sta sempre a chiedervi di fargli un grosso favore. Siccome si amano follemente, credono che li amiate follemente anche voi, e che moriate dalla voglia di fargli un favore. (cap. IV, p. 33; 2008) [su Stradlater]
  • Però fu bello quando uscimmo dalla sala da pranzo. C'erano dieci centimetri di neve per terra, e continuava a venirne giù un sacco e una sporta. Era uno spettacolo fantastico, e cominciammo tutti quanti a buttarci palle di neve e a fare i matti scatenati. Una cosa da asilo di infanzia, ma ci divertivamo un mondo. (cap. V, p. 42; 2008)
  • Lui, con quella voce lagnosa da morire, non la finiva più di parlare di una ragazza con cui, a sentirlo, l'estate prima aveva avuto rapporti sessuali. Me l'aveva già raccontato un centinaio di volte. E ogni volta la storia cambiava Un momento l'aveva sbattuta nella Buick di suo cugino, il momento dopo l'aveva sbattuta sotto una rotonda balneare. Erano tutte balle, naturalmente. Se mai ho visto uno vergine, quello era lui. Mi sa che con una ragazza non aveva mai nemmeno pomiciato. (cap. V, p. 44; 2008) [su Ackley]
  • Sicché andò a finire che feci il tema sul guantone da baseball di mio fratello Allie. Era un argomento molto descrittivo. Dico davvero. Mio fratello Allie, dunque aveva quel guantone da prenditore, il sinistro. Lui era mancino. La cosa descrittiva di quel guanto, però, era che c'erano scritte delle poesie su tutte le dita e il palmo e dappertutto. In inchiostro verde. Ce le aveva scritte lui, così aveva qualcosa da leggere quando stava ad aspettare e nessuno batteva. Ora è morto. Gli è venuta la leucemia ed è morto quando stavamo nel Maine, il 18 luglio del 1946. Vi sarebbe piaciuto. (cap. V, p. 45; 2008)
  • Aveva solo tredici anni e loro volevano farmi psicanalizzare e compagnia bella perché avevo spaccato tutte le finestre del garage. Non posso biasimarli. No, francamente. Ho dormito nel garage, la notte che lui è morto, e ho spaccato col pugno tutte quelle dannate finestre, così, tanto per farlo. Ho tentato anche di spaccare tutti i finestrini della giardinetta che avevamo quell'estate, ma a quel punto mi ero già rotto la mano eccetera eccetera, e non ho potuto. È stata una cosa proprio stupida, chi lo nega, ma io quasi non sapevo nemmeno quello che stavo facendo, e poi voi non conoscevate Allie. La mano ogni tanto mi fa ancora male, quando piove e compagnia bella, e io non posso più stringere il pugno – ben stretto, voglio dire – ma tolto questo non me ne importa molto. Voglio dire che in qualunque caso non diventerò mai un dannato chirurgo e nemmeno un violinista né niente. (cap. V, p. 45-46; 2008)
  • Potevi sentire anche il vecchio Ackley che russava. Attraverso quelle dannate tende della doccia, potevi sentirlo. Aveva la sinusite, e quando dormiva non respirava tanto bene. Le aveva tutte lui, quello là. Sinusite, foruncoli, denti schifi, alito cattivo, unghie sozze. Come facevi a non compatirlo un po', quello svitato figlio di puttana. (cap. V, p. 46-47; 2008)
  • Quando una cosa mi fa stare molto in pensiero, non mi metto a camminare su e giù. Devo persino andare al gabinetto, quando una cosa mi fa stare in pensiero. Solo che non ci vado. Sono troppo in pensiero per andarci. Non voglio smettere di stare in pensiero per andarci. (cap. VI, p. 48; 2008)
  • Lui non sopportava di sentirsi chiamare stronzo. Tutti gli stronzi non sopportano di sentirsi dare dello stronzo. (cap. VI, p. 52; 2008) [su Stradlater]
  • Ecco il guaio con voi stronzi. Non volete mai discutere. Ecco com'è che si capisce sempre se uno è stronzo. Non vogliono mai discutere [...] (cap. VI, p. 53; 2008) [Holden a Stradlater]
  • Avevo sangue sulla bocca, sul mento, perfino sul pigiama e sulla vestaglia. Un po' mi spaventava e un po' mi affascinava. Mi dava una cert'aria da duro. In vita mia avevo fatto a cazzotti solo un paio di volte, e le avevo buscate tutt'e due le volte. Non sono tanto duro. Sono pacifista, se proprio volete saperlo. (cap. VI, p. 54; 2008)
  • A sentir loro, quasi tutti a Pencey non facevano altro che avere rapporti intimi con le ragazze – come Ackley, per esempio, – ma il vecchio Stradlater li aveva davvero. Conoscevo personalmente almeno due ragazze che aveva stantuffato. Ecco la verità. (cap. VII, pp. 57-58; 2008)
  • – Sta' a sentire. Che si fa per entrare in convento? – gli domandai. Mi stavo un po' gingillando con quell'idea. – Uno dev'essere cattolico e compagnia bella?
    – Certi che dev'essere cattolico. Pezzi di bastardo, e mi hai svegliato per farmi queste domande idio...
    – Aah, rimettiti a dormire. Non ho intenzione di andarci, tanto. Con la fortuna che ho io, finirebbe che vado a cascare in quello con i frati sbagliati. Tutti bastardi cretini. O soltanto bastardi. (cap. VII, p. 59; 2008) [dialogo tra Holden e Ackley]
  • Solo una cosa mi depresse un po'. Quando dovetti metter dentro quei pattini da ghiaccio nuovi di zecca che mia madre mi aveva appena mandato un paio di giorni prima. Questo mi depresse. Mi pareva di vedere mia madre che andava da Spaulding e faceva un sacco di domande sceme al commesso – e io qui mi stavo facendo buttar fuori un'altra volta. Questo mi faceva sentire abbastanza triste. Mi aveva comprato i pattini sbagliati – io volevo i pattini da corsa e lei mi aveva preso quelli da hockey – ma mi rendeva triste lo stesso. Quasi tutte le volte che qualcuno mi fa un regalo finisce che mi rende triste. (cap. VII, p. 61; 2008)
  • Le donne mi lasciano secco. Sul serio. Con questo non voglio mica spacciarmi per un erotomane o giù di lì – per quanto abbia una certa carica. È solo che mi piacciono, voglio dire. Non fanno che lasciare le loro maledette valige in mezzo al corridoio. (cap. VIII, p. 64; 2008)
  • – Io e suo padre delle volte siamo preoccupati per lui, – disse.– Delle volte abbiamo l'impressione che non sia troppo bravo a far lega.
    – In che senso?
    – Be', è un ragazzo molto sensibile. In realtà non è mai stato troppo bravo a far lega con gli altri ragazzi. Forse prende le cose un po' troppo sul serio, per la sua età.
    Sensibile. Mi lasciò secco. Quel Morrow era sensibile suppergiù quanto un dannato cesso.
    La guardai bene. Non mi pareva affatto stupida. Pareva in grado di farsi un'idea maledettamente chiara di che razza di bastardo fosse suo figlio. Ma non si può mai dire – con una madre, intendo. Le madri sono tutte un po' matte. (cap. VIII, pp. 65-66; 2008) [parlando di Morrow con sua madre]
  • Era carina, mentre fumava. Aspirava e tutto quanto, ma non divorava il fumo come fanno quasi tutte le donne della sua età. Aveva fascino a strabenedire. E sex-appeal a strabenedire, anche, se proprio volete saperlo. (cap. VIII, p. 66; 2008) [sulla madre di Morrow]
  • Prendi uno come Morrow, che sta sempre a sbattere l'asciugamano sul sedere della gente – col fermo proposito di far male a qualcuno – non è che sono bastardi solo da ragazzi. Restano bastardi per tutta la vita. (cap. VIII, p. 67-68; 2008)
  • Disse che la loro casa era proprio sulla spiaggia, e che avevano il campo da tennis e compagnia bella, ma io la ringrazia tanto e le dissi che sarei andato nell'America del Sud con mia nonna. E questa era proprio grande, perché mia nonna è troppo se mette il naso fuori di casa, tranne forse per andare a qualche dannato spettacolo diurno o che so io. (cap. VIII, p. 69; 2008) [parlando della madre di Morrow]
  • Era uno di quei calvi che si pettinano i capelli tutti da un lato per coprire la calvizie. Io preferirei restare calvo, piuttosto che fare una cosa simile. (cap. IX, p. 72; 2008) [parlando del cameriere con il riporto dell'albergo Edmont]
  • Se una ragazza quando arriva è carina, chi se ne infischia che è in ritardo? Nessuno.
  • Voglio dire che ho lasciato scuole e posti senza nemmeno sapere che li stavo lasciando. È una cosa che odio. Che l'addio sia triste o brutto non me ne importa niente, ma quando lascio un posto mi piace saperlo, che lo sto lasciando. Se no, ti senti ancora peggio.
  • Accidenti ai quattrini. Finiscono sempre col darvi una malinconia del diavolo. (cap. XV)
  • Un sacco di gente, soprattutto questo psicanalista che c'è qui, continuano a chiedermi se quando tornerò a scuola a settembre mi metterò a studiare. È una domanda così stupida, secondo me. Voglio dire, come fate a sapere quello che farete, finché non lo fate? La risposta è che non lo sapete. Credo di sì, ma come faccio a saperlo? (cap. XXVI)
  • Suo figlio era indiscutibilmente il più emerito bastardo che fosse mai stato a Pencey in tutta la sporca storia dell'istituto. (cap. VIII).
  • Sensibile. Mi lasciò secco. Quel Morrow era sensibile suppergiù quanto un dannato cesso. (cap.VIII).
  • La gente non si accorge mai di nulla.
  • Ragazzi, quando morite vi servono di tutto punto. Spero con tutta l'anima che quando morirò qualcuno avrà tanto buonsenso da scaraventarmi nel fiume o qualcosa del genere. Qualunque cosa, piuttosto che ficcarmi in un dannato cimitero. La gente che la domenica viene a mettervi un mazzo di fiori sulla pancia e tutte quelle cretinate. Chi li vuole i fiori, quando sei morto? Nessuno.
  • Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzi che fanno una partita in quell'immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c'è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull'orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere nel dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l'acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l'unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia. (cap. XXII)
  • Con Jane non stavi nemmeno a pensare se avevi la mano sudata o no. Sapevi solo di essere felice. E lo eri davvero.
  • È buffo. Basta che diciate qualcosa che nessuno capisce e fate fare agli altri tutto quello che volete. (cap. XXI)
  • È buffo. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti. (cap.XXVI)
  • È tutto. Odio vivere a New York e via discorrendo. I tassì, e gli autobus di Madison Avenue, con i conducenti e compagnia bella che ti urlano sempre di scendere dietro, e essere presentato a dei palloni gonfiati che chiamano angeli i Lunt, e andare su e giù con gli ascensori ogni volta che vuoi mettere il naso fuori di casa, e quegli scocciatori sempre lì, da Brooks, e la gente che non fa altro.. (cap. XII)
  • Eccezionale. Se c'è una parola che odio è eccezionale. È talmente fasulla. (cap. XV)
  • Io sono il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra. È spaventoso. Perfino se vado in edicola a comprare il giornale, e qualcuno mi domanda che cosa faccio, come niente gli dico che sto andando all'opera. È terribile. (capitolo III)
  • Io non griderei mai «Buona fortuna!» a nessuno. È tremendo, se uno ci pensa. (cap. II, 1961, p. 19)
  • Quasi tutte le volte che qualcuno mi fa un regalo finisce che mi rende triste. (cap. VII, 1961, p. 61)
  • Non faccio che dire «piacere d'averla conosciuta» a gente che non ho affatto piacere d'aver conosciuta. Ma se volete sopravvivere, bisogna che diciate queste cose. (cap. XII, 1961, p. 103)
  • Certe cose dovrebbero restare come sono. Dovreste poterle mettere in una di quelle grandi bacheche di vetro e lasciarcele. So che è impossibile ma è un gran peccato lo stesso. (cap. XVI, 1961, p. 143)
  • A chi precipita non è permesso di accorgersi né di sentirsi quando tocca il fondo. Continua soltanto a precipitare giú. Questa bella combinazione è destinata agli uomini che, in un momento o nell'altro della loro vita, hanno cercato qualcosa che il loro ambiente non poteva dargli. O che loro pensavano che il loro ambiente non potesse dargli. Sicché hanno smesso di cercare. Hanno smesso prima ancora di avere veramente cominciato. (cap. XXIV, 1961, pp. 218 sg.)
  • «Ciò che distingue l'uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa.»[2] (cap. XXIV, 1961, p. 219)
  • […] scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante. Molti, moltissimi uomini si sono sentiti moralmente e spiritualmente turbati come te adesso. Per fortuna, alcuni hanno messo nero su bianco quei loro turbamenti. Imparerai da loro… se vuoi. Proprio come un giorno, se tu avrai qualcosa da dare, altri impareranno da te. È una bella intesa di reciprocità. E non è istruzione. È storia. È poesia. (cap. XXIV, 1961, p. 220)
  • Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. (cap. III)
  • Il guaio, con le ragazze, è che se gli piace un ragazzo può essere il più gran bastardo dell'universo, ma loro dicono che ha il complesso d'inferiorità e se non gli piace, può essere simpaticissimo e avere il più grande complesso d'inferiorità del mondo, loro dicono che è presuntuoso. Perfino le ragazze più in gamba fanno così. (Cap. XVIII)
  • Ad ogni modo, sono quasi contento che abbiano inventato la bomba atomica. Se c'è un'altra guerra, vado a sedermici sopra, accidenti. E ci vado volontario, lo giuro su Dio (Cap. XVIII)
  • Ti succede mai di averne fin sopra i capelli? [...] Voglio dire, ti succede mai d'aver paura che tutto vada a finire in modo schifo se non fai qualcosa? Voglio dire, ti piace la scuola e tutte quelle buffonate? (Cap. XVII)
  • Oh, Dio – disse il vecchio Luce – Vuoi proprio che facciamo una tipica conversazione alla Caulfield. Dimmelo subito. (Cap. XIX)
  • Mi sentivo così maledettamente felice, tutt'a un tratto, per come la vecchia Phoebe continuava a girare intorno intorno. Mi sentivo così maledettamente felice che per poco non mi misi a urlare, se proprio volete saperlo. Non so perché. Era solo che aveva un'aria così maledettamente carina, lei, là che girava intorno intorno, col suo soprabito blu eccetera eccetera. Dio, peccato che non c'eravate anche voi (Cap. XXV)
  • Mi saprebbe dire per caso dove vanno le anitre quando il lago gela? Lo sa, per caso?
  • La cosa migliore di quel museo era però che tutto stava sempre allo stesso posto. Nessuno si muoveva [...] Nessuno era diverso. L'unico a essere diverso eri Tu.
  • Ho detto di no, che non ci sarebbero posti meravigliosi dove andare dopo che avrò fatto l'università e tutto quanto. Sturati le orecchie. Sarebbe tutta un'altra cosa. Dovremmo scendere in ascensore con le valige e tutto. Dovremmo telefonare alla gente e salutarla e mandare cartoline dagli alberghi e via discorrendo. E io avrei un impiego, farei un sacco di soldi, andrei in ufficio col tassì e con l'autobus della Madison Avenue e leggerei i giornali e giocherei a bridge tutto il tempo e andrei al cinema a vedere un sacco di cortometraggi e di prossimamente e di cinegiornali. I cinegiornali. Cristo onnipotente. C'è sempre qualche idiotissima corsa di cavalli, qualche gran dama che spacca una bottiglia su una nave e uno scimpanzé in pantaloni su una dannata bicicletta. Non sarebbe proprio la stessa cosa. Non capisci proprio quello che voglio dire. (Il giovane Holden _ Edizioni Einaudi)
  • Questo è il guaio con le ragazze. Ogni volta che fanno una cosa carina, anche se a guardarle non valgono niente o se sono un po' stupide, finisce che quasi te ne innamori, e allora non sai più dove diavolo ti trovi. Le ragazze. Cristo santo. Hanno il potere di farti ammattire. Ce l'hanno proprio.
  • Doveva sempre sapere chi veniva. Giuro che se quello naufraga da qualche parte e voi andate a salvarlo con una maledetta barca, prima di salirci vuol sapere chi è il tizio che rema. (Cap. V)
  • ....finì che andai a prendere due biglietti per "conosco il mio amore". Era uno spettacolo di beneficenza o qualcosa del genere. Io non ci tenevo molto a vederlo, ma sapevo che non appena le avessi detto che avevo quei biglietti, la vecchia Sally, la più balorda di tutte le balorde sbruffone, se ne sarebbe andata in sollucchero perché ci recitavano i Lunt e compagnia bella. (Cap. XVI)

Citazioni sul libro

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  • È l'unico classico che tutti gli americani leggono alle scuole superiori. Ma i suoi messaggi non sono esclusivamente americani e sono comprensibili da parte di qualsiasi cultura. (Jonathan Safran Foer)
  • Trovo il Giovane Holden un libretto per quattordicenni. (James Ellroy)

Incipit di Un giorno ideale per i pescibanana

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Nell'albergo c'erano novantasette agenti pubblicitari di New York, e tenevano le linee interurbane talmente monopolizzate che la ragazza del 507 dovette attendere la sua chiamata da mezzogiorno fin quasi alle due e mezzo.[3]

Citazioni su J. D. Salinger

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  • La maggior parte dell'arte americana è stata prodotta da omosessuali, neri, ebrei e donne. Salinger è il loro pioniere. (Jonathan Safran Foer)
  • Nei personaggi dei suoi libri, ma anche come persona, Salinger incarna l'ideale dell'America individualista e trasgressiva, che si ribella alla cultura di massa e alle convenzioni sociali. In questo senso, è un erede di Mark Twain. Purtroppo, almeno da vent'anni a questa parte, tale audacia è venuta a mancare nelle nostre lettere, sempre più uniformi e conformiste. (Jonathan Safran Foer)
  1. Da Teddy, in Nove Racconti, traduzione di Carlo Fruttero, Einaudi, 1996.
  2. Parole pronunciate dal professore Antolini, che riporta una citazione dello psicoanalista Wilhelm Stekel.
  3. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

Bibliografia

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  • J. D. Salinger, Il giovane Holden (The Catcher in the Rye, 1951), traduzione di Adriana Motti, Giulio Einaudi editore, Torino, 1961.
  • J.D. Salinger, Il giovane Holden, traduzione di Adriana Motti, collana Super ET, Einaudi, 2008. ISBN 978-88-06-19309-6

Altri progetti

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