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L'ammiraglio Campioni nel 1940

Inigo Campioni (1878 – 1944), ammiraglio italiano.

Citazioni su Inigo CampioniModifica

  • Fu incriminato un gran numero di generali e ammiragli: tra questi ultimi [...] Inigo Campioni e Luigi Mascherpa, di nient'altro responsabili che d'avere obbedito, nel Dodecanneso, agli ordini che Badoglio impartì, firmato l'armistizio. Campioni e Mascherpa erano, dal punto di vista militare, in regola, e non s'erano macchiati di viltà. Il capo d'imputazione diceva che «avendo ricevuto l'ordine del Comando supremo di non ostacolare contatti e sbarchi anglo-americani» avevano obbedito «pur essendo tale ordine palesemente criminoso». Su queste basi fu pronunciata l'iniqua condanna a morte, eseguita il 24 maggio 1944. (Indro Montanelli e Mario Cervi)
  • Non si può ricordare senza un senso di umana pietà l'ammiraglio Campioni, trucidato, dopo un mostruoso processo, durante la guerra civile che insanguinò il paese[1]. Si è tentati di passare oltre, senza soffermarsi su quanto lo riguarda, commossi dalla sua tragica fine. Ma per la verità, non si può omettere di dire che la sua condotta, come comandante in capo delle forze navali, non fu esente da gravi mende. E stupisce che dopo Taranto, che per il Campioni fu una sconfitta, o comunque un insuccesso di vaste proporzioni, avendo perduto tre delle sei corazzate che gli erano state affidate, egli sia stato assunto a un posto di più alta responsabilità[2]. (Antonino Trizzino)
  • Onusto di gravi responsabilità per il disastro di Taranto del 12 novembre [1940] e di discredito per i fatti ingloriosi di capo Teulada avvenuti quindici giorni dopo, [Inigo Campioni] andava ad assidersi nella poltrona di sottocapo di stato maggiore della marina, dove si installò, come abbiamo detto il 10 dicembre successivo, prendendo nelle sue mani la direzione della guerra marittima, in compartecipazione con l'ammiraglio Riccardi.
    Ciò conferma, dunque, che si poteva mancare al proprio dovere non solo senza pericolo di sanzioni, ma con la probabilità di riceverne una ricompensa. (Antonino Trizzino)

NoteModifica

  1. Imputato di tradimento per aver obbedito agli ordini del Regno del Sud e aver difeso Rodi dall'invasione tedesca, Campioni fu condannato a morte dal Tribunale speciale per la sicurezza dello Stato e fucilato il 24 maggio 1944 a Parma.
  2. Sottocapo di stato maggiore della marina.

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