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Ildebrando Pizzetti

compositore, musicologo e critico musicale italiano

Ildebrando Pizzetti (1880 – 1968), compositore, drammaturgo, musicologo e critico musicale italiano.

Citazioni di Ildebrando PizzettiModifica

  • [Su Fernando Agnoletti] È uno che dell'arte musicale non conosce neppure gli elementi, e che certo non si era mai neppure sognato, sino a due mesi fa, di diventare un giorno un compositore: la musica del suo Inno egli dovette dettarla a un amico, battuta per battuta. (I canti di guerra del popolo italiano, ne La lettura, 1 settembre 1915, p. 773, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 635-636)

Lo stranieroModifica

IncipitModifica

PERSONAGGI
LO STRANIERO
MARIA
IL RE HANÒCH
SCEDEÙR
IL PIETRA
IL FALCO
UN VECCHIO
IL ROSSO
ESAÙ
IL VECCHIONE
ATTO I
Una radura erbosa e petrosa nella Valle delle Acacie.
A sinistra le ultime pendici di un monte coperte di boschi; e dove il bosco finisce e comincian le terre coltivate è l'attendamento della tribù: e se ne scorge fra gli alberi, lontano, una parte. A destra un gruppo di palme alte, dietro le quali è stata costruita, di mattoni d'argilla, la casa del Re Hanòch: e fra le palme e la casa, da un lato, una catasta di legne grosse e piccole: e sotto le palme, a semicerchio, grosse pietre rozzamente squadrate, per le assemblee degli Anziani. Basse dune di sabbia all'orizzonte: e di là da quelle il deserto.
In giro sotto le palme, seduti sulle pietre, e dietro ritti in piedi, stanno i più vecchi pastori della tribù, capi di famiglia, e sulla pietra di mezzo siede Re Hanòch.
Il suo genero Scedeùr è l'ultimo seduto a sinistra, dove il cerchio si spezza.
È prossimo il tramonto.

IL RE ANÒCH
Io dico: Se nel tempo del bisogno
m'aiuta il mio fratello, e mi dà pane
e vesti e asilo, io bacio le sue mani
e son suo debitore per il giorno
dell'abbondanza. Io dico: Se una fiamma
esce fuori e s'apprende alla mia casa,
e il mio servo le spegne col mantello,
con le mani, col corpo, io benedico
il mio servo e ne faccio un uomo libero.
Se un uomo del mio popolo, un sapiente,
guarisce il mio figliuolo (egli ha salvato
la verde discendenza del suo Re),
io gli offro in dono il meglio che possiedo.
E il servo è cosa mia, e tutti gli uomini
d'una stessa famiglia hanno il dovere
d'aiutarsi l'un l'altro... Or dite voi:
se un uomo viene, e salva da una morte
certa non il suo Re, non il fratello,
ma tutto quanto un popolo straniero,
quale riconoscenza e qual compenso
gli saranno dovuti?

[Ildebrando Pizzetti, Lo straniero, Dramma in due atti, G. Ricordi E C. Editori, Milano 1930.]

BibliografiaModifica

  • Ildebrando Pizzetti, Lo straniero, Dramma in due atti, G. Ricordi E C. Editori, Milano 1930.

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