Ida Mango

scrittrice e traduttrice italiana

Ida Mango (1872 – ...), scrittrice e traduttrice italiana.

Ida Mango

Qua e là in EuropaModifica

  • [...] se Santa Maria del Capitolo, San Gereone, San Martino ed altre chiese sono ivi [a Colonia] importantissime per la loro bellezza ed antichità, il Duomo primeggia non nella Germania soltanto, ma in Europa.
    Per ammirarne la grandiosità, trae quotidianamente, d'ogni parte, un numero straordinario di visitatori a Colonia, la quale deve al suo maggior tempio in buona parte il movimento di forestieri; onde superba di quel prezioso gioiello dell'arte gotica, ne riproduce la effigie in fotografie, in ricami, in gesso, in alabastro, in avorio, in argento; e dovunque vi voltiate, in ogni strada, in ogni vico, trovate vetrine di negozi, ove si vendono piccole riproduzioni del Duomo. (pp. 92-93)
  • Come tutte le opere straordinarie di arte, anche il Duomo di Colonia ha la sua origine avviluppata nella leggenda. [...]
    È infatti popolare a Colonia il racconto che nel 1284 l'arcivescovo Corrado di Hochstaden pensò di elevare un tempio, il quale superando tutti gli altri nel mondo, lasciasse di gran lunga indietro in magnificenza la cattedrale di Salisburgo, la quale anche allora si stava innalzando sopra piani grandiosi. Invitati i migliori architetti a fare i disegni del Duomo, nulla seppero immaginare di veramente nuovo, talché furono tutti respinti. Di ciò dolentissimo uno degl'ingegneri, quasi fuori di sé pel dolore, mentre una sera, meditando forse il suicidio, andava errando lungo la riva del Reno, un vecchio cencioso, accostatosi a lui per chiedergli l'elemosina, gli afferrò un braccio, e stringendo un bastone, descrisse con la sua punta sopra un muro, a linee di fuoco, la sagoma di un tempio dalle enormi torri e dalla facciata sì meravigliosa che mente umana non avrebbe saputo concepire. Fu quello il Duomo di Colonia. (pp. 94-95)
  • Solo dopo più di un secolo dall'inizio della sua costruzione, il Duomo [di Colonia], innalzato nella sua navata principale, poté essere adibito al culto religioso.
    Però varie furono le sue vicende; la rivoluzione francese vide il meraviglioso tempio persino trasformato in un gran magazzino di foraggi, e pareva dovesse a lungo restar tale, se non peggio. L'Heine col suo satirico genio avea cantato:
    Verrà giorno | Che la gran navata | In scuderia pei cavalli | La vedrem trasformata. (p. 96)
  • Vuolsi che Luigi II ripetesse spesso ai familiari che per la sua persona trovava sufficienti le piccole camere di quel castello di Berg, riflettentesi nel lago più incantevole della Baviera; ma non poteva permettere che alla dignità reale non fossero dati palagi pieni di marmi e di oro, i quali offuscassero gli splendori della stessa reggia di Versailles, e di quelli che Carlo III di Borbone aveva saputo dare al regno di Napoli. (p. 190)
  • [...] quando Luigi II [di Baviera] aveva appreso la sua deposizione dal trono, si era chiuso in una calma altera, quasi non parlando più; fosse pazzo, o solo allucinato, certamente aveva compreso tutto l'orrore della sua posizione, onde facile il sospetto che potesse porre fine ai suoi giorni. Non si ebbe la pietà di impedirlo, e soltanto un'ora dopo la mezzanotte le guardie del castello di Berg, non vedendo rientrare Luigi, datisi a rintracciarlo, trovarono verso l'alba già il suo corpo irrigidito dalla morte! (p. 218)

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