Hannsjoachim W. Koch

storico tedesco

Hannsjoachim Wolfgang Koch (1933 – sconosciuto), storico britannico di origini tedesche.

Gli eserciti rinnegatiModifica

  • Il motivo di fondo cui si era ispirato l'attacco hitleriano all'Unione Sovietica, era stato la ricerca di un Lebensraum, l'avvio di una nuova espansione continentale analoga a quella sperimentata nel XIX secolo dagli Stati Uniti e dalla stessa URSS. Ma l'espansione voluta da Hitler si differenziava da quelle precedenti sotto un aspetto fondamentale: non si sarebbe sviluppata su un territorio relativamente disabitato; l'asservimento e la decimazione dei popoli sottomessi costituiva dunque un punto cardinale della sua politica. Da questa impostazione scaturiva una logica conseguenza: l'«est» doveva essere conquistato dalla razza tedesca. (p. 14)
  • Con Vlasov i tedeschi avevano catturato uno dei più intraprendenti tra i giovani generali sovietici, un generale ormai completamente deluso di Stalin ma animato da un incrollabile spirito patriottico – quanti nell'alto comando dell'esercito tedesco avevano abbastanza spirito realistico da auspicare una collaborazione con certe forze sovietiche avevano finalmente trovato il loro «de Gaulle». (p. 15)
  • Vlasov, altissimo ed esile, la faccia sottile e ossuta dominata da grossi occhiali cerchiati di corno, si dichiarò pronto a cooperare con i tedeschi quasi subito dopo la cattura. Meno di due mesi dopo essere caduto in mano tedesca indirizzò volantini e lettere aperte agli ex compagni dell'Armata rossa, spiegando le ragioni che lo spingevano a combattere contro Stalin. Già in quella fase appariva chiaro che, come affermava un memorandum del ministero degli esteri tedesco, Vlasov «non è un uomo semplicemente assetato di gloria politica, e di conseguenza non diventerà mai un mercenario prezzolato, né mai accetterà di guidare mercenari. L'obiettivo che dichiara di proporsi è quello di combattere al fianco della Germania per una Russia socialista e per liberare il paese dal terrore staliniano». Durante il 1942 e fino alla fine del 1943 si rifiutò di esortare i soldati dell'Armata rossa a disertare, invitandoli invece a rivoltarsi, armi alla mano, contro Stalin. (pp. 15-16)
  • Il sogno di Vlasov sembrò essersi almeno in parte avverato quando poté finalmente passare in rassegna a Münsingen, nel Würtemberg, la prima divisione. Ma l'armata Vlasov, nata dopo due anni di lotta contro i pregiudizi antislavi dei tedeschi, nacque troppo tardi per poter esercitare una qualsiasi influenza sull'esito della guerra sul fronte orientale. (p. 17)
  • Poco dopo la caduta di Stalingrado, una volta che gli ufficiali tedeschi catturati vennero sistemati nei campi, l'Armata rossa vi inviò comunisti tedeschi con precise istruzioni affinché facessero appello alle tradizioni nazionali germaniche, anche se ciò significava ignorare o addirittura contraddire i dogmi marxisti. Gli argomenti usati da questi propagandisti erano la rievocazione delle tradizioni di cooperazione russo-tedesca a partire da Pietro il Grande fino alla convenzione di di Taurage (Tauroggen) nel 1812, il movimento di riforma prussiano, le guerre di liberazione e persino la collaborazione tra la Reichswehr e l'Armata rossa nei giorni della repubblica di Weimar. Stalingrado, sostenevano, aveva dimostrato che la Germania non avrebbe più potuto vincere la guerra – ma si trattava di una guerra non ancora perduta. Era dunque obbligo di ogni tedesco – anzi, un vero e proprio dovere nazionale – dare il massimo appoggio a tutte quelle azioni che potessero condurre alla conclusione del conflitto, prima che finisse col divorare la stessa Germania. (p. 18)

BibliografiaModifica

  • H. W. Koch, Gli eserciti rinnegati, in Storia della seconda guerra mondiale, diretta da sir Basil Liddell Hart e Barrie Pitt, edizione italiana Rizzoli-Purnell, diretta da Angelo Solmi, Rizzoli editore, Milano, 1967, vol. VI, pp. 14-21.

Altri progettiModifica